Meglio se non AMARCORD
Linea 12, sale una ragazza di età indefinibile. Coda di cavallo tenuta su da un elastico in stoffa vaporosa, ciuffo-frangia alto, inlaccato ad onda, anzi cavallone. Non vedevo una roba così dal 1989. Eppure c’era un tempo in cui pure io donzelletta di montagna m’apprestavo ad ornare il crine di cotante sconcezze: mollettoni fioriti e litri di schifosa lacca. Se potessi prendere qualcosa per rimuovere la memoria di certi ignominiosi episodi lo farei seduta stante.
Cibo mon amour
Durante una cena aziendale al ristorante giapponese ero stata bollata dai colleghi come camionista per le quantità di cibo che ero riuscita ad ingerire. Adesso mi sono fatta conoscere anche al corso di sushi & sashimi. Ieri sera sono stata l’unica persona a spazzolarsi tutto il proprio piatto (più qualcosa dai piatti altrui). Nessun uomo e nessuna donna del corso ha mangiato quanto me in queste 3 lezioni, con gran finale durante l’ultima lezione, un tripudio di rotolini: 9 Futomaki, 21 Hosomaki, 2 Temaki + zuppa di miso e dolcetti giapponesi. Sono diventata la fogna ufficiale del corso. So’ soddisfazioni.
Regali che creano tensione...
Lo shopping natalizio può portare senso di stanchezza, apatia, mal di piedi e stress mentale. A volte, se Lui non è attento, anche ricevere i regali può essere distruttivo, soprattutto per le neocoppie. Ok, lo shopping natalizio non è una prerogativa femminile ma mi rivolgo comunque ai maschietti (freschi di fidanzamento): evitate almeno per il primo natale di regalare alla vostra dolce consorte un… GRUPPO DI CONTINUITA’. Lo ha fatto un mio collega e vi assicuro, l’ha pagata cara: già perché ha dovuto rimediare con una borsa di Furla che la poverina ha giustamente preteso dopo i danni morali.
Per chi ignorasse il significato di gruppo di continuità: si tratta di un aggeggio di solito usato per i pc che serve a mantenere alimentato costantemente un apparecchio elettrico. Insomma come regalare uno stock di ciabatte elettriche…
Pubertà ritardataria
Il mio gatto ha l’acne. L’acne del mento. L’ha detto il veterinario. Sembra un disturbo comune nei felini, il corrispettivo dei brufoli nell’uomo. Probabilmente uno di questi giorni lo sorprenderò in bagno che si fa le pippe.
La Ciro's Band al BE BOP
Il Be Bop non è il Jazz Club e questa è una prima verità. La seconda verità è che a Firenze il Be Bop non è assolutamente il Jazz Club. Già i nomi dei rispettivi danno una grossa mano per capire le differenze. Insomma sulla musica ho le mie pretese (non sempre, è chiaro) le quali mi hanno spesso impedito serate al Be Bop. Aggiungici un posto angusto, l’arredamento raccapricciante, la birra annacquata ed ecco che Lucyblade raramente mette piede al localino di via de’ servi. Credo fosse dalla serata dei lontani cugini dei Gallagher che non andavo al Be Bop. E non ne sentivo la mancanza sono sincera. Un giorno un mio carissimo collega e amico diventa semigestore del locale e da musicista indefesso qual è si prende tutti i mercoledì del Be Bop per suonare con la sua rockband. Ed ecco che il Be Bop mi tira fuori un gruppo che la band del Jazz Club non gli lega neanche le scarpe. E se lo dice la Flavia c’è da crederle. Da ieri notte insomma ho deciso che il mercoledì sarà un appuntamento fisso con il Be Bop. Ma non tanto per la bella musica suonata e non tanto per i musicisti bravissimi (nessuno escluso) e nemmeno per il bassista che non so definire se non con un adolescentissimo “bbono”. E’ proprio l’atmosfera che l’animale da palco Ciro riesce a creare: un divertimento sincero nel suono e nel canto che non ti può non arrivare e che ti fa pure dimenticare che una delle persone con cui sei uscita con almeno 3 degli astanti ha intessuto trame da telenovelas come neanche le migliori Veronica Castro o Andrea del Boca. Le trame hanno avuto forti ripercussioni sulla serata, ma la musica può tutto, e quando la musica può tutto tu stai da Dio e il sollazzo domina sul resto! La parte migliore poi sono stati gli stacchetti di Ciro tra un brano e l’altro, annunciati con una serietà manco si apprestasse ad eseguire un requiem: “Cicale” e “Nano, nano” (la sigla di “Mork e Mindy”) suonati come fossero pezzi dei Led Zeppelin. A ripensarci “Nano, nano” sarebbe stato bello dedicarla a Berlusconi …
La morte dei divi
Come sono belli i divi morti di overdose o incidente stradale all'apice del successo! Nel post precedente parlavo di "Anime in plexiglass" … come non pensare a Blade Runner: "La fiamma che brilla col doppio di splendore si consuma nella metà del tempo - dice Tyrell al replicante Rutger Hauer che lui stesso ha creato, - e tu hai bruciato la tua candela da entrambi i lati". Sì, sono proprio belli i miti stroncati dai loro stessi eccessi. John Belushi era solito dire: "Vivi ad alta velocità, muori giovane e lascia dietro di te un cadavere gradevole". Detto fatto: un cocktail di eroina e cocaina lo uccise il 5 marzo 1982, a 33 anni (sì, proprio 33...). Ora, Belushi è morto al momento giusto, e la lista di quelli che come lui se ne sono andati al momento giusto sarebbe lunga e noiosa. Certamente più interessante è la lista dei superstiti, di quelli - cioè - che a un certo punto dovevano morire per salvarsi da un penoso declino e invece hanno scelto di sopravvivere. Ligabue doveva morire nel 1991, dopo il secondo disco ("Lambrusco, coltelli, rose & pop corn"), così ci risparmiava quella merda di "Sopravvissuti e sopravviventi" e tutto lo "show" che è venuto dopo. Ma passiamo ad altro altrimenti mi dicono che sparo sulla croce rossa! I Pink Floyd dovevano morire dopo "The wall" (1979): magari la loro macchina doveva andare a sbattere contro quella di David Bowie (l'ultimo suo album da salvare è infatti "Lodger", sempre 1979). A quei tempi Bob Dylan doveva essersene andato da un po': dopo "Desire" (1976) e comunque prima della conversione e delle beghe familiari. Mike Oldfield, ovviamente, doveva morire subito dopo "Tubolar Bells" (1973): un disco e amen. L'anno dopo doveva toccare ai Rolling Stones, giusto dopo "It's Only Rock'n'Roll" (1974) e prima della defezione dello storico chitarrista del gruppo, Dick Taylor. Springsteen doveva morire dopo "Nebraska" (1982), o al massimo dopo "The rising" (2002). Ma anche adesso può andar bene. Che volete? Dal momento che mi accusano di essere snob, allora tanto vale fare la snob fino in fondo, no?
Brusprìstin de' noartri
Luciano Ligabue nasce a S(Correggio) nel 1960. Nel 1988 Pierangelo Bertoli decide di pubblicare nel suo album "Sogni di rock and roll". Nel luglio dello stesso anno la vittoria al concorso "Terremoto rock" consente a Ligabue di incidere come premio un 45 giri contenente le canzoni "Anime in plexiglass" e "Bar Mario". Nel Maggio del 1990 nasce il primo Lp "Ligabue". Con "Balliamo sul mondo" vince il Festivalbar Giovani e inizia una serie di concerti.
