Supponi che ti chiamino "Miss Supposta"
Supponi un soprannome
nato non so come
supponi che un collega
che sa di te una sega
neanche a farlo apposta
ti chiami "miss supposta"
un giorno in confidenza
confessa l'impudenza
quante volte mi han chiamato
in modo sì sbagliati
sul pisello principessa
e di Arcidosso la contessa
ma lei è una tipa alla mano
che rutta non certo piano!
a te che un dì così l'hai nominata
un consiglio per la serata
leggi tutto il blog seduta stante
cambierai idea all'istante!
Rino e le sue sorelle
Venerdì alla festa dell'Umidità a Firenze c'era un gruppo che ha riesumato la salma di Rino Gaetano. Le sue canzoni hanno creato una folla inaspettata, un monte di gente che non voleva più mandarli a casa... ancora ancora e ancora. Manco Ligabue (bleah!).
Al concerto c'era il nipote di Rino e anche sua sorella che dice non perdersi neanche un concerto del gruppo che suona le cover del fratello.
A riascoltare una sua canzone con l'umore di oggi mi sento un po' sua sorella figlia unica anche io.
Mio fratello è figlio unico
Mio fratello è figlio unico
perché non ha mai trovato il coraggio
di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l'amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in seconda classe
sul rapido Taranto - Ancona
e non ha mai criticato un film
senza mai prima vederlo
mio fratello è figlio unico
perché è convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone perché è convinto che nell'amaro benedettino non sta il segreto della felicità perché è convinto che anche chi non legge Freud può vivere cent'anni perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati malpagati e frustrati
In morte di Syd Barrett
Come video mostra, il quadrupede con zampe posteriori valghe che alloggia in casa mia è stato profanato e ieri è divenuto un micio lisergico in memoria ed onore di un grande personaggio scomparso recentemente. È il nuovo Lucifer Sam. Lucifer Sam era un gatto diabolico protagonista di una tipica canzone lisergica di Syd Barrett. La canzone racconta la storia di un gatto (Sam) che ha qualcosa di inspiegabile… Sarà perché Barrett si faceva montagne di acidi e poi componeva. Ecco spiegato l’arcano dello pseudonimo del nostro simpaticissimo amico Pin. Tra l'altro le canzoni lisergiche mi piacciono particolarmente, visto che come tutti sanno Lucy in the Sky with Diamonds (LSD) dei Beatles è una di queste. Insomma tornando alla canzone Barrett è sballato e guarda il gatto e gli sembra che abbia qualcosa che non vada. E’ una canzone del primo album dei Pink Floyd, "The piper at the gates of dawn", scritto tutto da Barrett (1967). Una pietra miliare nella storia del rock, il capostipite della musica psichedelica. I Pink Floyd ci hanno sempre un po' campato di rendita... Poi Barrett si ammalò di mente (si faceva troppo il ragazzo) e allora lo estromisero dal gruppo. E fu sostituito da Gilmour che da parte sua era pure un genio. Barrett andò di fuori quasi subito, durante i concerti sbroccava, tipo faceva sempre lo stesso accordo tutta la sera oppure se ne andava in mezzo alla canzone, balbettava... e pensare che lui all'inizio era anche la voce solista... Ad un certo punto lo estromisero e lo sostituì Gilmour che era suo amico poi più avanti gli avrebbero dedicato Wish you were here, Shine on you crazy diamond... Insomma: lo fecero fuori, ma con affetto. All’inizio il leader fu Gilmour, poi prese potere quel fanatico di Roger Waters, con tutte le sue angosce di merda, e fra i Pink Floyd e il loro pubblico si eresse il famoso muro. Dalla fine degli anni '70 hanno sempre riciclato la stessa roba, non hanno tirato fuori più niente di degno. Quindi: dal genio e sregolatezza di Barrett, al talento maestoso di Gilmour, alle angosciose seghe mentali di Waters. Sono le fasi dell'uomo, giovinezza, maturità, vecchiaia: la storia dei Pink Floyd è una metafora della vita.
Red pride (metal-meccaniche divine)
Che cos'è il comunismo? Oziosissima domandina da afosissimo mercoledì di luglio. Se il comunismo fosse un'idea sarebbe già un problema, perché sarebbe un'idea dolorosa, di quelle che non fanno accendere la lampadina, anzi... (diceva Gaber: "Se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione"). No, non è un'idea: è peggio.
