Lost in Translation
Stasera riflettevo sulle cazzate che i distributori italiani hanno fatto con le traduzioni dei Film di Truffaut. Cominciamo dal fantastico titolo I 400 colpi: chi non ha mai sentito parlare di Nouvelle Vague potrebbe pensare ad un film porno. Già, perché in francese Le 400 coups è una locuzione che significa “farle di tutti i colori”. Certo a farle di cotte e di crude potrebbe essere anche un’aitante donnina a gambe aperte, ma non è il caso del piccolo protagonista del film credetemi. Ma passiamo al peggio, Domicile Conjugal viene storpiato in Non drammatizziamo, è solo una questione di corna! Questo è incommentabile davvero. Ma siccome al peggio non v’è mai fine ecco che Une belle fille comme moi diventa Mica scema la ragazza. Non sarà il miglior film di Truffaut, ma nemmeno il sequel di Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda. L’unica spiegazione che riesco a darmi è che l’abbiano tradotto senza vederlo. Ma Truffaut non è l’unico regista umiliato dalle traduzioni dello stivale. I titoli italiani dei film di Orson Welles sono emblematici! Citizen Kane diventa Quarto potere, come se fosse un film sul potere dei media, che invece è un aspetto marginalissimo; in italiano sembra un film sul giornalismo (il quarto potere), ma in realtà il giornalismo non c’entra un cazzo. Non solo, la parola misteriosa di Quarto potere, pronunciata da Kane prima di morire, Rosebud (bocciolo di rosa) diventa Rosabella. Ma Rosabella non è la mucca di topolino? Ah no quella è Clarabella, vabbé il discorso non cambia molto. Touch of evil in italiano è L'infernale Quinlan che sembra il titolo di un cartone animato. Anche Hitchcock non ne è uscito indenne. Prendiamo ad esempio Vertigo, sentite come è pieno, altisonante ed evocativo. In italiano lo hanno tradotto La donna che visse due volte. Ma con che coraggio? Cioè non si sta parlando di traduzioni del cazzo di film del cazzo (che pure ce ne sono) ma dei più bei film della storia del cinema. E me ne vengono in mente altri: All about Eve con Bette Davis diventa Eva contro Eva. In questo modo si perde la citazione di Almodovar, che dedica il film Tutto su mia madre proprio a Bette Davis. Per non parlare di Buster Keaton. I suoi film venivano tradotti tutti con Io e .., tipo Io e la vacca, Io e l’amore ecc, ma in originale non si intitolavano mica così! Questi film hanno poi inaugurato un vero e proprio filone. Io e Annie di Woody Allen è in originale Annie Hall (nome e cognome). Così se ne snatura completamente il senso. E avete mai sentito come hanno doppiato Mean Streets di Scorsese? C'è de Niro che sembra un personaggio da operetta, che parla mezzo italiano e mezzo americano maccheronico. Sembra uno scherzo. In questo modo si butta in farsa, si traduce così a cazzo, assecondando quello che qualcuno ritiene essere la pigrizia mentale del pubblico, oppure per un gusto diverso che non è più quello dell'autore, solo perché a qualcuno sembra che in italiano certe parole suonino male. É secondo me il caso di The silence of the lambs, in italiano Il silenzio degli innocenti, ma che alla lettera sarebbe Il silenzio degli agnelli, da cui Greggio fa la parodia Il silenzio dei prosciutti(hams). Anche qui la citazione si perde (in questo caso però non se ne sente la mancanza). Di questo passo si arriverà prima o poi ai livelli dei titoli da film porno veramente: Eiaculazione da Tiffany, Tutti su mia madre, Il glande freddo, Biancaneve sotto i nani, La caricano in 101, A volte ritrombano, Ben Dhur, A quel culo piace caldo, Banana meccanica, I soliti colpetti, Il senso di Smilla per la fava. Per chi ne volesse leggere altri http://www.girodivite.it/Porno-all-italiana.html
The Truman Pupa Show
È assolutamente evidente che l'arte del cinema si ispira alla vita mentre la vita si ispira alla TV. E' una battuta di Woody Allen che mi torna sempre in mente quando guardo "La pupa e il secchione". Ieri sera c'è stata la finale: ora, potrei anche andare a vedere chi ha vinto e azzardare un commento, ma non importa. Mai prima d'ora nella breve-lunga storia dei reality fu più inutile conoscere il nome del vincitore. Hanno vinto le pupe: lo si è già detto abbondantemente. Pare che la realtà somigli più alla pupa che al secchione (già qui lo avevo detto). Per quanto sconsolante sia, fra una pupa superomologata e un secchione assolutamente fuori dai canoni, non c'è proprio partita. Il classico pelo tira sempre e la vacuità mentale è propedeutica (anche questo si è già detto) al tiraggio: la pupa eccita perché non capisce una sega (sì, sì, proprio così). Senza fare retorica c'è da essere un pochino preoccupati per l'umanità, ma neanche questo importa: abbiamo passato altri momenti brutti, passerà anche questo.
