Meglio se non AMARCORD
Linea 12, sale una ragazza di età indefinibile. Coda di cavallo tenuta su da un elastico in stoffa vaporosa, ciuffo-frangia alto, inlaccato ad onda, anzi cavallone. Non vedevo una roba così dal 1989. Eppure c’era un tempo in cui pure io donzelletta di montagna m’apprestavo ad ornare il crine di cotante sconcezze: mollettoni fioriti e litri di schifosa lacca. Se potessi prendere qualcosa per rimuovere la memoria di certi ignominiosi episodi lo farei seduta stante.
Cibo mon amour
Durante una cena aziendale al ristorante giapponese ero stata bollata dai colleghi come camionista per le quantità di cibo che ero riuscita ad ingerire. Adesso mi sono fatta conoscere anche al corso di sushi & sashimi. Ieri sera sono stata l’unica persona a spazzolarsi tutto il proprio piatto (più qualcosa dai piatti altrui). Nessun uomo e nessuna donna del corso ha mangiato quanto me in queste 3 lezioni, con gran finale durante l’ultima lezione, un tripudio di rotolini: 9 Futomaki, 21 Hosomaki, 2 Temaki + zuppa di miso e dolcetti giapponesi. Sono diventata la fogna ufficiale del corso. So’ soddisfazioni.
Regali che creano tensione...
Lo shopping natalizio può portare senso di stanchezza, apatia, mal di piedi e stress mentale. A volte, se Lui non è attento, anche ricevere i regali può essere distruttivo, soprattutto per le neocoppie. Ok, lo shopping natalizio non è una prerogativa femminile ma mi rivolgo comunque ai maschietti (freschi di fidanzamento): evitate almeno per il primo natale di regalare alla vostra dolce consorte un… GRUPPO DI CONTINUITA’. Lo ha fatto un mio collega e vi assicuro, l’ha pagata cara: già perché ha dovuto rimediare con una borsa di Furla che la poverina ha giustamente preteso dopo i danni morali.
Per chi ignorasse il significato di gruppo di continuità: si tratta di un aggeggio di solito usato per i pc che serve a mantenere alimentato costantemente un apparecchio elettrico. Insomma come regalare uno stock di ciabatte elettriche…
Pubertà ritardataria
Il mio gatto ha l’acne. L’acne del mento. L’ha detto il veterinario. Sembra un disturbo comune nei felini, il corrispettivo dei brufoli nell’uomo. Probabilmente uno di questi giorni lo sorprenderò in bagno che si fa le pippe.
La Ciro's Band al BE BOP
Il Be Bop non è il Jazz Club e questa è una prima verità. La seconda verità è che a Firenze il Be Bop non è assolutamente il Jazz Club. Già i nomi dei rispettivi danno una grossa mano per capire le differenze. Insomma sulla musica ho le mie pretese (non sempre, è chiaro) le quali mi hanno spesso impedito serate al Be Bop. Aggiungici un posto angusto, l’arredamento raccapricciante, la birra annacquata ed ecco che Lucyblade raramente mette piede al localino di via de’ servi. Credo fosse dalla serata dei lontani cugini dei Gallagher che non andavo al Be Bop. E non ne sentivo la mancanza sono sincera. Un giorno un mio carissimo collega e amico diventa semigestore del locale e da musicista indefesso qual è si prende tutti i mercoledì del Be Bop per suonare con la sua rockband. Ed ecco che il Be Bop mi tira fuori un gruppo che la band del Jazz Club non gli lega neanche le scarpe. E se lo dice la Flavia c’è da crederle. Da ieri notte insomma ho deciso che il mercoledì sarà un appuntamento fisso con il Be Bop. Ma non tanto per la bella musica suonata e non tanto per i musicisti bravissimi (nessuno escluso) e nemmeno per il bassista che non so definire se non con un adolescentissimo “bbono”. E’ proprio l’atmosfera che l’animale da palco Ciro riesce a creare: un divertimento sincero nel suono e nel canto che non ti può non arrivare e che ti fa pure dimenticare che una delle persone con cui sei uscita con almeno 3 degli astanti ha intessuto trame da telenovelas come neanche le migliori Veronica Castro o Andrea del Boca. Le trame hanno avuto forti ripercussioni sulla serata, ma la musica può tutto, e quando la musica può tutto tu stai da Dio e il sollazzo domina sul resto! La parte migliore poi sono stati gli stacchetti di Ciro tra un brano e l’altro, annunciati con una serietà manco si apprestasse ad eseguire un requiem: “Cicale” e “Nano, nano” (la sigla di “Mork e Mindy”) suonati come fossero pezzi dei Led Zeppelin. A ripensarci “Nano, nano” sarebbe stato bello dedicarla a Berlusconi …
La morte dei divi