A riguardare "Palombella rossa" di Moretti mi accorgo (ma in fondo l'ho sempre saputo) che il comunismo è un sentimento. Nel film lo dice il teologo sudamericano a Michele Apicella prima che entri in vasca:
"Cosa vuol dire essere comunisti? Un sentimento. Un sentimento di totalità. Ma cos’è questa totalità? È un campo. Un campo da gioco, una piscina. Intorno, gli angeli. Il pubblico. Il pubblico ti guarda. Urla. Ti vede. Tu invece: silenzio. Gol. Centosessantatré gol. Nella tua vita (oggi tre o quattro e basta). Vai".
E la piscina come metafora del comunismo percorre tutto il film, sottolineata anche dalla canzone di Battiato "E ti vengo a cercare", cantata da Moretti durante la tribuna politica e - di seguito - dal pubblico (di merda?) della partita:
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine:
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a se'.
E ti vengo a cercare...
Non una dottrina totalitaria, dunque, ma un sentimento di totalità. Di totalità, senza dubbio: perché coinvolge per intero la sfera delle vicende umane, da quelle materiali (il lavoro e il suo sfruttamento, la Fiom, il contratto dei metalmeccanici...) a quelle ideali (da ciascuno secondo le proprie possibilità...). Ma un sentimento...?
Se il comunismo fosse un'idea, una teoria, una dottrina politica e sociale, la si potrebbe abbandonare come si fa con le idee superate, quelle che non ci piacciono più, che ci provocano dolore, ci costringono a confrontarci troppo spesso con le nostre frustrazioni.
Un sentimento, invece, per quanto doloroso e irragionevole sia, non puoi scegliere di abbandonarlo. Non puoi scegliere di non amare più, di non odiare più, di non soffrire o di non provare più affetto, simpatia, amicizia, compassione.
Così un comunista non può scegliere di non essere più comunista. E' una carica vitalizia, come essere papa o governatore della Banca d'Italia (?). Qualche volta sembra un po' una condanna. Qualche volta sembra un po' una benedizione. Se non altro perché, quando qualcosa che succede intorno a te (leggi va!) ti porta a domandarti: "Moriremo democristiani?", puoi sempre risponderti con una punta di legittimo orgoglio: "No, non moriremo democristiani. Moriremo comunisti". Amen.
It's very clear...
In questi giorni Sky celebra Gene Kelly, una delle personalità più poliedriche dello spettacolo - ballerino, coreografo, attore, cantante, regista e produttore. Alla maggior parte della gente il suo nome non dice un cazzo. Kelly evoca semmai Kelly di "Beverly Hills", che ora recita in una fiction di merda (poveraccia).
Con grande tenacia, prima di arrivare alla definitiva consacrazione con "Cantando sotto la pioggia", Gene Kelly combatté la sua personale battaglia contro lo "star system hollywoodiano" per affermare la cinematograficità della danza. Personalmente trovo che tutto possa essere cinematografico, purché ci parli con il linguaggio del cinema: un linguaggio fatto di immagini più che di parole, fatto di luce, di inquadrature, di montaggi, di movimenti di macchina, stacchi, forme, dissolvenze. Per questo il cinema è così collegato alla suggestione: ciò che più amiamo, del cinema, è proprio ciò che l'immagine èvoca ma non mostra, ciò che cogliamo senza vedere, quel che sentiamo senza che ci venga detto.
"Cantando sotto la pioggia" (1952) è la storia di due star del cinema muto (siamo nel 1927), Don (Gene Kelly) e Lina (Debbie Reynolds). La bella Lina a un tratto comincia a scambiare la finzione per realtà e si innamora veramente del nostro Don.
Trovo che in questo film ci sia una delle più belle rappresentazioni della ribellione e del rifiuto dell'autorità che l'arte abbia mai rappresentato. E' nella famosa scena in cui Gene Kelly canta e danza sotto la pioggia, accompagnato dalla celebre canzone che dà il titolo al film. Don ha appena salutato la bella Katy con un bacio. E' felice: per lui la pioggia che viene giù non è diversa da una bella giornata di sole, così si mette a cantare e danzare in mezzo alla strada, incurante di tutto e di tutti. A un tratto, verso la fine del numero, arriva un poliziotto che - senza dire niente - lo guarda come a dire: "Che cazzo fai?" e Don, con tutta la grazia e la leggiadria di Gene Kelly, lo guarda, gli sorride, chiude l'ombrello, allarga le braccia con uno sguardo che - senza dire una parola - vuol dire di fatto: "Che cazzo vuoi?". Saluta e se ne va. La macchina da presa inquadra in primo piano il poliziotto di spalle e, sullo sfondo, Gene Kelly che se ne va, saltellando e sorridendo ai passanti (il co-regista, insieme a Kelly, è Stanley Donen, quello di "Sette spose per sette fratelli"). Se mi passate il paragone, è un po' la stessa leggerezza e la stessa allegria con cui Chaplin si burla del poliziotto nel "Monello". Poi dice il musical!...