Eccoci allora rapiti di fronte al duello Papi-pupa ("Non c'è peggior sordo...?" "...di chi non sente?"), a sperare che la stupidità della pompinara di turno sia genuinamente simulata. Mi auguro, per il futuro dell'umanità, che le immancabili gag siano studiate a tavolino e che anche questo "reality" sia taroccato come tutti gli altri.E' questo uno strano atteggiamento di interazione parasociale fra l'essere umano e il televisore ("Fa che non sia vero! Fa che non sia vero! Fa che non sia vero!") che mi capita di provare in pochissime altre avvilenti circostanze (per esempio quando guardo le proiezioni del centrosinistra al Senato) e che sempre mi costringe a riflettere (torno a Woody Allen) sui concetti di realtà e finzione in tv. Già durante lo scazzo Sgarbi-Mussolini "La pupa e il secchione" aveva suscitato simili riflessioni. In quell'occasione, interrotta la registrazione per la truculenza dello scontro fra i due minchioni, si era poi proceduto a un "secondo ciak", si era cioè ripetuta la scena compromettendo la realtà (?) del programma. "Il reality è morto, la Mussolini è una stronza fascista di merda", aveva tuonato Sgarbi con la sua solita sobrietà, ma cogliendo per una volta nel segno.
Che dire? La battuta di Woody Allen è veramente troppo, troppo amara. Certo, lui la tv
la conosce bene avendo lavorato per anni come autore televisivo ad inizio carriera, prima di approdare (per fortuna) al cinema. Ma farò finta che si sbagli ("Fa che non sia vero! Fa che non sia vero! Fa che non sia vero!..."). L'idea che la vita si ispiri alla tv non mi va giù. Non ne ha proprio le caratteristiche: non è seriale, non ha i tempi della tv e il più delle volte - messaggio di speranza - non ne ha neanche la volgarità. No. L'unità di misura della vita è la scena. Il nostro ricordare il passato e fantasticare sul futuro non è altro che un continuo montare e rimontare (un po' morbosamente?...) il solito film. Insomma: la vita somiglia molto di più al cinema. E pazienza se il film non è sempre Fellini: non è neanche sempre Vanzina.
La vie en merde
Dire che ieri è stata una giornata merdosa è usare un eufemismo (e i miei gatti non c’entrano). Alle 20:00 del nefasto giovedì prima lezione del corso di cucina casalinga 2. Il caso ha voluto pioggia a Firenze e tutti quelli che ci hanno abitato almeno un mese sanno che con la pioggia si blocca tutto. Tutti i miei calcoli, misure e contromisure perché nulla andasse storto sono stati vani. Fottutissimi tassisti fiorentini vi odio. Che il decreto Bersani vi si ritorca contro alla facciaccia vostra. Non trovare un taxi in un’ora di orologio, componendo 4 diversi numeri di telefono, 3 dei quali perennemente occupati e l’ultimo con la musichetta di “Loosing my religion” in loop mi sembra una presa per il culo troppo grossa. Alle 8 e 10 arrivare con mezz’ora di ritardo dall’altra parte di Firenze era una chimera. Per la cronaca salto la lezione e mi fo un brodino tanto per rimarcare lo scoramento. Ma che ieri la giornata fosse a tal punto merdosa lo scopro solo oggi. Convinta che stasera ci sarebbe stata la proiezione del film restaurato e introvabile “Lo straniero” Di Visconti (che neppure Ghezzi lo ha mai dato per una questione di diritti che non ricordo) scopro con avvilimento che il film lo hanno dato ieri. Esco un attimo, vado a suicidarmi. Magari mi butto sotto un taxi.