Da qui in poi comincia la sua decadenza musicale, svergognando il proprio cognome in un modo che Ligabue (l’altro, quello bravo) proprio non meritava. È l’inizio del periodo dell’uso e del riuso di materiali avariati. Il tema è sempre lo stesso, vita e vicissitudini dell’uomo medio italiano (brrr!): l’esistenza difficile tra alti e bassi, i colloqui surreali con Dio, l’amico che te lo mette in culo, la donna che profuma (o puzza all’uopo) e fa la zoccola. Tocca picchi di indecenza con il singolo "Il giorno di dolore che uno ha" che a sentirlo il dolore che uno ha si acutizza e se non ce l’hai te lo fa venire. È il periodo in cui Ligabue incomincia davvero ad infastidire: canta da popstar e si atteggia a boss de 'sto cazzo. Si mette anche a scrivere libri, girare film per fare l’artista multisfaccettato, ma a mio parere è soltanto multi-sfacciato. Per entrare nel merito: come cantante approdato alla regia è da annoverare tra il peggio del peggio, secondo solo (forse) alle pellicole di Battiato. Il capitolo scrittura è ancora più triste. Io ho letto (provato a leggere) “La neve se ne frega” (anche il fregarsene ricorre spesso come tema) consigliatomi da persona fidata e non sono riuscita ad andare oltre le 50 pagine: era dai tempi de “La profezia di Celestino” che la lettura di qualcosa non mi dava così sui nervi. Ma poi scusate come cazzo canta Ligabue? Con le "t" all’inglese e le consonanti strascicate alla Bob Dylan de’ poveri: sembra che abbia un rantolo in gola. Il culmine della merda comunque è stato raggiunto questa estate con “L’happy hour” o come cavolo si chiama quella canzone ruffiana che faceva da sottofondo allo spot della Vodafone. La cosa che più mi urta i nervi è che conoscere le canzoni di Ligabue è inevitabile se vuoi fare un minimo di vita sociale perché al bar, al ristorante, in spiaggia, nei negozi, in tv ti ci martellano il cervello. Perché io non posso scegliere la musica che mi pare o al limite il silenzio quando sono in giro? Uno non può vivere sempre con l’ipod nelle orecchie per crearsi la sua colonna sonora ideale! A me poi mi investirebbero dopo 5 minuti. Ma soprattutto perché devo sapere i testi a memoria di canzoni che mi fanno veramente cacare?
Distrazioni
Nella pausa pranzo sono andata in un ristorante e prima di mettermi a tavola sono andata a lavarmi le mani. Sono entrata per sbaglio nella toilette degli uomini e vedendo un collega (maschio) che usciva da uno dei bagni mi sono rivoltata. “Tu cosa fai nel bagno delle donne!” E lui “Io? Cosa ci fai te nel bagno degli uomini”. Lui non era né donna, né trans, né Vladimir Luxuria, io però mi sono sentita un po’ Gardini (stupida e stronza)
"Grazie al cazzo (e grazie anche alla fica)"
Da Ecce Bombo,1978 di Nanni Moretti - Siamo al Capricorno. Un nome che senz'altro questi ragazzi hanno scelto per sottolineare la loro volontà di incidere nella realtà in cui vivono. Ecco qua l'organizzatore, il direttore del Capricorno. I giovani tornano alla coppia?
- Beh...
- I giovani abbandonano la coppia?
- ...
- I giovani tornano alla coppia! Stanchi di discorsi fumosi impregnati di ideologia, si sono riuniniti in una cooperativa. Prezzo della tessera?
- Solo mille lire.
- Durata?
- Sei mesi.
- E ogni socio può intervenire attivamente in alcune manifestazioni previste. Come videotapes...
- Videotapes, cinema, danza moderna e primitiva
- Danza selvaggia.
- ...Teatro, animazione, conferenze e dibattiti...
- Ritmi, ritmi. Qui la dimensione privatistica della cena fuori casa è aspramente criticata. Tutti mangiano insieme in enormi tavolate, dove riconoscono vecchi amici e ne conoscono di nuovi, che poco prima ignoravano. Ma ecco laggiù un bel tavolo di giovani. Corriamo ad intervistarli. Guadagniamo il loro tavolo. Chi prende la parola?
- Vito sa fare molto bene il giovane.
- Dicci Vito.
- Si noi stiamo bene... stiamo insieme. E' bello stare insieme, non siamo più gelosi, non siamo più egoisti. Adesso per esempio andiamo a prendere un amico nostro, e poi tutti insieme andiamo a Ostia a vedere l'alba.
Insomma se i giovani tornano alla coppia le coppie cosa fanno? Tornano giovani è chiaro. E le giovani coppie? Quelle fanno delle cose, vedono ggente. Il più delle volte fumano spinelli e fanno delle gran pomiciate. Si le giovani coppie si baciano parecchio e trombano anche parecchio. Sì trombano e sempre tromberanno alla faccia del papa …e di quel bigotto di Bush a quanto pare. Proprio oggi infatti il peggior presidente americano dalla nascita degli stati uniti dà la ricetta per combattere l’AIDS: astinenza. Ora finché lo dice il papa lo capisco, ma Bush... può il capo del primo paese al mondo dire una cosa del genere? Sarebbe questa la soluzione che proponi Bush? Tutto qui? È come dire contro il problema degli incidenti stradali: "non usate la macchina". Udite udite, risolto il problema della fame nel mondo. La soluzione ce l'ha Bush: basta non mangiare. C'è anche chi dice che l'Aids sia una malattia creata in laboratorio e diffusa apposta per non far trombare la gente per diffondere la paura e combattere la libertà sessuale, che come tutte le libertà - e anche più di altre - è pericolosa per il potere. Ragazzi basta un minimo di attenzione, non c'è bisogno certo dell'astinenza. Si muore molto più di polio, di malaria, di incidenti stradali. L’AIDS non è il male del secolo. Infatti il male del secolo è senza dubbio la De Filippi. Bush vedi di trovarti una bella stagista da metterti sotto la scrivania che le questioni internazionali ne guadagnerebbero.
Hai mai visto una donna brutta in una Ferrari?
Questo preoccupante interrogativo è un'altra delle geniali trovate di Renato Brunetta. Leggo su Repubblica che il simpatico economista di Forza Italia ha detto un’altra delle sue stronzate: sostiene che solo nel suo partito ci sono belle donne. Approfondite approfondite che la sua teoria del cazzo non ve la potete perdere. Ma chi crede di essere Malgioglio? Pensa di poter parlare come fosse maga maghella di Markette? Brunetta sei un parlamentare! Se vuoi fare l’opinionista di cronaca rosa e gossip manda il tuo curriculum ad Alfonso Signorini.
SUSHIto invidia?
La scelta di B.
[…] Hai lasciato: […] dentro l'urne confortate di pianto[…] “I Sepolcri” Ugo Foscolo Spero che Berlusconi si rimetta presto dal malore che lo ha colpito a Montecatini così potrà presentarsi al processo sui diritti Mediaset che nei giorni scorsi è stato rimandato a causa del suo precario stato di salute. Sarà invece presente alla manifestazione organizzata contro la finanziaria dell’Unione. Processo no, manifestazione sì. E’ una questione di scelte evidentemente.
piazze piene,
urne vuote,
tremori gentili,
tracce sottili,
tracce profonde
sugli zerbini
dei miei
pianerottoli[…] “Enver” OfflagaDiscoPax
Paris val bene una messa (almeno per quelli di 3)
L’altro giorno, subito dopo aver visto lo spot della 3 con Paris Hilton ho pensato: “Parla come avesse un affare in bocca!” (…mmm ok, non ho pensato proprio “affare”). Poi mi sono ricordata di altri spot simili, spot illuminanti, grazie ai quali si scoprono le reali voci della straniere bbone, tipo quello con Gwineth Paltrow (per il Martini mi pare) la cui voce in italiano poteva non sfigurare solo in un dialogo con Calimero e Paperino. C’è anche la Kidman in questo periodo che parla con la sua vera voce per lo spot di Sky e devo dire se la cava molto meglio. Insomma nei tornei: “La parlata più insulsa” e “Voce e cervello tutt’uno” la Hilton non ha rivali. Ma torniamo a noi: stavo appunto ragionando sul post da dedicare a Paris Hilton proponendo una tesi che lega il difetto di pronuncia ad un anomalo sviluppo intellettivo, quando rivedo lo spot in tv e scopro una cosa tremenda: l’hanno doppiata! E in un modo a dir poco vergognoso: le hanno lasciato l’ accento ammeuuicano. Scusa, se la devi doppiare allora falle parlare un buon italiano, altrimenti lasciala com’è che almeno fa ridere. Ma si vede che alla 3 non è andata giù quella voce da imbecille, d’altra parte non ha speso milioni per avere Sconsi, ma per una invogliante Hilton. Ma il fatto è che lo spot la gente lo ha già visto (e sentito), è impossibile che nessuno si sia accorto del cambiamento da voce merdosa e incomprensibile a voce suadente palesemente italiana con finto accento americano. Secondo me dovevano lavorare un po’ più sulla sceneggiatura dello spot che, devo ammettere, fa più schifo della voce/accento di Paris
Amendola: Piacere sono Claudio, Claudio Amendola! Paris: Io sono Paris, Paris Hilton Amendola: Non credevo che tu fossi così!
Si sono sprecati insomma… ma quello che mi chiedevo io era il significato della frase “Non credevo che tu fossi così!”