A chi invece non avesse visto "Un americano a Parigi" (regia di Vincent Minnelli, 1951), vorrei segnalare due fra le tante scene memorabili. La prima è il sogno a occhi aperti di Gene Kelly, che danza attraversando scenografie e coreografie ispirate ai dipinti di Dufy, Toulouse-Lautrec, Renoir, Van Gogh, Utrillo. L'altra scena è quella (pluricitata, fra gli altri anche da Woody Allen in "Tutti dicono I love you") in cui Gene Kelly e Leslie Caron danzano sul lungosenna, con Notre-Dame sullo sfondo, accompagnati da una delle più belle canzoni di Gershwin: "It's very clear, our love is here to stay...".
E' impossibile vedendo il film che non vi venga la voglia di andare a Parigi con la persona che amate e mettervi a ballare sul longosenna! Lo potete fare benissimo, nessuno ci farà caso (lì la sera succede ben altro...), ma non adesso, perché d'estate ci fanno la spiaggia.
Morale: se vi sono piaciuti "Chicago" e addirittura "Moulin Rouge", non potete farvi scappare Gene Kelly. Se non avete Sky, andate a cercare i suoi film in videoteca, scaricateli, fate come volete ma guardateli. E' roba che fa bene al cuore.
It's very clear, our love is here to stay
Not for a year but ever and a day
The radio and the telephone and the movies that we know
May just be passing fancies and in time may go
But oh, my dear, our love is here to stay
Together we're going a long, long way
In time the Rockies may crumble, Gibraltar may tumble
They're only made of clay
De rerum natura
A.A. è un esemplare umano femmina di Magistra Chimicorum di Liceo Scientificus et linguisticus della famiglia delle corpulenta pudicens et frustraterrima. Nella fattispecie l'essere vivente, cresciuto in cattività, può essere accorpato alla categoria dei Divortiatii infelicis acidissimus. La bestia è spesso in calore e raggiunge la fase di must (massimo estro ed eccitazione) nel periodo estivo. E' stato avvistato un tale esemplare nelle spiagge del grossetano: sfoggiava topless e tanga leopardato infilato nelle chiappe. Alcuni bagnanti sono svenuti alla vista ed altri 3 hanno avuto delle reazioni allergiche al contatto con la sabbia contaminata.
E dopo questa se mi diranno che Melissa P. è candidata al premio strega io ci crederò.
Pipp-Aid 2006: seghe for Africa
"Il palinsesto della tv inglese Channel 4, nota per le sue scelte trasgressive, si fa decisamente caldo: la rete ha annunciato che seguirà la "Masturbate-a-Thon", maratona della masturbazione, che si terrà il 5 agosto a Londra. Il canale televisivo monterà un documentario di un'ora ("Wank-a-Tohn", la maratona della sega) sull'evento. Il bizzarro contest unisce provocazione e beneficenza: lo scopo della no-stop del piacere è infatti raccogliere fondi per programmi di educazione sessuale. Il record di "resistenza" appartiene agli Usa, dove un partecipante ha raggiunto le 8 ore e mezzo di autoerotismo" (da Repubblica.it di oggi).
Che dire: complimenti all'anonimo spippettatore: 8 e mezzo è un bel record, in più anche cinematografico!...
Plauso anche alla meritoria manifestazione: ne sentivamo tutti la mancanza. Va bene le trasmissioni di approfondimento giornalistico di Mediaset - tipo Verissimo, Lucignolo, Sipario ecc... - ma un palinsesto tutto dedicato alla sega è decisamente un'altra cosa!
Tante le curiosità che l'ahimé sbrigativo articolo di Repubblica suscita in noi. Come si fa a partecipare? Ci vuole un certificato medico o basta una foto delle occhiaie? E' una manifestazione benefica con tanto di testimonial, oppure è solo un evento che non conta una sega? E' aperta anche alle donne o è solo una maratona del cazzo? Per le donazioni liquide (...) c'è un conto aperto presso la banca del seme? Eccetera.