Come sono belli i divi morti di overdose o incidente stradale all'apice del successo! Nel post precedente parlavo di "Anime in plexiglass" … come non pensare a Blade Runner: "La fiamma che brilla col doppio di splendore si consuma nella metà del tempo - dice Tyrell al replicante Rutger Hauer che lui stesso ha creato, - e tu hai bruciato la tua candela da entrambi i lati". Sì, sono proprio belli i miti stroncati dai loro stessi eccessi. John Belushi era solito dire: "Vivi ad alta velocità, muori giovane e lascia dietro di te un cadavere gradevole". Detto fatto: un cocktail di eroina e cocaina lo uccise il 5 marzo 1982, a 33 anni (sì, proprio 33...). Ora, Belushi è morto al momento giusto, e la lista di quelli che come lui se ne sono andati al momento giusto sarebbe lunga e noiosa. Certamente più interessante è la lista dei superstiti, di quelli - cioè - che a un certo punto dovevano morire per salvarsi da un penoso declino e invece hanno scelto di sopravvivere. Ligabue doveva morire nel 1991, dopo il secondo disco ("Lambrusco, coltelli, rose & pop corn"), così ci risparmiava quella merda di "Sopravvissuti e sopravviventi" e tutto lo "show" che è venuto dopo. Ma passiamo ad altro altrimenti mi dicono che sparo sulla croce rossa! I Pink Floyd dovevano morire dopo "The wall" (1979): magari la loro macchina doveva andare a sbattere contro quella di David Bowie (l'ultimo suo album da salvare è infatti "Lodger", sempre 1979). A quei tempi Bob Dylan doveva essersene andato da un po': dopo "Desire" (1976) e comunque prima della conversione e delle beghe familiari. Mike Oldfield, ovviamente, doveva morire subito dopo "Tubolar Bells" (1973): un disco e amen. L'anno dopo doveva toccare ai Rolling Stones, giusto dopo "It's Only Rock'n'Roll" (1974) e prima della defezione dello storico chitarrista del gruppo, Dick Taylor. Springsteen doveva morire dopo "Nebraska" (1982), o al massimo dopo "The rising" (2002). Ma anche adesso può andar bene. Che volete? Dal momento che mi accusano di essere snob, allora tanto vale fare la snob fino in fondo, no?
Brusprìstin de' noartri
Luciano Ligabue nasce a S(Correggio) nel 1960. Nel 1988 Pierangelo Bertoli decide di pubblicare nel suo album "Sogni di rock and roll". Nel luglio dello stesso anno la vittoria al concorso "Terremoto rock" consente a Ligabue di incidere come premio un 45 giri contenente le canzoni "Anime in plexiglass" e "Bar Mario". Nel Maggio del 1990 nasce il primo Lp "Ligabue". Con "Balliamo sul mondo" vince il Festivalbar Giovani e inizia una serie di concerti.
Da qui in poi comincia la sua decadenza musicale, svergognando il proprio cognome in un modo che Ligabue (l’altro, quello bravo) proprio non meritava. È l’inizio del periodo dell’uso e del riuso di materiali avariati. Il tema è sempre lo stesso, vita e vicissitudini dell’uomo medio italiano (brrr!): l’esistenza difficile tra alti e bassi, i colloqui surreali con Dio, l’amico che te lo mette in culo, la donna che profuma (o puzza all’uopo) e fa la zoccola. Tocca picchi di indecenza con il singolo "Il giorno di dolore che uno ha" che a sentirlo il dolore che uno ha si acutizza e se non ce l’hai te lo fa venire. È il periodo in cui Ligabue incomincia davvero ad infastidire: canta da popstar e si atteggia a boss de 'sto cazzo. Si mette anche a scrivere libri, girare film per fare l’artista multisfaccettato, ma a mio parere è soltanto multi-sfacciato. Per entrare nel merito: come cantante approdato alla regia è da annoverare tra il peggio del peggio, secondo solo (forse) alle pellicole di Battiato. Il capitolo scrittura è ancora più triste. Io ho letto (provato a leggere) “La neve se ne frega” (anche il fregarsene ricorre spesso come tema) consigliatomi da persona fidata e non sono riuscita ad andare oltre le 50 pagine: era dai tempi de “La profezia di Celestino” che la lettura di qualcosa non mi dava così sui nervi. Ma poi scusate come cazzo canta Ligabue? Con le "t" all’inglese e le consonanti strascicate alla Bob Dylan de’ poveri: sembra che abbia un rantolo in gola. Il culmine della merda comunque è stato raggiunto questa estate con “L’happy hour” o come cavolo si chiama quella canzone ruffiana che faceva da sottofondo allo spot della Vodafone. La cosa che più mi urta i nervi è che conoscere le canzoni di Ligabue è inevitabile se vuoi fare un minimo di vita sociale perché al bar, al ristorante, in spiaggia, nei negozi, in tv ti ci martellano il cervello. Perché io non posso scegliere la musica che mi pare o al limite il silenzio quando sono in giro? Uno non può vivere sempre con l’ipod nelle orecchie per crearsi la sua colonna sonora ideale! A me poi mi investirebbero dopo 5 minuti. Ma soprattutto perché devo sapere i testi a memoria di canzoni che mi fanno veramente cacare?