Il Diavolo tentatore (veste Prada)
Sono tre settimane che dico di voler andare a vedere “The Black Dahlia” di De Palma ma si vede non sono riuscita a convincermi abbastanza. Domenica infatti al cinema ci sono andata, ma per tutt'altro film. Ora bisogna premettere che con il marchese ho imparato a non aver grandi pretese (non è che parlo come mia nonna ho solo fatto la rima); con la lacrima facile è meglio piegare sulle commediole ollivudiane e non è detto che pure quelle non ti facciano fare i piantini. Insomma io prima di piangere in pubblico preferirei andare a farmi corteggiare da quei decerebrati della De Filippi... mmmmm... Ma chi voglio prendere per il culo? De palma lo volevo vedere sì, ma dopo l'uscita de “Il Diavolo veste Prada” la curiosità mi ha lacerato. Insomma con un po' di vergogna ho deciso di farmi tentare da sto Diavolo modaiolo. Ore 8 e 25 sbaglio cinema (un classico di Lucyblade mestruata); destino vuole che diano “A est di Bucarest” un bellissimo nonché impegnatissimo film che è stato pure premiato a Cannes. Cerco di svegliare la Lucyblade intellettuale, ma ahimé stava dormendo della bella (e mi sa che ne avrà ancora per un po'). Il destino ha continuato a indicarmi la buona strada, ma io scandalosamente non ho risposto al richiamo. Con il rischio di entrare a spettacolo iniziato (cosa che in condizioni normali non transigo) me ne fotto del destino. Come se non bastasse infrango anche la regola numero due: non gozzovigliare durante la visione del film. E che cazzo! Lucyblade senza ritegno! Ma parliamo del film. La storia è molto banale, dopo due minuti sai già cosa succederà nelle due ore successive, il che ti fa pensare: 1) quanto so' intelligente 2) Anche io potrei fare un film! I personaggi stereotipati sono quelli classici del film sul mondo (spietato tanto per cambiare) dell'alta moda: la donna in carriera crudele e arrivista, la brava ragazza mal vestita un po' ingenua e idealista, la checca che diventa amico e consulente dell'immagine in pieno stile pretty woman, il principe azzurro poveraccio, innamorato e manco tanto bello. Troppo bella invece la protagonista, troppo somigliante a Liv Tyler, troppo a suo agio nei panni della fighettina una volta smessi quelli della collegiale. Meryl Streep invece è sublime nel suo ruolo di acida attempata, le viene proprio bene. La sceneggiatura è quello che fa rivalutare tutto il film. Su alcune perle mi son fatta delle gran risate. Al botteghino farà un sacco di soldi di sicuro.
Ci scusiamo per l'interruzione
Gillo Pontecorvo è morto. Già da diversi giorni. Io apprendo la notizia solo ora leggendo un blog di cinema, manco fossi stata sull'isola dei famosi fino a ieri. Sta cosa mi sembra gravissima. Va bene, io la tv la guardo pochissimo ma possibile che una notizia del genere mi sia scivolata così? Né un servizio, né uno speciale... tutto ciò mi fa venire in mente la morte di un altro grande regista scomodo e poco televisivo: Marco Ferreri. Mi ricordo ancora le due parole due sprecate dalla giornalista che negli ultimi 10 secondi del telegiornale aveva fretta di mandare le previsioni del tempo. Intanto era morto Ferreri. Non sono cose da tg prendiamone atto. Io però Pontecorvo me lo ricordo bene. Quando lo vedevo a Venezia alla mostra del Cinema confuso tra la gente, a sedere a quel caffé vicino al Casinò come fosse uno qualunque, lui che invece era quello della “Battaglia di Algeri” e di “Queimada” due grandi film sulla rivoluzione e sulla guerriglia. E ora è proprio il caso di dirlo alla faccia dei luoghi comuni: so sempre i meglio che se ne vanno. Zeffirelli è sempre vvo. C'è rimasto Citto (Maselli), la Cavani, i fratelli Taviani, Gregoretti e Antonioni seppur in condizioni pessime. Non la volevo titare a nessuno eh!