Comunque: questo campionato di seghe (benefiche) via etere mi fa venire in mente una scena di quell'immortale film che è "Amici miei" (Mario Monicelli, 1975), quando i quattro, tutti ricoverati nella clinica del Sassaroli-Adolfo Celi (forse per le botte rimediate durante l'ultima zingarata), corteggiano telefonicamente la moglie del suddetto, di cui s'è perdutamente innamorato il Melandri-Gastone Moschin. Le telefonate più spinte sono ovviamente quelle del conte Mascetti-Tognazzi. Gli altri, Melandri in testa, cercano di mettergli un freno. Lui insiste, si fa un po' prendere la mano (è proprio il caso di dirlo!...), la chiama a qualunque ora del giorno e della notte e le telefonate si fanno sempre più esplicite...
Mascetti-Tognazzi: "Lasciate che la porti al punto giusto e poi vedrete... E già ci siamo quasi..."
Perozzi-Noiret: "A che?"
Mascetti-Tognazzi: "Alla telesega!"
Voglia di bestemmiare (negro, ebreo, comunista e frocio)
La Corte di Cassazione ha stabilito (leggi l'articolo) che dare del "frocio" a qualcuno è reato, in quanto "l'uso del termine indica senza dubbio un intento ingiurioso". Ma dai! La Corte ha così annullato una sentenza del giudice di pace di Teramo con la quale era stato assolto un uomo sulla base del fatto che quella parola non poteva (secondo il giudice di pace, appunto) essere considerata un'offesa.
L'imputato, un quarantenne abruzzese, era stato denunciato nel maggio 2005 per aver rivolto ad un suo conoscente l'epiteto in questione (più o meno gli avrà detto: “Lo vuoi togliere o no ‘sto motorino dai coglioni, brutto frocio che non sei altro!?”). Contro la sentenza di assoluzione hanno proposto ricorso per Cassazione la parte civile e il pubblico ministero.
Anziché abbandonarmi a un'improvvisa voglia di bestemmiare, proverò a fare tre o quattro considerazioni sparse, mascherandole però sotto forma di elenco numerato, come fa Scalfari la domenica su Repubblica.
1. Sociologia della comunicazione
La notizia è notiziabile non per il suo carattere di novità: non era chiaro anche prima che dare del "frocio" a qualcuno è un reato? Semmai per il fatto che i giornali sono così legittimati - una volta tanto - ad usare un termine volgare e pruriginoso, che attira immediatamente l'occhio (e il clic) del maniaco sessuale che è in noi.
2. Giurisprudenza
Dal punto di vista giuridico la cosa mi sembra del tutto priva di interesse, se non per il fatto che si sia arrivati addirittura in Cassazione per una stronzata di questo tipo. Chissà quanto ci hanno lavorato chissà quanti dipendenti pubblici che chissà quanto guadagnano di stipendio (pagato coi soldi delle tasse che chissà chi le paga). Poi ci lamentiamo che la giustizia è lenta, mannaggia ai froci.
3. Diritti civili
«Nettamente positivo» il giudizio di Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay (“azz!”) e deputato dell'Ulivo (doppio “azz!”): «È evidente che la sentenza della Cassazione ha un ruolo importante perché assume un compito didattico di invitare al rispetto delle persone e ad evitare l'utilizzo di una terminologia insultante e razzista». Giustizia è fatta, dunque. E questo è un modo di vedere la faccenda.
Un altro modo di vedere la faccenda è: c'è una testa di cazzo che, per insultare un'altra testa di cazzo, non trova di meglio che dargli del "frocio". Quell'altra testa di cazzo si sente talmente offeso da questo epiteto da rivolgersi al giudice di pace. Andate a fare in culo tutti e due (tre con Grillini), magari reciprocamente.
4. Logica e sensibilità
Sublime la motivazione addotta dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione, secondo cui quella del giudice di pace abruzzese (che non aveva ritenuto "frocio" un insulto) era una decisione contraria «alla logica ed alla sensibilità sociale, che ravvisa nel termine “frocio” un chiaro intento di derisione e di scherno». Bella la nostra logica, bella la nostra sensibilità sociale: complimenti vivissimi!