Ipotesi 1 Amendola intendeva: “Nun me credevo fossi cosi sorca”
Ipotesi 2 Amendola intendeva: “Nun me credevo fossi cosi rincojonita”
Ipotesi 3 Amendola intendeva: “Ammazza quanto sei vestita! De solito manco le mutande c'hai.”
Un ringraziamento a Riccardo per le traduzioni in romanesco
L'antipatico (e anche stronzo)
Che giornata fantastica, quando sento notizie di questo tipo: mi dico “c’è un dio da qualche parte!”. Poi rifletto e penso che non è questione di dio o giustizia divina, ma solo di teste di cazzo che non sanno fare il proprio lavoro. Lo stronzo in questione è Belpietro. Il direttore de “Il Giornale” ha fatto forse la più grossa cazzata che possa fare un giornalista. Chi è del mestiere sa che la prima regola del buon giornalista (ma anche di quello scarso) è la verifica della fonte. Il mentuto caporedattore del quotidiano milanese ha confuso il ministro Livia Turco con un deputato della Rosa nel Pugno, Maurizio Turco e l’ha fatto in prima pagina con un bel titolone sensazionale “La Turco vuole l’eutanasia per legge”. Belpietro! Vergognati, cospargiti il capo di cenere e poi cambia mestiere!
Scherza coi santi...
Sono veramente incazzata e anche un po’ preoccupata per le sorti della satira in tv. Leggo pochi minuti fa su Corriere.it che Italia 1 è stata multata per “espressioni volgari e turpiloquio” della serie a cartoni I Griffin. Ma siamo di fuori? Ho letto bene? Mi sento chiamata in causa: I Griffin sono l’unico programma televisivo (insieme al telefilm Dottor House) che mi fa accendere il televisore. Da quando ho conosciuto Stewie il piccolo protagonista con manie matricidi, la mia vita non è stata più la stessa, inoltre sono segretamente innamorata del cane Brian perché ascolta i Carmina Burana ed è un patito di John Coltrane. Per chi non avesse mai visto una puntata dei Griffin assicuro che è una delle poche trasmissioni a fare della satira davvero divertente e intelligente. E’ vero, pullula di parolacce e doppi sensi a sfondo sessuale, ma ha anche un umorismo finissimo e a volte davvero colto (pure troppo). Io poi ho una predilezione particolare per l’uomorismo cattivo dei Griffin. Certo è palesemente un cartone “per adulti”, ma viene trasmesso in seconda serata: qual è il problema? Ci si accanisce con le poche cose di qualità che questa merdosa televisione propone e non ci si preoccupa per Buona Domenica che va in onda in fascia protettissima dove anche il trash ha perso il suo significato originario. Come teorizzava Tommaso Labranca il trash è un’emulazione fallita di un modello alto, ma qui il modello non è più alto, qui il modello è Costanzo. Si potrebbe introdurre un nuovo concetto di trash, un metatrash, il trash del trash. E i risultati sono sotto gli occhi di troppa gente. L'unico che ha sollevato la questione è stato Lippi che però dopo 10 anni con Costanzo ha poco diritto di lamentarsi, ma devo dargli ragione: quel programma è veramente riuscito a peggiorare (e ce ne voleva!). Ne ho visto solo 5 minuti, ma mi sono bastati per cambiare canale con disgusto e incredulità. La Gregoracci, o come cavolo si chiama quella che fa parte del cast di Buona Domenica, è stata scelta perché ha fatto la troia e perché si è parlato di lei tutta l’estate (sempre perché ha fatto la troia). Non solo, per lo stesso motivo (che ha fatto la troia) la 3 le ha fatto girare uno spot con Pippo Baudo e Amendola (sedicente comunista) tutto giocato sui doppi sensi alludendo allo scandalo di vallettopoli. Ma che messaggio si vuole dare con questa pubblicità? Ieri sera ho visto un altro spot della 3 stavolta con un personaggione internazionale: Paris Hiton anche lei famosa non si sa come… cioè si sa, perché fa la troia (aridaie!). Comincio a pensare che se una fa la puttana fa strada (non più come una volta che la batteva). La 3 ha raschiato veramente il fondo con i suoi testimonial: prima Andreotti, poi la Gregoracci, ora Paris Hilton, a quando la Franzoni? Ma la cosa buffa è che da una parte si assiste alla decadenza dall’altra all’oscurantismo. Da una parte tette e culi la fanno da padroni, dall’altra le battute di Fiorello e di Crozza sul papa fanno scalpore a tal punto da far intervenire la sacra rota. Se non ricordo male ai tempi di Woytila non si era mai discusso se fosse legittimo fare satira sul papa. Allora per fare scandalo c'era voluto il "Woytilaccio" di Benigni in diretta a San Remo. Oggi, devo dire, basta molto meno. Mi ricordo che Benigni allora rispose allo scandalo con una famosa battuta nello spettacolo teatrale "Tuttobenigni dal vivo". Quando cominciava a parlare del papa e di religione, faceva una premessa "per tutelarsi in caso di querele", dicendo: "Woytila è il più grande papa vivente che ci s'ha oggi in Italia". Non so se oggi si potrebbe dire lo stesso di Ratzinger...
"C'è un italiano, un francese e un tedesco..."
L'altro giorno parlavo con un amico del post sui luoghi comuni. “Dai scrivimi anche tu un bel luogo comune!” gli faccio. Lui si sente in dovere di trovarne uno sui francesi dato che è a Parigi da più di un anno per motivi di lavoro. La butta lì: “Che sono tutti froci?!”. La conversazione è subito sfociata negli stereotipi con simpatici aneddoti raccontati dall'amico parigizzato. Insomma mi diceva di quando ha confessato ad alcuni amici francesi che in Italia lo stereotipo dell'accento francese, e' quello di un gay. Loro ci son rimasti parecchio male, evidentemente non c'erano gay presenti tra gli amici francesi di Lorenzo. Mi domando però come l'avrebbero presa loro 'sta cosa. Probabilmente avrebbe aumentato il loro orgoglio nazionalista, come se già non ce ne fosse abbastanza. Eccone un altro (di stereotipo), crescono come funghi. La cosa curiosa però è come in ogni paese, gli stereotipi sugli altri paesi siano differenti. A parte sull'Italia, dove pizza mafia e berlusconi sono accettati ovunque sugli altri paesi ci sono opinioni diverse. Per esempio mi diceva Lorenzo che i francesi hanno un modo di vedere gli inglesi un po' diverso dal nostro, molto piu' basato sulla competizione. Noi diciamo che gli inglesi sono sudici e un po' grezzi ... oddio a ben vedere pure i francesi con il loro pane sottobraccio son considerati un po' sudicetti, poi via non hanno il bidet (che oltretutto è una parola francese!). Magari si fanno la doccia tutte le mattine, ma non farebbero prima a pulirsi il culo all'occorrenza? E fare la doccia quando serve? Via non si può fare una pulizia globale ad orari fissi, perché dopo aver cacato il culo bisogna lavarselo. Questa è la mia filosofia e la reputo una buona filosofia, ma per i francesi molto spesso il cesso è proprio staccato dal lavandino: il che vuol dire ALTRO CHE BIDET! Non ti lavi manco le mani! E poi hanno l'abitudine di stringersi sempre la mano... brrrrr! Ma lasciamo stare i francesi che riflettendo meglio il bidet manca ovunque (tranne in Italia)! Dicevo degli inglesi: qui in italia accanto allo stereotipo del Lord inglese tutto d'un pezzo che prende il thé alle 5 e fa dell'umorismo a denti stretti gli inglesi sono consederati un po' grezzi e sudici. Mi diceva Lorenzo che invece i francesi li sbeffeggiano con uno spirito piu' cattivo, con una critica più profonda. E i tedeschi? Sembra che i sandali con i calzini ce l'abbiano pure a Parigi, probabilmente perché non si tratta di uno stereotipo, ma della verità.