Le strane coppie
Nome: Elisabetta
Cognome: Canalis
Cantante preferito: Eminem
Scrittrice preferita: Oriana Fallaci
Sogno nel cassetto: entrare all'Accademia militare (i militari invece vorrebbero entrare in lei)
Segni particolari: fascista
(queste sono vere, le ho lette in un'intervista)
Nome: Flavia
Cognome: Vento
Libro preferito: Harry Potta e la camera dei segreti
Sogno nel cassetto: la pace nel mondo
Segni particolari: sensibilità e talento artistico, c'è da capire però tempi, modi e disciplina
(queste potrebbero benissimo essere vere)
Dio ha donato ad entrambe grande bellezza, sul resto si è risparmiato. Eppure la Canalis è stata con Muccino (si sono lasciati da poco, lei ora si diverte con Lapo Ellkann suo vicino di casa a New York) e Flavia Vento se la tromba Mimmo Calopresti. Ma quali altre amenità dovranno vedere i miei occhi e sentire le mie orecchie in questo mondo? Per quanto Muccino mi faccia cacare è pur sempre uno pseudo-intellettuale. Calopresti poi non è neanche così male come regista. Ma di cosa parleranno mai con le due cervellone (naturalmente quando non hanno le bocche occupate)? Di Tarkovskij e del cinema russo? Di Fassbinder?
Tutti ricorderanno il discorso della Vento al congresso dell'UDC di un paio di anni fa. Per chi non lo avesse ancora sentito ne consiglio almeno lettura. Riporto la trascrizione esatta:
"Innanzitutto sono molto contenta di essere qui oggi, in un posto bellissimo come la Puglia: ci torno sempre molto volentieri. Eeeh, ultimamente il mio rapporto con la politica si è ampliato tantissimo, soprattutto dopo l’11 settembre io seguo veramente i teleggiornali: ogni ggiorno mi vedo Tiggiuno, Tiggiddue, Tiggiquattro e Tiggicinque, quindi… veramente… [ride, ovazione del pubblico] quindi devo dire che… ecco… sicuramente mi piace molto la politica… [brusio del pubblico] scusate, se potete alzare il silenzio, perché non è carino che ridete così! Grazie, eh!
Eeh… quindi sono molto contenta.
Allora, innanzitutto il rapporto dei giovani con la politica credo che sia molto in difficoltà. Questo perché, chiaramente, leggendo il quotidiano, diversi titoli sono fatti in maniera illeggibbile per un ragazzo di quattordici anni, che sicuramente passa alla paggina sportiva, piuttosto che leggere… io mi sono presa dei ritagli… Ecco, ad esempio, questo titolo: “Primarie: l’allarmo… l’allarme della Quercia. Fassino e Veltroni: Prodi leader, ma niente giochetti, serve un vertice”. Allora, un ragazzo di quattordici anni, chiaramente, “primarie” non sa cosa… che cosa vuol dire… [ride] “l’allarme della Quercia” neanche, quindi sicuramente si va a leggere la pagina sportiva. Quindi io credo che bisognerebbe… appunto, come diceva la… [indica la persona al suo fianco, ma non se ne ricorda il nome]… sì, Bruna [ride]… credo che veramente bisognerebbe fare un’ora a scuola di politica: insegnare ai giovani la politica a scuola. Anche un’ora: per sapere com’è nata la politica, com’è la storia della politica… E quindi credo che questo sia una cosa… ‘nsomma, che servirebbe sicuramente ai ggiovani.
Eppoi, uhm… ecco, io metterei anche la mia faccia per… per degli ideali… che sono, appunto, la guerra. Io sono assolutamente contro la guerra. Credo che quello che sta succedendo in Irak sia una cosa veramente… triste… E credo che l’Italia è un popolo cattolico, un popolo che crede nella Chiesa, e allora se crediamo nella Chiesa, la Bibbia dice che… ehm… praticamente… [non si ricorda la citazione] “porgi l’altra guancia”: quindi, assolutamente, io non credo nella vendetta e nell’odio. Quindi, la prima cosa che bisognerebbe esserci in Italia è… nel levare subbito le truppe dall’Irak. E un’altra… [applausi] Grazie!
Speriamo che le prossime elezioni non vinca Bush, perché sennò staremo altri quattro anni nel terrore [ride, applausi].
E poi, un’altra informazione che volevo dare, visto che qua sono ggiovani sicuramente della mia età… eeh… contro la droga. Assolutamente credo che la droga sia una cosa veramente… stupida… So che i ragazzi sono influenzati da persone più grandi, che sicuramente il sabbato sera in discoteca prendono extasy o si drogano. Questo credo sia totalmente sbagliato, perché… la vita è una e bisogna gestirla al meglio. E quindi, veramente, un no contro la droga [applausi].
