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The Truman Pupa Show

di Lucyb (24/10/2006 - 12:11)

È assolutamente evidente che l'arte del cinema si ispira alla vita mentre la vita si ispira alla TV. E' una battuta di Woody Allen che mi torna sempre in mente quando guardo "La pupa e il secchione". Ieri sera c'è stata la finale: ora, potrei anche andare a vedere chi ha vinto e azzardare un commento, ma non importa. Mai prima d'ora nella breve-lunga storia dei reality fu più inutile conoscere il nome del vincitore. Hanno vinto le pupe: lo si è già detto abbondantemente. Pare che la realtà somigli più alla pupa che al secchione (già qui lo avevo detto). Per quanto sconsolante sia, fra una pupa superomologata e un secchione assolutamente fuori dai canoni, non c'è proprio partita. Il classico pelo tira sempre e la vacuità mentale è propedeutica (anche questo si è già detto) al tiraggio: la pupa eccita perché non capisce una sega (sì, sì, proprio così). Senza fare retorica c'è da essere un pochino preoccupati per l'umanità, ma neanche questo importa: abbiamo passato altri momenti brutti, passerà anche questo. Eccoci allora rapiti di fronte al duello Papi-pupa ("Non c'è peggior sordo...?" "...di chi non sente?"), a sperare che la stupidità della pompinara di turno sia genuinamente simulata. Mi auguro, per il futuro dell'umanità, che le immancabili gag siano studiate a tavolino e che anche questo "reality" sia taroccato come tutti gli altri.E' questo uno strano atteggiamento di interazione parasociale fra l'essere umano e il televisore ("Fa che non sia vero! Fa che non sia vero! Fa che non sia vero!") che mi capita di provare in pochissime altre avvilenti circostanze (per esempio quando guardo le proiezioni del centrosinistra al Senato) e che sempre mi costringe a riflettere (torno a Woody Allen) sui concetti di realtà e finzione in tv.  Già durante lo scazzo Sgarbi-Mussolini "La pupa e il secchione" aveva suscitato simili riflessioni. In quell'occasione, interrotta la registrazione per la truculenza dello scontro fra i due minchioni, si era poi proceduto a un "secondo ciak", si era cioè ripetuta la scena compromettendo la realtà (?) del programma. "Il reality è morto, la Mussolini è una stronza fascista di merda", aveva tuonato Sgarbi con la sua solita sobrietà, ma cogliendo per una volta nel segno. Che dire? La battuta di Woody Allen è veramente troppo, troppo amara. Certo, lui la tv la conosce bene avendo lavorato per anni come autore televisivo ad inizio carriera, prima di approdare (per fortuna) al cinema. Ma farò finta che si sbagli ("Fa che non sia vero! Fa che non sia vero! Fa che non sia vero!..."). L'idea che la vita si ispiri alla tv non mi va giù. Non ne ha proprio le caratteristiche: non è seriale, non ha i tempi della tv e il più delle volte - messaggio di speranza - non ne ha neanche la volgarità. No. L'unità di misura della vita è la scena. Il nostro ricordare il passato e fantasticare sul futuro non è altro che un continuo montare e rimontare (un po' morbosamente?...) il solito film. Insomma: la vita somiglia molto di più al cinema. E pazienza se il film non è sempre Fellini: non è neanche sempre Vanzina.

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