Mamma la Turco
Dal corriere.it di oggi:
Un atto di civiltà
Un giallo a casa mia, e non sto parlando del mio collega coreano. Ora non vorrei essere ripetitiva ma l’argomento è ancora una volta il solito: la cacca, volenti o nolenti. Due giorni fa torno a casa verso le sette, vado in bagno e trovo sorpresina nel cesso. Oh-o Filippo deve aver dimenticato di tirare la catena! Provvedo io con un certo disgusto, ma anche ridacchiando (pregustavo il momento del rimprovero e godevo all’idea che in qualche modo fosse in debito). Al ritorno del sospettato faccio presente la dimenticanza postevacuazione e faccio promettere di non farlo mai più. E fu la mattina di un nuovo giorno e fu la sera di un nuovo giorno. Torno a casa, vado in bagno e… due! N’antra volta la cacca. Cavolo Filippooo!!! Ma Filippo non è a Roma oggi? Sì, ed è pure partito presto… guardo meglio la tavola del cesso e noto delle impronte di sudicio, impronte di gatto. Ahhhh! Igor come Sfigatto! Igor caca sul cesso come i cristiani. E nessuno gliel’ha chiesto né insegnato. Il problema ora è fargli capire come tirare lo sciacquone. O forse si è talemente civilizzato da voler risparmiare l’acqua.
Memories - Lucca Comics
Se i miei genitori mi avessero portato a Lucca Comics quando i cartoni erano il mio pane quotidiano avrei pianto di gioia come nemmeno una madre al matrimonio della sua primogenita (cesso). Un carto-carnevale, pieno di ragazzi travestiti da personaggi di fumetti e cartoni. E le maschere non erano bruttarelle e un po’ rabberciate, ma dei minicapolavori con tutti i crismi: il capello, la scarpa, la calza, un tripudio di particolari che solo un Otaku può cogliere (o la fidanzata di un Otaku). Piovevano ricordi a gogo: sono tornata 1.50 con le codine e il pane e nutella in mano! Il momento clou è stato quando ho incrociato il gruppo di Galaxy Express, quasi più emozionante dell’incontro con Daniele Caluri. Cavolo Caluri ha del paranormale: non è possibile che l’autore di Nedo sia un figo! E invece è più che figo! Caluri è proprio bello, con capello fluente ed occhio ceruleo. È come ai tempi del dolce stil novo quando bravura e bellezza andavano di pari passo (o almeno lo scrivevano i poeti). Lui però a differenza di Guido Guinizzelli che amava la donna da lontano senza toccarla con dito, parla di potta, cazzo e Luana la bebisitter è il suo cavallo di battaglia.
Fotoricordo: 
Galaxy Express

Kissme Licia. Satomi è bello paffutello... o forse è l'odioso fratellino di Mirko, Andrea?

Mirko e Licia, il classico dei classici...
La religione del mio tempo: post in risposta al commento di Paolo
Ma quakle fascista!!!! La GARDINI ha pienamente ragione. Quindi ognuno dovrebbe andare in bagno per il sesso che si sente e non per quello che effettivamente è? Ma vi rendete conto, comunisti di merda, anzi COGLIONI, come vi ha definito quell'altro COGLIONE, che state giustificando l'ingiustrificabile? Allora io se domattina mi dovessi sentire donna, potrei benissimo andare nel bagno delle donne, accovacciarmi come le donne e pisciare in tranquillità???? ma stiamo scherzando? E poi vorrei sottoporre alla vostra attenzione un'altra questione. E se invece del bagno del parlamento fosse stato il bagno, che so di un ristorante e quel travestito di luxuria fosse andato al bagno delle donne dove si trovava una mamma con sua figlia di una decina di anni..... voi che pensate che la bambina sarebbe rimasta traumatizzata nel vedere un uomo entrare oppure avrebbe esclamato "Ah è solo Vladimir..... quello che si sente donna... entra, entra pure tanto io nn sono sensibile al punto da rimanere scioccata nel vedere un uomo con il cerone che copre la barba entrare nel bagno delle donne". E poi un'altra cosa. E' proprio vero che iol Parlamento Italiano è di basso profilo. Siamo l'unico Parlamento che ha tra i suoi esponenti un travestito.... un no global.... è una mortadella che non aspettava altro che di spennarci. A volte credo che voi comunisti nn siate italiani e che la vostra unica missione sia quella di distruggere l'Italia. Oltre ai leghisti servivate anche voi, ma per carità!!!!! pietà.....
Paolo
Onorevole stia zitta
Il caso Gardini-Luxuria ha creato un gran putiferio. La Gardini ne esce a pezzi. Mi domando: chi cavolo gliel’ha fatto fare a sputtanarsi così? Non gli bastava essersi candidata con Forza Italia? Prima tutti la ricordavano per quel programma di fine anni ‘80 con Frizzi, quando le famiglie che il sabato sera stavano a casa a guardare la tv erano malate della pscicosi di rispondere al telefono urlando “Europa Europa”. Ma non era mai la Gardini che chiamava, più probabile uno scherzo di amici. Qualcuno l’aveva vista anche in qualche fiction sulla RAI che faceva la dottoressa coraggio in Africa, insomma una santa donna con una immagine per certi versi simile a quella della Dalla Chiesa o della Parodi, casa chiesa e vestiti Max Mara. Da Venerdì la Gardini è una stronza.,è una fascista, intollerante e bigotta. Gardini, ma non potevi stare zitta?.
“Si faccia tagliare il pisello. Se lo tagli e allora venga pure nel bagno delle donne. Perché non lo fa? Ta-glia-te-looooo!”
Onorevole Gardini.
Il bagno? In fondo a destra
La Gardini, deputata di Forza Italia ed ex addetto stampa di Berlusconi, ha incontrato nel cesso della Camera dei deputati Vladimir Luxuria, collega eletta nelle file di Rifondazione comunista, e le ha intimato di andarsene. "Tu sei un uomo - ha detto la Gardini. Non puoi stare qui, devi andare nel bagno degli uomini". Pare che la cosa sia stata detta anche con una certa aggressività, come del resto ammette la stessa Gardini: "La mia è stata una reazione fisica, di pancia. Proprio non mi aspettavo di trovare un uomo nei nostri bagni. Credevo che la questione fosse stata risolta da tempo e trovare Guadagno lì mi ha provocato un trauma. E spontanemante gliel'ho detto".Trovo la cosa molto, molto, molto grave. Siamo arrivati in fondo, a destra. Siamo alle discriminazioni più fasciste e becere, se ci pensate. La Luxuria si dichiara sotto choc per la violenza dell'aggressione ("All'inizio, per la verità, pensavo che scherzasse...") e prova a spiegarsi: "Ma io, che devo fare? Io vado nei bagni del sesso del quale mi sento" (che secondo me è una prima ottima ragione, direi 'di ordine ideale') e "Se andassi in quello degli uomini, credo proprio che metterei in imbarazzo i colleghi maschi" (che è una seconda ottima ragione, direi 'di ordine fisiologico e logistico', basta pensare a come pisciano gli uomini e a come pisciano le donne). Esprimo tutta la mia solidarietà di essere umano a Vladimir Luxuria e idealmente le mando un abbraccio che vuol dire: "Fregatene di questi stronzi! La parte migliore di questo Paese ti rispetta". "Spero che nei prossimi mesi non mi tocchi andare al bagno sentendomi una ladra" è il suo commento, "spero che la sua - prosegue riferendosi alla Gardini - sia una posizione singola e non delle deputate di Forza Italia". Lo spero anch'io, ci mancherebbe, ma c'è da dubitarne: è gente di merda.
Sentite la Gardini che cosa è capace di dire:
1) "Credevo che la questione fosse stata risolta da tempo". Qual è la questione? La questione sei tu, Gardini, sei tu la questione;
2) "Adesso mi rivolgerò ai questori affinchè trovino una soluzione". Non vorrei essere nei panni dei questori. Le soluzioni non sono molte: un catetere o un pappagallo possono andare per i piccoli bisogni; ma quando prende la parola la Gardini come si fa? L'unica è alzare una finta parete e ricavarci un terzo bagnetto, anche abusivo (tanto poi lo condoniamo), accanto a quello dei signori e delle signore, con scritto "altro". Oppure la Luxuria quando deve andare al cesso esce e la fa per strada a piazza Colonna;
3) "Comunque trovo assolutamente eccessivo che la questione, di organizzazione interna, sia stata portata all'esterno". Cioè: tu non sei una alla riunione di condominio che si rivolge in modo offensivo alla tipa del piano di sopra per questioni di pianerottolo. Tu sei una parlamentare. Se te ne esci con una roba così, i principali quotidiani ci vanno in prima pagina, come infatti è già successo on-line e succederà sul cartaceo domattina;
4) "Mi vergogno che si dia una immagine così di basso profilo del Parlamento. Se avessi saputo, sarei stata zitta". In effetti, cara Gardini, hai dato una immagine di basso profilo, ma di te stessa più che del Parlamento (quella del Parlamento era già di basso profilo). In effetti se stavi zitta era meglio.
