Red pride (metal-meccaniche divine)
Che cos'è il comunismo? Oziosissima domandina da afosissimo mercoledì di luglio. Se il comunismo fosse un'idea sarebbe già un problema, perché sarebbe un'idea dolorosa, di quelle che non fanno accendere la lampadina, anzi... (diceva Gaber: "Se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione"). No, non è un'idea: è peggio.
A riguardare "Palombella rossa" di Moretti mi accorgo (ma in fondo l'ho sempre saputo) che il comunismo è un sentimento. Nel film lo dice il teologo sudamericano a Michele Apicella prima che entri in vasca:
"Cosa vuol dire essere comunisti? Un sentimento. Un sentimento di totalità. Ma cos’è questa totalità? È un campo. Un campo da gioco, una piscina. Intorno, gli angeli. Il pubblico. Il pubblico ti guarda. Urla. Ti vede. Tu invece: silenzio. Gol. Centosessantatré gol. Nella tua vita (oggi tre o quattro e basta). Vai".
E la piscina come metafora del comunismo percorre tutto il film, sottolineata anche dalla canzone di Battiato "E ti vengo a cercare", cantata da Moretti durante la tribuna politica e - di seguito - dal pubblico (di merda?) della partita:
Questo sentimento popolare
nasce da meccaniche divine:
un rapimento mistico e sensuale
mi imprigiona a te.
Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
non accontentarmi di piccole gioie quotidiane
fare come un eremita
che rinuncia a se'.
E ti vengo a cercare...
Non una dottrina totalitaria, dunque, ma un sentimento di totalità. Di totalità, senza dubbio: perché coinvolge per intero la sfera delle vicende umane, da quelle materiali (il lavoro e il suo sfruttamento, la Fiom, il contratto dei metalmeccanici...) a quelle ideali (da ciascuno secondo le proprie possibilità...). Ma un sentimento...?
Se il comunismo fosse un'idea, una teoria, una dottrina politica e sociale, la si potrebbe abbandonare come si fa con le idee superate, quelle che non ci piacciono più, che ci provocano dolore, ci costringono a confrontarci troppo spesso con le nostre frustrazioni.
Un sentimento, invece, per quanto doloroso e irragionevole sia, non puoi scegliere di abbandonarlo. Non puoi scegliere di non amare più, di non odiare più, di non soffrire o di non provare più affetto, simpatia, amicizia, compassione.
Così un comunista non può scegliere di non essere più comunista. E' una carica vitalizia, come essere papa o governatore della Banca d'Italia (?). Qualche volta sembra un po' una condanna. Qualche volta sembra un po' una benedizione. Se non altro perché, quando qualcosa che succede intorno a te (leggi va!) ti porta a domandarti: "Moriremo democristiani?", puoi sempre risponderti con una punta di legittimo orgoglio: "No, non moriremo democristiani. Moriremo comunisti". Amen.





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