Distrazioni
Nella pausa pranzo sono andata in un ristorante e prima di mettermi a tavola sono andata a lavarmi le mani. Sono entrata per sbaglio nella toilette degli uomini e vedendo un collega (maschio) che usciva da uno dei bagni mi sono rivoltata. “Tu cosa fai nel bagno delle donne!” E lui “Io? Cosa ci fai te nel bagno degli uomini”. Lui non era né donna, né trans, né Vladimir Luxuria, io però mi sono sentita un po’ Gardini (stupida e stronza)
"Grazie al cazzo (e grazie anche alla fica)"
Da Ecce Bombo,1978 di Nanni Moretti - Siamo al Capricorno. Un nome che senz'altro questi ragazzi hanno scelto per sottolineare la loro volontà di incidere nella realtà in cui vivono. Ecco qua l'organizzatore, il direttore del Capricorno. I giovani tornano alla coppia?
- Beh...
- I giovani abbandonano la coppia?
- ...
- I giovani tornano alla coppia! Stanchi di discorsi fumosi impregnati di ideologia, si sono riuniniti in una cooperativa. Prezzo della tessera?
- Solo mille lire.
- Durata?
- Sei mesi.
- E ogni socio può intervenire attivamente in alcune manifestazioni previste. Come videotapes...
- Videotapes, cinema, danza moderna e primitiva
- Danza selvaggia.
- ...Teatro, animazione, conferenze e dibattiti...
- Ritmi, ritmi. Qui la dimensione privatistica della cena fuori casa è aspramente criticata. Tutti mangiano insieme in enormi tavolate, dove riconoscono vecchi amici e ne conoscono di nuovi, che poco prima ignoravano. Ma ecco laggiù un bel tavolo di giovani. Corriamo ad intervistarli. Guadagniamo il loro tavolo. Chi prende la parola?
- Vito sa fare molto bene il giovane.
- Dicci Vito.
- Si noi stiamo bene... stiamo insieme. E' bello stare insieme, non siamo più gelosi, non siamo più egoisti. Adesso per esempio andiamo a prendere un amico nostro, e poi tutti insieme andiamo a Ostia a vedere l'alba.
Insomma se i giovani tornano alla coppia le coppie cosa fanno? Tornano giovani è chiaro. E le giovani coppie? Quelle fanno delle cose, vedono ggente. Il più delle volte fumano spinelli e fanno delle gran pomiciate. Si le giovani coppie si baciano parecchio e trombano anche parecchio. Sì trombano e sempre tromberanno alla faccia del papa …e di quel bigotto di Bush a quanto pare. Proprio oggi infatti il peggior presidente americano dalla nascita degli stati uniti dà la ricetta per combattere l’AIDS: astinenza. Ora finché lo dice il papa lo capisco, ma Bush... può il capo del primo paese al mondo dire una cosa del genere? Sarebbe questa la soluzione che proponi Bush? Tutto qui? È come dire contro il problema degli incidenti stradali: "non usate la macchina". Udite udite, risolto il problema della fame nel mondo. La soluzione ce l'ha Bush: basta non mangiare. C'è anche chi dice che l'Aids sia una malattia creata in laboratorio e diffusa apposta per non far trombare la gente per diffondere la paura e combattere la libertà sessuale, che come tutte le libertà - e anche più di altre - è pericolosa per il potere. Ragazzi basta un minimo di attenzione, non c'è bisogno certo dell'astinenza. Si muore molto più di polio, di malaria, di incidenti stradali. L’AIDS non è il male del secolo. Infatti il male del secolo è senza dubbio la De Filippi. Bush vedi di trovarti una bella stagista da metterti sotto la scrivania che le questioni internazionali ne guadagnerebbero.






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