Lost in Translation
Stasera riflettevo sulle cazzate che i distributori italiani hanno fatto con le traduzioni dei Film di Truffaut. Cominciamo dal fantastico titolo I 400 colpi: chi non ha mai sentito parlare di Nouvelle Vague potrebbe pensare ad un film porno. Già, perché in francese Le 400 coups è una locuzione che significa “farle di tutti i colori”. Certo a farle di cotte e di crude potrebbe essere anche un’aitante donnina a gambe aperte, ma non è il caso del piccolo protagonista del film credetemi. Ma passiamo al peggio, Domicile Conjugal viene storpiato in Non drammatizziamo, è solo una questione di corna! Questo è incommentabile davvero. Ma siccome al peggio non v’è mai fine ecco che Une belle fille comme moi diventa Mica scema la ragazza. Non sarà il miglior film di Truffaut, ma nemmeno il sequel di Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda. L’unica spiegazione che riesco a darmi è che l’abbiano tradotto senza vederlo. Ma Truffaut non è l’unico regista umiliato dalle traduzioni dello stivale. I titoli italiani dei film di Orson Welles sono emblematici! Citizen Kane diventa Quarto potere, come se fosse un film sul potere dei media, che invece è un aspetto marginalissimo; in italiano sembra un film sul giornalismo (il quarto potere), ma in realtà il giornalismo non c’entra un cazzo. Non solo, la parola misteriosa di Quarto potere, pronunciata da Kane prima di morire, Rosebud (bocciolo di rosa) diventa Rosabella. Ma Rosabella non è la mucca di topolino? Ah no quella è Clarabella, vabbé il discorso non cambia molto. Touch of evil in italiano è L'infernale Quinlan che sembra il titolo di un cartone animato. Anche Hitchcock non ne è uscito indenne. Prendiamo ad esempio Vertigo, sentite come è pieno, altisonante ed evocativo. In italiano lo hanno tradotto La donna che visse due volte. Ma con che coraggio? Cioè non si sta parlando di traduzioni del cazzo di film del cazzo (che pure ce ne sono) ma dei più bei film della storia del cinema. E me ne vengono in mente altri: All about Eve con Bette Davis diventa Eva contro Eva. In questo modo si perde la citazione di Almodovar, che dedica il film Tutto su mia madre proprio a Bette Davis. Per non parlare di Buster Keaton. I suoi film venivano tradotti tutti con Io e .., tipo Io e la vacca, Io e l’amore ecc, ma in originale non si intitolavano mica così! Questi film hanno poi inaugurato un vero e proprio filone. Io e Annie di Woody Allen è in originale Annie Hall (nome e cognome). Così se ne snatura completamente il senso. E avete mai sentito come hanno doppiato Mean Streets di Scorsese? C'è de Niro che sembra un personaggio da operetta, che parla mezzo italiano e mezzo americano maccheronico. Sembra uno scherzo. In questo modo si butta in farsa, si traduce così a cazzo, assecondando quello che qualcuno ritiene essere la pigrizia mentale del pubblico, oppure per un gusto diverso che non è più quello dell'autore, solo perché a qualcuno sembra che in italiano certe parole suonino male. É secondo me il caso di The silence of the lambs, in italiano Il silenzio degli innocenti, ma che alla lettera sarebbe Il silenzio degli agnelli, da cui Greggio fa la parodia Il silenzio dei prosciutti(hams). Anche qui la citazione si perde (in questo caso però non se ne sente la mancanza). Di questo passo si arriverà prima o poi ai livelli dei titoli da film porno veramente: Eiaculazione da Tiffany, Tutti su mia madre, Il glande freddo, Biancaneve sotto i nani, La caricano in 101, A volte ritrombano, Ben Dhur, A quel culo piace caldo, Banana meccanica, I soliti colpetti, Il senso di Smilla per la fava. Per chi ne volesse leggere altri http://www.girodivite.it/Porno-all-italiana.html
Elogio del luogo comune con finale triste
"Meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci" Amico fragile F. De André
Ieri sono stata ad una mostra di pittura contemporanea. E la chiamano arte!!! Quei quadri li sa fare anche il mio nipotino di 5 anni! Non ci sono più i grandi artisti ormai! Vuoi mettere Michelangelo o Raffaello con questi imbrattatele di oggi? Secondo me è stata la Tv che ha rovinato tutto. La tv fa schifo; io non la guardo mai. Ogni tanto le partite, ma il calcio è diventato un business e tutto lo sport non è più come un tempo. E poi la tv è troppo violenta. E' colpa della tv se i bambini sono violenti e uccidono i genitori. Oddio, anche i genitori non sanno educare i figli: la gioventù di oggi è talmente maleducata. Per non parlare della scuola! I maestri non sono più quelli di una volta e i bambini non imparano niente. Quando vanno al superiore ancora peggio; studiano il latino che non serve a niente. Ci vorrebbe un'altra guerra e du' manate date bene! Comunque prima di fare un figliolo bisognerebbe pensarci dieci volte. Un bambino ti cambia la vita, non è mica un giocattolo! Io quando avrò un figlio lo manderò a seguire sin da piccolo un corso d'Inglese, perché l'Inglese è la lingua del futuro. Però non mi sposerò, perché il matrimonio è la tomba dell'amore. Stasera volevo andare a mangiare fuori, ma bona come la roba di casa non la fanno neanche al ristorante. E poi fuori non c'è mai nessuno e non c'è mai niente da fare. Freddo come quest'anno poi non è mai stato. Si va sempre peggio. Al governo chi c'è c'è, non cambia niente, è tutto un magna magna.
E intanto so' sempre i meglio che se ne vanno. Oggi una strage: Bruno Lauzi ed Emilio Vedova
Problema tecnico
JALALABAD (Afghanistan) - Tre bambini sono morti e due sono rimasti feriti per un colpo di mortaio partito dalle truppe Nato nell'est dell'Afghanistan. Lo hanno reso noto la polizia locale e fonti dell'Alleanza. Il comandante Luke Knittig, portavoce dell'Isaf, ha spiegato che, a causa di un problema tecnico, durante un'esercitazione uno dei cinque colpi di mortaio sparati ha sbagliato bersaglio. (Agr)
The Truman Pupa Show
È assolutamente evidente che l'arte del cinema si ispira alla vita mentre la vita si ispira alla TV. E' una battuta di Woody Allen che mi torna sempre in mente quando guardo "La pupa e il secchione". Ieri sera c'è stata la finale: ora, potrei anche andare a vedere chi ha vinto e azzardare un commento, ma non importa. Mai prima d'ora nella breve-lunga storia dei reality fu più inutile conoscere il nome del vincitore. Hanno vinto le pupe: lo si è già detto abbondantemente. Pare che la realtà somigli più alla pupa che al secchione (già qui lo avevo detto). Per quanto sconsolante sia, fra una pupa superomologata e un secchione assolutamente fuori dai canoni, non c'è proprio partita. Il classico pelo tira sempre e la vacuità mentale è propedeutica (anche questo si è già detto) al tiraggio: la pupa eccita perché non capisce una sega (sì, sì, proprio così). Senza fare retorica c'è da essere un pochino preoccupati per l'umanità, ma neanche questo importa: abbiamo passato altri momenti brutti, passerà anche questo.
Eccoci allora rapiti di fronte al duello Papi-pupa ("Non c'è peggior sordo...?" "...di chi non sente?"), a sperare che la stupidità della pompinara di turno sia genuinamente simulata. Mi auguro, per il futuro dell'umanità, che le immancabili gag siano studiate a tavolino e che anche questo "reality" sia taroccato come tutti gli altri.E' questo uno strano atteggiamento di interazione parasociale fra l'essere umano e il televisore ("Fa che non sia vero! Fa che non sia vero! Fa che non sia vero!") che mi capita di provare in pochissime altre avvilenti circostanze (per esempio quando guardo le proiezioni del centrosinistra al Senato) e che sempre mi costringe a riflettere (torno a Woody Allen) sui concetti di realtà e finzione in tv. Già durante lo scazzo Sgarbi-Mussolini "La pupa e il secchione" aveva suscitato simili riflessioni. In quell'occasione, interrotta la registrazione per la truculenza dello scontro fra i due minchioni, si era poi proceduto a un "secondo ciak", si era cioè ripetuta la scena compromettendo la realtà (?) del programma. "Il reality è morto, la Mussolini è una stronza fascista di merda", aveva tuonato Sgarbi con la sua solita sobrietà, ma cogliendo per una volta nel segno.