5. Sociolinguistica
Un'altra parola che se ne va, un'altra parola che non si può più dire né pensare. Se fossi uomo e frocio, vorrei essere frocio: non certo omosessuale, neanche pederasta, né tantomeno "gay" ("trend positivo!!!"). Frocio, madonna come suona bene, come riempie la bocca: frocio! "Mamma, papà, sono frocio!!! Amici, romani, concittadini: sono frocio!!! Amore, sono frocio, non te n'eri accorta?"E invece no, frocio non si può dire più. Come negro. Anche negro non si può dire più. Una volta era una parola senza alcuna connotazione negativa, ma a forza di pronunciarla con disprezzo e di usarla a mo' di insulto siamo riusciti a rovinarla. Disprezzo e ipocrisia: prima sporchiamo per sempre le parole, poi le abbandoniamo sdegnati, rifugiandoci nelle persone di colore, negli afroamericani, negli omosessuali, nei gay...
6. Politica
In attesa dei commenti della politica che sicuramente arriveranno (tanto non c'è da fare un cazzo, no?), mi ritorna in mente (bella com'è, forse ancor di più) Alessandra Mussolini. Qualche tempo fa (marzo), forse un po' condizionata dall'ambientaccio sconveniente in cui si trovava (gli studi televisivi di "Porta a porta"), la gradevole Alex si era lasciata scappare un simpatico "Meglio fascista che frocio" rivolto a Vladimir Luxuria. Qualcuno di noi avrà forse pensato: "Ma che cazzo dice questa troia fascista di merda?" E invece no: aveva ragione lei e ora la Corte di Cassazione lo ribadisce, meglio fascista che frocio. Infatti "frocio" è un insulto, "fascista" invece no.
7. Ma se qualcuno avesse previsto tutto questo?
Come sempre non si dice mai niente di nuovo:
"Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista, io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso, io uguale, negro, ebreo, comunista! Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino, io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare!"
Francesco Guccini, "L'avvelenata" (1975)
Poppe e culi: giorno 4
Ore 8.45 Corriere recupera decisamente: un culo, una poppa che si intravede ed un pube cornuto. Per Repubblica un paio di tette di sguincio. Immagine sulla sinistra da Corriere
Alice nel paese delle meraviglie
Certe volte non è per niente bello constatare di avere ragione. Perdonerete questa piccola arroganza. Aveva suscitato un piccolo ma interessante dibattito il post di qualche giorno fa sull'illuminismo mancato del nostro Paese, che sarebbe causa di tante anomalie italiane. Eccoci qua.
E' fresca fresca la notizia (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/07_Luglio/06/alice.shtml) che l'assassino (qui non dobbiamo dire presunto, non siamo al Tg5...) di Alice, la bambina di 5 anni morta soffocata due giorni fa vicino Roma, ha dichiarato ai magistrati che la piccola era "posseduta dal demonio".
Lascio al lettore, se vuole, approfondire i dettagli. Mi limito a dire che sono queste le occasioni in cui mi vergogno di essere italiana. Intendiamoci: di gente che ammazza i bambini ce n'è ovunque, ma in quale altro Paese a uno verrebbe in mente di pensare (forse) e dire (certamente) una mostruosità di questo tipo? La cosa è ovviamente inaccettabile anche in Italia, ma fatto sta che qui da noi una bestialità di questo tipo si può ancora pronunciare. Altrove credo proprio di no.
Che altro dire? Certo non sono un avvocato, non mi intendo molto di circostanze attenuanti. Ma già il "delitto passionale" mi sembrava una cosa abbastanza medievale (e infatti non esiste più). Ora siamo addirittura al "delitto esorcistico". La cosa è davvero angosciante. Solo sarei curiosa di sentire cosa ne pensa l'avvocato Taormina...
Poppe e culi: giorno 3
Oggi Repubblica surclassa il Corriere per 2 poppe (nude tra l'altro) e 1 culo (nudo pure lui) a 0.
Ore 8 e 47 su Repubblica:
Oggi ho voluto dare un'occhiata ai principali giornali esteri per vedere come erano messi a poppe e culi, ma non ho trovato niente chissà perché 
Il times, l'washingtonpost, le monde, l'heraldtribune zero poppe e culi.
Berlusca porta merda
Forse giocheremo la finale con la Francia. Mi ricordo gli europei, la finale con la Francia. Mi ricordo che il nano malefico attaccò Zoff (ingiustamente). Se ne uscì dicendo che era incomprensibile come Zoff non avesse messo nessuno a marcare a uomo Zidane. E Zoff si dimise. E fu Trapattoni e fu Mondiali. E fu 4 anni fa. Trapattoni che buttava l'acqua santa della sorella suora sul prato, le figure di merda, i catenacci vergognosi, Vieri che non segnava a pregarlo in aramaico, l'umiliazione dalla Corea del sud agli ottavi (la corea del Sud!), i mondiali più brutti che abbia mai visto e forse in assoluto.
