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Meglio se non AMARCORD

di Lucyb (16/12/2006 - 18:49)

Linea 12, sale una ragazza di età indefinibile. Coda di cavallo tenuta su da un elastico in stoffa vaporosa, ciuffo-frangia alto, inlaccato ad onda, anzi cavallone. Non vedevo una roba così dal 1989. Eppure c’era un tempo in cui pure io donzelletta di montagna m’apprestavo ad ornare il crine di cotante sconcezze: mollettoni fioriti e litri di schifosa lacca. Se potessi prendere qualcosa per rimuovere la memoria di certi ignominiosi episodi lo farei seduta stante.

Il tempo dei cioè

di Lucyb (05/10/2006 - 16:46)

Ieri conversando con alcuni colleghi molto simpatici rimembravo i tempi del mio trash pre-adolescenziale: erano i tempi di “Cioè”, quel giornaletto che rappresenta in pieno l'intercalare dei gggiovani (tamarri). Ora bisogna premettere che il target di questo settimanale sono (o almeno erano ai miei tempi) le 14/15enni. Io Io compravo alle scuole elementari e medie e forse questa cosa ha spezzato i tipici equilibri psichici di una innocente bambina di educazione cattolica. In realtà “Cioè” fu uno dei miei primi approcci musicali insieme a “Mattissimo” e altra roba di cui non ricordo più il nome. Compravo sti giornaletti perché vedevo i miei cantanti preferiti sulle loro copertine; a ripensarci avevano una grafica veramente oscena che a confronto i cartelloni del circo son sobri. Eppure noi bimbette con la nostra ignoranza e il nostro gusto estetico acerbo apprezzavamo quelle oribili copertine adesive e ci ostinavamo ad appiccicarle dappertutto: muri, quaderni, pavimento (?!), zaini, addosso (!!!). A 9 anni mi venne l'ossessione per Nick Kamen, il figlio gay di Elvis Presley. Me lo sognavo la notte e mi compravo qualsiasi cosa (sopratutto in edicola) che anche solo ne pubblicasse il nome. L'ho rivisto in uno speciale sugli anni '80 qualche tempo fa, aveva un ciuffo notevole e molto unto. Ma oltre a speciali musicali su questi colorati giornaletti venivano pibblicate rubriche e articoletti decisamente hard per la mia età. Si spiegavano con dovizia di particolari i baci con la lingua, le prime trombate... io rimanevo allibita. Ma quello che una volta mi scandalizzava a ripensarci oggi mi fa morire dal ridere. Non mi dimenticherò mai le lettere al ginecologo o (esperto sessuologo che fosse)! Due in particolare mi si sono stampate nella testa:

“L'altra notte mentre facevo l'amore con il mio ragazzo il preservativo si è sfilato ed è rimasto all'interno della vagina. Cosa posso fare?”

“Ho un brufolo sulle grandi labbra che mi impedisce di camminare. Cosa posso fare?”

 E il dottore che rispondeva: “Metti una pomata sul foruncolo se non ti fa troppo male, ma se ti impedisce di camminare rimani a letto.

Una Cady a Firenze

di Lucyb (16/06/2006 - 15:49)


Te ne torni bel bella a casa dopo l'orario d'ufficio e ti trovi una cadillac color cesso delle elmentari (almeno le mie) che ti affianca in via Gramsci. Per un  momento ho creduto di essere a Detroit. Mastodontica in lungo e largo. A noi fa l'effetto che le cinquecento e le utilitarie fanno agli americani. Mi ricordo il liceo e il gemellaggio altresì detto scambio culturale (nel senso più ampio possibile) con una scuola americana di Baltimora. Quando i nostri corrispondenti vennero in Italia erano letteralmente impazziti per quello che chiamavano "fucking apetto" (l'ape della piaggio) e per le cinquecento (le macchine che si possono abbracciare)

La pizza de' Menotti

di Lucyb (17/05/2006 - 14:58)

Non mi ricordo bene quale flusso di coscienza m'abbia portato alla pizza del Menotti, fatto sta che qualche giorno fa mi sono ricordata di  quel bar e a quella pizzeria. Quando stavo a Siena sotto casa c'era questo bar gestito da moglie e marito alias Paola e Menotti, Menotti il cognome, in relatà non ho mai saputo quale fosse il suo nome di battesimo, non era scritto neanche nei biglietti da visita. Il menotti non faceva una sega in quel bar, diciamo che era una specie di animatore, parlava con i clienti e faceva le lastre alle belle ragazzette che passavano. Insomma faceva le classiche chiacchiere da bar, solo che i' barre era suo. La moglie paola era una gran lavoratrice, era lei che mandava avanti la baracca, stava al bancone e la sera faceva anche le pizze nella mini rosticceria al lato del bar. Il menotti aveva una emissione di voce ciottiana che per imitarla dovevi aver fumato per 40 anni minimo un pacchetto di futura al giorno, non aver mai ipotizzato di smettere e non aver mai usato propoli. A me piaceva tanto la pizza del menotti e un sacco di sere mi risolvevo la cena con quelle pizze. In realtà la pizza non era un granché, era alta e biscottosa, ma a me stava simpatica quella pizza. Paola e menotti erano attempatelli e un giorno decisero di andarsene in pensione. Il figliolo era un fighetto che faceva il rappresentante di carta igienica. Girava per gli alberghi e faceva sì che i culi delle persone fossero puliti. In realtà aveva preso dal su babbo, non aveva voglia di fare una sega e passava i pomeriggi ad altri bar del centro (il bar delle muse per esempio che era sempre pieno di belle figliole). Insomma nel giro di pochi giorni il bar fu preso in gestione da una coppia di slavi che facevano una pizza schifosa. Con gli slavi si chiuse un'epoca che se ci ripenso mi viene una tristezza.

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