Il Diavolo tentatore (veste Prada)
Sono tre settimane che dico di voler andare a vedere “The Black Dahlia” di De Palma ma si vede non sono riuscita a convincermi abbastanza. Domenica infatti al cinema ci sono andata, ma per tutt'altro film. Ora bisogna premettere che con il marchese ho imparato a non aver grandi pretese (non è che parlo come mia nonna ho solo fatto la rima); con la lacrima facile è meglio piegare sulle commediole ollivudiane e non è detto che pure quelle non ti facciano fare i piantini. Insomma io prima di piangere in pubblico preferirei andare a farmi corteggiare da quei decerebrati della De Filippi... mmmmm... Ma chi voglio prendere per il culo? De palma lo volevo vedere sì, ma dopo l'uscita de “Il Diavolo veste Prada” la curiosità mi ha lacerato. Insomma con un po' di vergogna ho deciso di farmi tentare da sto Diavolo modaiolo. Ore 8 e 25 sbaglio cinema (un classico di Lucyblade mestruata); destino vuole che diano “A est di Bucarest” un bellissimo nonché impegnatissimo film che è stato pure premiato a Cannes. Cerco di svegliare la Lucyblade intellettuale, ma ahimé stava dormendo della bella (e mi sa che ne avrà ancora per un po'). Il destino ha continuato a indicarmi la buona strada, ma io scandalosamente non ho risposto al richiamo. Con il rischio di entrare a spettacolo iniziato (cosa che in condizioni normali non transigo) me ne fotto del destino. Come se non bastasse infrango anche la regola numero due: non gozzovigliare durante la visione del film. E che cazzo! Lucyblade senza ritegno! Ma parliamo del film. La storia è molto banale, dopo due minuti sai già cosa succederà nelle due ore successive, il che ti fa pensare: 1) quanto so' intelligente 2) Anche io potrei fare un film! I personaggi stereotipati sono quelli classici del film sul mondo (spietato tanto per cambiare) dell'alta moda: la donna in carriera crudele e arrivista, la brava ragazza mal vestita un po' ingenua e idealista, la checca che diventa amico e consulente dell'immagine in pieno stile pretty woman, il principe azzurro poveraccio, innamorato e manco tanto bello. Troppo bella invece la protagonista, troppo somigliante a Liv Tyler, troppo a suo agio nei panni della fighettina una volta smessi quelli della collegiale. Meryl Streep invece è sublime nel suo ruolo di acida attempata, le viene proprio bene. La sceneggiatura è quello che fa rivalutare tutto il film. Su alcune perle mi son fatta delle gran risate. Al botteghino farà un sacco di soldi di sicuro.





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