Dopo la partita di ieri sera mi sto sempre più convincendo di una cosa... Berlusconi con la sua arroganza ci portava merda. Sarà un democristo , ma il mortazza ieri c'ha portato bene.
Poppe e culi: giorno 2
Rilevazione interessante oggi. Corriere deve aver saputo del concorso perché oggi ha messo due belle tettone di expornostar (che vale 4!) . Repubblica si difende benone proponendo due belle chiappe maschili (anche queste valgono due perché nude nude senza neanche le mutande) e un paio di tette. Ricapitolando 4-2 di Corriere su Repubblica per le poppe e 2 -0 di Repubblica su Corriere. Equilibrio...
Foto
Da Corriere la prima, da Repubblica la seconda
Viale del tramonto
Il movente è politico. Ovvio, scontato, quasi banale il commento di Berlusconi alle richieste di condanna per il Milan coinvolto insieme ad altre squadre nello scandalo del calcio. È chiara infatti - anche se sottintesa - la volontà di favorire l’Inter, facendogli vincere in tribunale quello scudetto che da anni i nerazzurri non sanno più conquistarsi sul campo. A questo punto Berlusconi mi farebbe anche pena, se non fosse che mi sta troppo sul cazzo. Sì perché ormai è rimasto intrappolato nel suo stesso personaggio, come Gloria Swanson in “Viale del tramonto”, prigioniera di una parte che non esiste più. Prevedo che non durerà. Quello del perseguitato politico non è un ruolo che si possa recitare a riflettori spenti, alla lunga viene a noia. Come il repertorio di barzellette, anche quello di smentite e reazioni sdegnate tende a invecchiare in fretta...
Fino a qualche mese fa ci saremmo aspettati qualcosa di più. Si perché gli elementi narrativi per inventarsi un complotto un po’ più sofisticato ci davvero sono tutti: il perfido Moratti noto petroliere marxista; il vendicativo Borrelli, tornato dall’aldilà a tormentare il sonno del “Macbe(th)rlusca” come il fantasma di Banco; l’Internazionale comunista (“nerazzurro un fiore in petto ci è fiorito”)... Insomma, si poteva fare di meglio. Segno che Berlusconi è agli sgoccioli e che ci attende uno strascico lungo e penoso, alla Adenauer ma con meno grinta. Chiaro – come si diceva qualche giorno fa – che morto un Berlusconi se ne fa un altro. Attualmente vedrei bene uno fra i più pulp, magari (perché no?) il buon Calderoli, che per l’appunto ha commentato le stesse richieste di condanna dichiarando: “Io voglio solo che l’Atalanta sia in serie A, del resto non me ne importa un cavolo. Io tifo Atalanta e siamo quelli che abbiamo i conti più in ordine di tutti e abbiamo anche il vivaio più vivace...”. Che ne dite? Niente male, il vivaio vivace, vero? Certo non siamo ancora ai livelli di Romolo e Remolo, ma diamogli tempo. Il ragazzo si farà...
Poppe e culi: giorno 1
Foto-Prova da Repubblica:
Poppe e culi: l'eterna lotta tra Repubblica e Corriere
Nasce oggi una nuova rubrica sul monitoraggio di poppe e culi su Repubblica online e Corriere.it.
Regolamento
1. Ogni giorno segnalerò numero esatto di poppe e culi pubblicati sulle home page delle due testate, con tanto di fotine probatorie.
2. L'ispezione avverrà una volta al dì ad un'ora stabilita (da me) a mio insindacabile giudizio.
3. Ogni giorno verrà aggiornata la classifica di poppe e culi, con tanto di marcatori.
4. Attenzione alle varianti in caso di poppe e/o culi particolarmente grossi o famosi: 2 poppe della Arcuri valgono per 4!
Premi
Primo classificato: Premio giornalistico "Emiliofede d'oro"
Secondo classificato: Premio giornalistico "Verissimo d'oro"
Il monitoraggio durerà per tutta l'estate.. Chi si aggiudicherà gli ambiti premi? Parecchio prossimamente su questo blogghe






Ultimi commenti
@*dtcomment*@@*titolopost*@
@*nome*@