Che dire? La battuta di Woody Allen è veramente troppo, troppo amara. Certo, lui la tv
la conosce bene avendo lavorato per anni come autore televisivo ad inizio carriera, prima di approdare (per fortuna) al cinema. Ma farò finta che si sbagli ("Fa che non sia vero! Fa che non sia vero! Fa che non sia vero!..."). L'idea che la vita si ispiri alla tv non mi va giù. Non ne ha proprio le caratteristiche: non è seriale, non ha i tempi della tv e il più delle volte - messaggio di speranza - non ne ha neanche la volgarità. No. L'unità di misura della vita è la scena. Il nostro ricordare il passato e fantasticare sul futuro non è altro che un continuo montare e rimontare (un po' morbosamente?...) il solito film. Insomma: la vita somiglia molto di più al cinema. E pazienza se il film non è sempre Fellini: non è neanche sempre Vanzina.
La gatta sul letto che sco..rreggia
Vedete la micetta in foto? Sì quella a destra, non il trippone a sinistra. Si chiama Gianna, ed è il nuovo acquisto felino di casa mia. Avevo già parlato di lei in un post precedente. Come già spiegavo, la poverina era malata di tenia che le causava delle insopportabili flautolenze e una alterata consistenza delle feci (altrimenti detto cacaccio). O almeno erano quelle che io credevo essere le conseguenze della malattia. Dopo un centinaio di euro di veterinario la micina è guarita ( e volevo pure vedere). Il problema è che continua a scoreggiare. E non me ne accorgo dal rumore… Evidentemente come gli umani sono più o meno “di pelle corta” così pure gli animali. Me ne dovrò fare una ragione, ho una gatta petomane. In compenso la consistenza della cacca è notevolmente migliorata. L’ho potuto constatare DA VICINO sabato notte quando l’esserino mi ha battezzato a suo modo il piumino del letto appena ritirato fuori per il lungo inverno. E ora sfido chiunque a dire che sono schizzinosa…
Chiedi chi era De Gregori
In questi giorni la radio ci propone De Gregori che esegue "Diamante", canzone scritta per l'album "Oro incenso e birra" di Zucchero (1989) e ora riproposta dall'autore romano all'interno di una tripla antologia, "Tra un manifesto e lo specchio", in uscita il prossimo 3 novembre. Ora, se c'è uno che ha raccolto più di quanto abbia seminato (http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_De_Gregori ), quello è De Gregori. Vi ricordate quando da ragazzini ci divertivamo a registrare le cassette con lo stereo di casa? Vi ricordate le compilation di Alta fedeltà? Ecco, lui si diverte allo stesso modo, solo che poi questa roba ce la vende a noi. Dal '72 (data del suo primo Lp "Theorius Campus" con Venditti) al 1987, De Gregori pubblica 11 album di tutto rispetto (12 se si comprende anche il live "Banana Republic" con Dalla). Poi comincia la stagione del raccolto. Dall'87, anno in cui esce il primo "greatest hits" ("La nostra storia"), a oggi (ci contiamo anche la "tripla antologia" in uscita a giorni), ci sono più live e più raccolte che album nuovi. Parecchie di più. Fra live e raccolte siamo a 12: 1987, La nostra storia, raccolta; 1990: Musica leggera, live; Niente da capire, live; Catcher in the Sky, live; 1993, Il bandito e il campione, live; 1994, Bootleg, live; 1997, La valigia dell'attore, live; 1998, Curve nella memoria, raccolta; 2002, Fuoco amico, live; In Tour, doppio live con Pino Daniele, Fiorella Mannoia e Ron; 2003, Mix, doppio lp metà raccolta in studio e metà live; 2006, Tra un manifesto e lo specchio, tripla raccolta. In mezzo a questo rimettere insieme i pezzi, gli album nuovi sono pochi e non tutti memorabili: 1989, Mira Mare 19.4.89; 1992, Canzoni d'amore; 1996, Prendere e lasciare; 2001, Amore nel pomeriggio; 2002, Il fischio del vapore, che comunque è un lavoro di raccolta (ma va?) di canzoni popolari riarrangiate da De Gregori ed eseguite in duo con Giovanna Marini. Grande vena creativa negli ultimi tempi: 2005, Pezzi; 2006, Calypsos. In effetti per trovare due album nuovi consecutivi, cioè non intervallati da raccolte, bisogna risalire la discografia di De Gregori fino ai lontani Scacchi e tarocchi (1985) e Terra di nessuno (1987). Per trovare due album nuovi in due anni consecutivi bisogna andare ancora più indietro: Titanic (1982) e La donna cannone (1983). Ora De Gregori avrà pensato che ci stava abituando male: ecco infatti, dopo due album nuovi a distanza di 11 mesi uno dall'altro, una "tripla antologia" (53 canzoni) di cui, francamente, non sentivamo l'urgenza. Sì, perché De Gregori, con rispetto parlando, non è i Beatles e neanche Freddy Mercury, e ora comincia proprio a fare la cacca fuori dal vasetto. Potrebbe anche finire qui, ma siccome su Onda Rock ho letto la seguente dichiarazione di De Gregori:
"Springsteen ha un suono molto più educato, è un bravo ragazzo. Io musicalmente sono più sporco. Springsteen è un furbacchione del rock, si sente che lui lavora in uno studio [...] Springsteen ha buona volontà, ha studiato, ma la cosa finisce lì"
allora ho provato a fare un rapido calcolo per vedere chi è il furbacchione. Se si va a vedere la produzione discografica di De Gregori (tralasciando i live realizzati insieme ad altri artisti), il nostro ha inciso 390 canzoni. Di queste 165 sono inediti e 225 sono canzoni raccolte nei vari "greatest hits". Eh? Questo vuol dire, tanto per dirne una, che chi ha a casa tutti i dischi di De Gregori si ritrova diverse canzoni ripetute 3 o 4 volte nelle diverse raccolte. Io per esempio ho due raccolte di De Gregori: La nostra storia (1987) e Il bandito e il campione (1993). La nostra storia contiene 14 canzoni: di queste ben 7 sono anche ne Il bandito e il campione (Buonanotte fiorellino, Generale, Viva l'Italia, Rimmel, Alice, Titanic, I muscoli del capitano). D'altra parte tutte quante sono contenute nella nuova (ah! ah! ah!) tripla raccolta. Se Springsteen è un furbacchione tu sei uno che non ha più niente da dire da un bel pezzo. Ritirati, stronzo.
La vie en merde
Dire che ieri è stata una giornata merdosa è usare un eufemismo (e i miei gatti non c’entrano). Alle 20:00 del nefasto giovedì prima lezione del corso di cucina casalinga 2. Il caso ha voluto pioggia a Firenze e tutti quelli che ci hanno abitato almeno un mese sanno che con la pioggia si blocca tutto. Tutti i miei calcoli, misure e contromisure perché nulla andasse storto sono stati vani. Fottutissimi tassisti fiorentini vi odio. Che il decreto Bersani vi si ritorca contro alla facciaccia vostra. Non trovare un taxi in un’ora di orologio, componendo 4 diversi numeri di telefono, 3 dei quali perennemente occupati e l’ultimo con la musichetta di “Loosing my religion” in loop mi sembra una presa per il culo troppo grossa. Alle 8 e 10 arrivare con mezz’ora di ritardo dall’altra parte di Firenze era una chimera. Per la cronaca salto la lezione e mi fo un brodino tanto per rimarcare lo scoramento. Ma che ieri la giornata fosse a tal punto merdosa lo scopro solo oggi. Convinta che stasera ci sarebbe stata la proiezione del film restaurato e introvabile “Lo straniero” Di Visconti (che neppure Ghezzi lo ha mai dato per una questione di diritti che non ricordo) scopro con avvilimento che il film lo hanno dato ieri. Esco un attimo, vado a suicidarmi. Magari mi butto sotto un taxi.
Allegria (fenomenologia di Mike Bongiorno)
Grande pagina di tv ieri sera su Rete4. Ospite d'onore del quiz di Mike è Giovanni Galli, ex portiere del Milan, della Fiorentina e della nazionale, che prima partecipa come concorrente alla trasmissione per poi parlare, in chiusura, delle iniziative benefiche promosse dalla fondazione Niccolò Galli, da lui fondata. Niccolò era il figlio di Giovanni Galli, morto a 17 anni in un incidente di motorino nel 2001. Dopo la scomparsa del figlio, l'ex calciatore dà vita a una fondazione benefica che, grazie alla diffusione dello sport, possa aiutare i ragazzi più bisognosi. Ma veniamo al Nostro. Finito il duello a suon di quiz (dal quale Galli esce sconfitto ma con onore), Mike premia prima il vincitore e subito dopo anche l'ex calciatore, introducendo così il tema della fondazione. E nel giro di un minuto ci regala, una dietro l'altra, tre o quattro perle delle sue:
1) Galli, già visibilmente commosso, ricorda l'incidente di motorino e la morte del figlio. Mike: "Caro Giovanni, ti devo dire che io a mio figlio il motorino non gliel'ho voluto comprare".
