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Archivio Dicembre 2006

Brusprìstin de' noartri

di Lucyb (05/12/2006 - 16:52)

Luciano Ligabue nasce a S(Correggio) nel 1960. Nel 1988 Pierangelo Bertoli decide di pubblicare nel suo album "Sogni di rock and roll". Nel luglio dello stesso anno la vittoria al concorso "Terremoto rock" consente a Ligabue di incidere come premio un 45 giri contenente le canzoni "Anime in plexiglass" e "Bar Mario". Nel Maggio del 1990 nasce il primo Lp "Ligabue". Con  "Balliamo sul mondo" vince il Festivalbar Giovani e inizia una serie di concerti.

Da qui in poi comincia la sua decadenza musicale, svergognando il proprio cognome in un modo che Ligabue (l’altro, quello bravo) proprio non meritava. È l’inizio del periodo dell’uso e del riuso di materiali avariati. Il tema è sempre lo stesso, vita e vicissitudini dell’uomo medio italiano (brrr!): l’esistenza difficile tra alti e bassi, i colloqui surreali con Dio, l’amico che te lo mette in culo, la donna che profuma (o puzza all’uopo) e fa la zoccola. Tocca picchi di indecenza con il singolo  "Il giorno di dolore che uno ha" che a sentirlo il dolore che uno ha si acutizza e se non ce l’hai te lo fa venire. È il periodo in cui Ligabue incomincia davvero ad infastidire: canta da popstar e si atteggia a boss de 'sto cazzo. Si mette anche a scrivere libri, girare film per fare l’artista multisfaccettato, ma a mio parere è soltanto multi-sfacciato. Per entrare nel merito: come cantante approdato alla regia è da annoverare tra il peggio del peggio, secondo solo (forse) alle pellicole di Battiato. Il capitolo scrittura è ancora più triste. Io ho letto (provato a leggere)  “La neve se ne frega”  (anche il fregarsene ricorre spesso come tema) consigliatomi da persona fidata e non sono riuscita ad andare oltre le 50 pagine: era dai tempi de “La profezia di Celestino” che la lettura di qualcosa non mi dava così sui nervi. Ma poi scusate come cazzo canta Ligabue? Con le "t" all’inglese e le consonanti strascicate alla Bob Dylan de’ poveri: sembra che abbia un rantolo in gola. Il culmine della merda comunque è stato raggiunto questa estate con “L’happy hour” o come cavolo si chiama quella canzone ruffiana che faceva da sottofondo allo spot della Vodafone. La cosa che più mi urta i nervi è che conoscere le canzoni di Ligabue è inevitabile se vuoi fare un minimo di vita sociale perché al bar, al ristorante, in spiaggia, nei negozi, in tv ti ci martellano il cervello. Perché io non posso scegliere la musica che mi pare o al limite il silenzio quando sono in giro? Uno non può vivere sempre con l’ipod nelle orecchie per crearsi la sua colonna sonora ideale! A me poi mi investirebbero dopo 5 minuti. Ma soprattutto perché devo sapere i testi a memoria di canzoni che mi fanno veramente cacare?

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