I lontani cugini dei Gallagher

Ieri sera mi sono fatta convincere (con poco) ad andare a questa famosa serata delle birra, paghi 10 euro all’entrata e bevi birra quanto vuoi. Una di quelle serate dove ai cessi c’è sempre la fila. Ci aspettavano al locale Daniel il collega/compagno di bevute di Filippo e il compagno di casa di Daniel. Quando sono uscita per telefonare ho scoperto che ad allietare la serata alcolizzante sarebbero stati i lontani cugini dei Gallagher arrivati direttamente dalla Barbagia. La simulazione era notevole anche nell’abito e nella capigliatura di tutti e tre, una cover band con tutti i crismi, pure troppo. I miei compagni di bevuta erano già stati svezzati dagli adolescenti di Oristano e parlavano di altre serate sardo-brit-pop con i membri del gruppo al completo. Ieri sera potevamo godere solo di tre dei miniLiam (o miniNoel). Il cantante probabilmente è entrato nel gruppo dopo i primi litigi tra i rissosi fratelli della Gallura perché era di Crotone ( e secondo me avrebbe fatto meglio a cantare Rino Gaetano). Non ho ancora capito la decisione del gruppo di far cantare lui che il chitarrista era molto più bravo! Certo era più brutto e meno sicuro nella classica posa oasis con busto in avanti e mano incrociate dietro la schiena, ma forse era solo per la salvaguardia dell’immagine e delle urlanti ragazzine (chi le ha viste?). Potevano però vantare tre fan in piedi alle mie spalle in riga, tutti e tre bassi, tutti e tre slavati e scuri di capelli, con la frangiona schiacciata sulla fronte e i ciuffi laterali appiccicati alle orecchie. Facevano play back e le sapevano tutte.
Nella foto non si vede un granché, ma il tipo sulla sinistra aveva dei capelli che risuonavano l’eco dei genitori bramosi di un barbiere per il figlio adolescente (non parrucchiere gay). Il taglio risaltava i lineamenti del volto (si notavano solo le orecchie, il naso e i labbroni) rendendo difficile quasi impossibile la distinzione dello stato di evoluzione (homo erectus o homo sapiens?). Quello sulla destra invece assomigliava tanto ad un ragazzo (sardo tanto per cambiare) che veniva a lezione con me all’università e aveva un accento forte almeno quanto il nero del folto monosopracciglio. Che fossero sardi l’ho scoperto solo grazie allo spirito socializzante di Filippo che è andato a farci due chiacchiere; talmente avevano fatto loro il metodo stanislavskij che a conclusione delle performance sussurravano “Thank you” con notevole pronuncia. Facevano rigorosamente cover degli Oasis, ma secondo me se chiedevamo qualcosa di diverso riuscivamo a strappargli una canzone di Daniele Groff. Io mi son fatta grasse risate per tutta la sera soprattutto quando quelli del tavolo di fronte al nostro sulle note del cavallo di battaglia “Don't look back in anger” hanno intonato i cori da stadio della fiorentina.






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