2) Galli, sempre pià provato, illustra lo scopo della Fondazione. Mike: "Ehhh, questi ragazzi... Ogni sera, tornando a casa, ne trovo almeno uno per terra. Ma cos'hanno questi ragazzi? Sono distratti! Eh?"
3) Galli sull'orlo delle lacrime. Mike: "Scusa, Giovanni, se ti abbiamo costretto a ricordare questo evento drammatico. Ma io vi do appuntamento a giovedì prossimo alle 20, anzi no: alle 21, sempre su Rete4, la rete dell'allegria".
La manica del cappotto
Ha ragione Prodi: i conti si fanno dopo 5 anni. Ma se nel frattempo non si tolgono le televisioni all'opposizione, in cinque anni ci fanno un bucio di culo come una manica di cappotto, dopodiché alle prossime elezioni il centrosinistra prende una bastonata di quelle memorabili, come piace a noi. Il nodo cruciale è sempre quello: la televisione. Ci vuole tanto a capirlo? Sì, ci vuole tanto. E' chiaro che riportare i conti pubblici sotto controllo non può essere un'operazione soft. La gente si incazza di suo. Ma l'informazione televisiva gioca un ruolo enorme. Tanto più ora che il bersaglio da colpire è al governo: difendere è difficile, attaccare è facile (soprattutto attaccare un governo che ti mette le mani in tasca). Capisco la sorpresa dei nostri leader di fronte al sondaggio shock che delinea un clamoroso calo di consensi per Prodi e i suoi boys. Capisco la sorpresa perché è gente che vive fuori dal mondo: le persone normali non sono affatto sorprese. Loro sì. Chi se lo sarebbe mai immaginato? A sinistra nessuno, questo è chiaro. I vari Vespa, Mentana, Fede, Belpietro, Mimun & co., invece, forse ci avevano fatto un pensierino. Io comincio a perdere le speranze. La gente normale (quelle strane creature chiamate persone che poi, sia detto fra parentesi, vanno a votare) non legge le finanziarie. Non legge neanche i quotidiani che parlano di finanziarie. Non legge gli atti parlamentari. Non discute di finanza pubblica in transatlantico con ministri e sottosegretari. La gente normale guarda la televisione. Se non si interviene subito saranno cinque anni di stillicidio (ammesso che si duri 5 anni). Ma è chiaro che non si interverrà. Il danno è stato fatto quando si è consentito a Berlusconi (seppure ineleggibile in base a una legge dello Stato italiano in quanto titolare di concessione pubblica) di creare un partito suo e candidarsi senza fargli rinunciare alle tv. Rinunciare alle tv vuol dire darle ai figli? Io non me ne intendo: fate voi. Ingenuamente penserei che se in altri paesi (in tutti gli altri paesi) una roba così non si può fare, un motivo ci sarà (il motivo è che non vogliono fare la fine dell'Italia). Cerco solo di farmi coraggio ripetendomi che, se l'hanno capito tutti, prima o poi ci arriveremo anche noi. In fondo c'è tempo: sono solo 13 anni che i servi del padrone manipolano l'informazione in modo vergognoso. Un po' di pazienza. Intanto comincia a fare freddino e fra un po' è tempo di tirar fuori il cappotto dall'armadio...
Il Diavolo tentatore (veste Prada)
Sono tre settimane che dico di voler andare a vedere “The Black Dahlia” di De Palma ma si vede non sono riuscita a convincermi abbastanza. Domenica infatti al cinema ci sono andata, ma per tutt'altro film. Ora bisogna premettere che con il marchese ho imparato a non aver grandi pretese (non è che parlo come mia nonna ho solo fatto la rima); con la lacrima facile è meglio piegare sulle commediole ollivudiane e non è detto che pure quelle non ti facciano fare i piantini. Insomma io prima di piangere in pubblico preferirei andare a farmi corteggiare da quei decerebrati della De Filippi... mmmmm... Ma chi voglio prendere per il culo? De palma lo volevo vedere sì, ma dopo l'uscita de “Il Diavolo veste Prada” la curiosità mi ha lacerato. Insomma con un po' di vergogna ho deciso di farmi tentare da sto Diavolo modaiolo. Ore 8 e 25 sbaglio cinema (un classico di Lucyblade mestruata); destino vuole che diano “A est di Bucarest” un bellissimo nonché impegnatissimo film che è stato pure premiato a Cannes. Cerco di svegliare la Lucyblade intellettuale, ma ahimé stava dormendo della bella (e mi sa che ne avrà ancora per un po'). Il destino ha continuato a indicarmi la buona strada, ma io scandalosamente non ho risposto al richiamo. Con il rischio di entrare a spettacolo iniziato (cosa che in condizioni normali non transigo) me ne fotto del destino. Come se non bastasse infrango anche la regola numero due: non gozzovigliare durante la visione del film. E che cazzo! Lucyblade senza ritegno! Ma parliamo del film. La storia è molto banale, dopo due minuti sai già cosa succederà nelle due ore successive, il che ti fa pensare: 1) quanto so' intelligente 2) Anche io potrei fare un film! I personaggi stereotipati sono quelli classici del film sul mondo (spietato tanto per cambiare) dell'alta moda: la donna in carriera crudele e arrivista, la brava ragazza mal vestita un po' ingenua e idealista, la checca che diventa amico e consulente dell'immagine in pieno stile pretty woman, il principe azzurro poveraccio, innamorato e manco tanto bello. Troppo bella invece la protagonista, troppo somigliante a Liv Tyler, troppo a suo agio nei panni della fighettina una volta smessi quelli della collegiale. Meryl Streep invece è sublime nel suo ruolo di acida attempata, le viene proprio bene. La sceneggiatura è quello che fa rivalutare tutto il film. Su alcune perle mi son fatta delle gran risate. Al botteghino farà un sacco di soldi di sicuro.
Ci scusiamo per l'interruzione
Gillo Pontecorvo è morto. Già da diversi giorni. Io apprendo la notizia solo ora leggendo un blog di cinema, manco fossi stata sull'isola dei famosi fino a ieri. Sta cosa mi sembra gravissima. Va bene, io la tv la guardo pochissimo ma possibile che una notizia del genere mi sia scivolata così? Né un servizio, né uno speciale... tutto ciò mi fa venire in mente la morte di un altro grande regista scomodo e poco televisivo: Marco Ferreri. Mi ricordo ancora le due parole due sprecate dalla giornalista che negli ultimi 10 secondi del telegiornale aveva fretta di mandare le previsioni del tempo. Intanto era morto Ferreri. Non sono cose da tg prendiamone atto. Io però Pontecorvo me lo ricordo bene. Quando lo vedevo a Venezia alla mostra del Cinema confuso tra la gente, a sedere a quel caffé vicino al Casinò come fosse uno qualunque, lui che invece era quello della “Battaglia di Algeri” e di “Queimada” due grandi film sulla rivoluzione e sulla guerriglia. E ora è proprio il caso di dirlo alla faccia dei luoghi comuni: so sempre i meglio che se ne vanno. Zeffirelli è sempre vvo. C'è rimasto Citto (Maselli), la Cavani, i fratelli Taviani, Gregoretti e Antonioni seppur in condizioni pessime. Non la volevo titare a nessuno eh!
Conversazione su Skype
Tizio: mi fermo alla coop vicino alle tue parti
Lucyblade: ah bravo prendimi il pane già che ci sei
Lucyblade: e il cibo per i gatti
Tizio: se devi comprare un happy hippo fermati anche tu e balliamo felici nella gioia infinita dei soci
Tizio: ma facciamo presto perché abbiamo il salvatempo
Lucyblade: sì quell'aggeggio infernale che mi fa fare sempre delle figure di merda allucinanti... non che sia una ladra ma mi dimentico sempre qualcosa
Tizio: :O
Tizio: io una volta dimenticai una salsa di noci
Tizio: mi è capitata solo quella
Tizio: dopo una ti ricordi
Tizio: a meno che tu sia bionda, naturalmente
Lucyblade: posterò questa conversazione!
Lucyblade: quella della danza m'è garbata proprio
Tizio: la completo? non mi garba
Lucyblade: vai
Tizio: se devi comprare un happy hippo fermati anche tu e balliamo felici nella gioia infinita dei fedelissimi soci delle cooperative rosse
Tizio: suona meglio?
Lucyblade: no
Tizio: buona la prima
Tizio: stacco
Lucyblade:(hi)
Realcattolik
Notizia di oggi: il papa si è già mosso per far tornare la messa in latino. A me personalmente la cosa non cambia la vita visto che in chiesa non ci metto piede. Ma per tutti i cristiani è un grande ritorno! Dopo il ritorno d'Ulisse in patria, dopo il ritono dello Jedi e quello di Luca Carboni il ritorno della messa in latino (e in culo)! Eh sì, mancava tanto a tutti la messa in latino! La papa natzinger (la papa non è errore di digitazione) è così solidale con i cattolici e sensibile alle loro esigenze! Ma soprattuto ha i piedi per terra, un realista insomma. A quando la reintroduzione del tribunale dell'inquisizione? E perché no l'indice dei libri proibiti? Già che ci siamo si potrebbero proporre il digiuno (vero) in quaresima e le pene corporali per espiare i propri peccati dopo la confessione. Siamo alla frutta, anzi no all'amaro. C'è da dire che occupandosi di tali stronzate non ha tempo per dedicarsi a questioni più importanti, il che è un guadagno non indifferente per l'umanità. A ripensarci la decisione di Natzinger è più acuta di quello che credessi. Con la messa in latino chi ci capisce più niente? Non avesse a succedere che qualcuno rinsavisse e cominciasse a riflettere sulle contraddizioni del cristianesimo! Pensierini a memoria e cervello in ferie. Ecco la nuova filosofia cattolica!
Eventi rari
Stasera alle ore 19 si manifesterà un evento di rarità pari a quella del passaggio della cometa di Halley, di Moira Orfei che si strucca, di D'alema che dice una cosa di sinistra, di De Michelis che si lava i capelli: Lucyblade va dal parrucchiere (nella fattispecie Cino coiffeur dlin dlon questo è un avviso pubblicitario dlin dlon ovvero Hairforce di via Ghibellina, se gli dite che vi mando io può darsi che vi faccia lo sconto!)
E quando arriva lo sciopero scioperar...
Ma voi vi siete accorti che c'è stato lo sciopero dei giornalisti? Io mica tanto! Fra un tg che va in onda in forma ridotta e uno "normale", con venti minuti di meteo, moda, gossip e ricette di cucina, non ci vedo tanta differenza. Le home page dei quotidiani on-line inchiodate per 48 ore sono addirittura tranquillizzanti. La partita dell'Italia senza commento mi piace da morire. Insomma: l'impressione è che nel nostro Paese ormai i giornalisti siano in sciopero da anni. Per me lo sciopero poteva continuare a oltranza. L'informazione in Italia non esiste. Se stasera al posto del Tg1 o del Tg5 andasse in onda un blob d'annata non se ne accorgerebbe nessuno. Finché a capo delle redazioni ci saranno i Rossella e i Mimun non cambierà mai niente. Se un giorno saranno sostituiti con persone degne di questo nome, piano piano comincerà a cambiare qualcosa, ma ci vorranno anni. L'abitudine a non fare domande (non dico la seconda, ma almeno la prima!...), la connivenza con gli uffici stampa, la consuetudine delle veline, dei pastoni alla Pionati dove parlano tutti e nessuno dice niente, la convenienza di seguire il vento che tira, sono atteggiamenti che entrano nel profondo delle persone e le cambiano per sempre. Fare la guerra ai mulini a vento non paga. I martiri non vanno di moda. Una generazione di giornalisti (forse due) è compromessa per sempre. Forse la prossima si può ancora salvare, se si interviene con serietà regolamentando un settore che da troppi anni è stato abbandonato alla logica della lottizzazione prima e poi alla berlusconizzazione selvaggia.Una legge antitrust seria, magari ripresa pari pari da un paese occidentale scelto a caso, di certo non risolverà magicamente la situazione: le vecchie abitudini sono dure a morire e le scelte coraggiose, specie all'inizio, non pagano. Potrebbe però gettare le basi per un risanamento i cui frutti si potrebbero cominciare a vedere forse fra dieci-quindici anni. Ma ci credo poco. Nel centrosinistra qualcuno non ha ancora capito l'importanza della questione, mentre qualcun altro fa finta di non aver capito, forse perché ritiene che il conflitto di interesse costituisca per Berlusconi un motivo di imbarazzo e quindi una merce di scambio più che preziosa, specie con i numeri del Senato. Intanto la democrazia aspetta paziente che finisca lo sciopero.
Il tempo dei cioè
Ieri conversando con alcuni colleghi molto simpatici rimembravo i tempi del mio trash pre-adolescenziale: erano i tempi di “Cioè”, quel giornaletto che rappresenta in pieno l'intercalare dei gggiovani (tamarri). Ora bisogna premettere che il target di questo settimanale sono (o almeno erano ai miei tempi) le 14/15enni. Io Io compravo alle scuole elementari e medie e forse questa cosa ha spezzato i tipici equilibri psichici di una innocente bambina di educazione cattolica. In realtà “Cioè” fu uno dei miei primi approcci musicali insieme a “Mattissimo” e altra roba di cui non ricordo più il nome. Compravo sti giornaletti perché vedevo i miei cantanti preferiti sulle loro copertine; a ripensarci avevano una grafica veramente oscena che a confronto i cartelloni del circo son sobri. Eppure noi bimbette con la nostra ignoranza e il nostro gusto estetico acerbo apprezzavamo quelle oribili copertine adesive e ci ostinavamo ad appiccicarle dappertutto: muri, quaderni, pavimento (?!), zaini, addosso (!!!). A 9 anni mi venne l'ossessione per Nick Kamen, il figlio gay di Elvis Presley. Me lo sognavo la notte e mi compravo qualsiasi cosa (sopratutto in edicola) che anche solo ne pubblicasse il nome. L'ho rivisto in uno speciale sugli anni '80 qualche tempo fa, aveva un ciuffo notevole e molto unto. Ma oltre a speciali musicali su questi colorati giornaletti venivano pibblicate rubriche e articoletti decisamente hard per la mia età. Si spiegavano con dovizia di particolari i baci con la lingua, le prime trombate... io rimanevo allibita. Ma quello che una volta mi scandalizzava a ripensarci oggi mi fa morire dal ridere. Non mi dimenticherò mai le lettere al ginecologo o (esperto sessuologo che fosse)! Due in particolare mi si sono stampate nella testa:
“L'altra notte mentre facevo l'amore con il mio ragazzo il preservativo si è sfilato ed è rimasto all'interno della vagina. Cosa posso fare?”
“Ho un brufolo sulle grandi labbra che mi impedisce di camminare. Cosa posso fare?”
E il dottore che rispondeva: “Metti una pomata sul foruncolo se non ti fa troppo male, ma se ti impedisce di camminare rimani a letto.
La pupa e il segone
Un mio amico oggi mi ha fatto morire dalle risate (e anche un po' incazzare diciamo la verità). Mi raccontava che il suo compagno di casa gli ha confessato di farsi le seghe guardando “La pupa e il secchione”. Ora la cosa non mi stupisce, quella trasmissione è piena di culi e di donne che si strusciano a pali da vere maialone esperte. Ieri sera per esempio mentre impazzivo per montare il nuovo template del blog ho visto che facevano vedere delle foto di uccelli (volatili) chiedendone il nome alle pupe. Il punto è che queste rispondevano stando in una di quelle pedane con le fasce vibromassaggianti sul culo che facevano sballottare ben bene le chiappe. Immaginarsi quali fossero le inquadrature più frequenti.
Tornando all'amico dell'amico, dopo la confessione ha aggiunto: "il fatto che queste nella testa non ci hanno niente mi eccita da morire". Trovo agghiacciante ma fantastica questa cosa. Fa ridere perché il mondo è variegato. C'è chi dice che sia un programma che fa spettacolo della stupidità, dello stereotipo della donna oca come se fosse uno stereotipo che non esiste nell'immaginario maschile. Invece c'è chi si eccita proprio per quello!







Ultimi commenti
@*dtcomment*@@*titolopost*@
@*nome*@