Eppoi… io sono… amo molto gli animali [brusio, si interrompe]… Scusate: è veramente di cattivo gusto, questo fruscio… Ehm… So che in Italia ci sono molti combattimenti di animali… di cani…. e questa è una cosa che veramente per me non ci dovrebbe essere più. Quindi: una legge più severa nei confronti degli animali… Perché veramente gli animali sono i migliori amici dell’uomo… Io… tengo molto ai cani, soprattutto, faccio volontariato nei canili… E credo sia molto importante salvaguardare, appunto… gli animali.
Questo volevo dire, grazie! [applausi]"
Se con Flavia Vento la stupidità ha superato se stessa e si è evoluta in forme pittoresche del tutto inaspettate con la Canalis anche una martellata sui coglioni sarebbe meno antipatica. Dopo una partucola in Carabinieri non so che numero, ha vestito i panni della moglie demente in Love Bugs (che la Hunziker al confronto sembrava la Magnani in "Roma città aperta"). Forte dei successoni (Love Bugs è stato sospeso per crollo degli ascolti) la cagna è andata a studiare a New York, per affinare la sua magistrale recitazione evidentemente. Dopo Ustica, l'omicidio Pecorelli e quello Calabresi, dopo la strage di Bologna e il caso Moro la storia d'Italia si interroga su un altro grande mistero: la Canalis attrice. Quello di Muccino e Calopresti è già stato risolto: l'ormone furioso.
Com'è triste (non andare a) Venezia
Mostra del cinema non mi avrai (quest'anno). Niente pernottamenti in località amene dell'interland veneziano, niente levatacce per lo spettacolo mattutino, niente scarpinate di km 2 per arrivare non al lido ma all'imbarco dei traghetti per il lido (tempo di percorrenza minuti 40) . Nessun passaggio al metal detector, nessuna fila (un'ora in media) tra ostinati cinefili ed elucubrazioni filmiche spesso insopportabili e alla fine può capitare che neanche ti facciano entrare. Niente cibo rivoltante a prezzi monopolistici, né entrate furtive (alla faccia degli scimmioni all'ingresso) all'Excelsior per usare spudoramtamente i lussuosissimi cessi. Non vedrò Citto Maselli, Ghezzi e Ippoliti e neppure attori a a caso. Ma soprattutto non vedrò i film e questa è la cosa veramente triste.
It's very clear...
In questi giorni Sky celebra Gene Kelly, una delle personalità più poliedriche dello spettacolo - ballerino, coreografo, attore, cantante, regista e produttore. Alla maggior parte della gente il suo nome non dice un cazzo. Kelly evoca semmai Kelly di "Beverly Hills", che ora recita in una fiction di merda (poveraccia).
Con grande tenacia, prima di arrivare alla definitiva consacrazione con "Cantando sotto la pioggia", Gene Kelly combatté la sua personale battaglia contro lo "star system hollywoodiano" per affermare la cinematograficità della danza. Personalmente trovo che tutto possa essere cinematografico, purché ci parli con il linguaggio del cinema: un linguaggio fatto di immagini più che di parole, fatto di luce, di inquadrature, di montaggi, di movimenti di macchina, stacchi, forme, dissolvenze. Per questo il cinema è così collegato alla suggestione: ciò che più amiamo, del cinema, è proprio ciò che l'immagine èvoca ma non mostra, ciò che cogliamo senza vedere, quel che sentiamo senza che ci venga detto.
"Cantando sotto la pioggia" (1952) è la storia di due star del cinema muto (siamo nel 1927), Don (Gene Kelly) e Lina (Debbie Reynolds). La bella Lina a un tratto comincia a scambiare la finzione per realtà e si innamora veramente del nostro Don.
Trovo che in questo film ci sia una delle più belle rappresentazioni della ribellione e del rifiuto dell'autorità che l'arte abbia mai rappresentato. E' nella famosa scena in cui Gene Kelly canta e danza sotto la pioggia, accompagnato dalla celebre canzone che dà il titolo al film. Don ha appena salutato la bella Katy con un bacio. E' felice: per lui la pioggia che viene giù non è diversa da una bella giornata di sole, così si mette a cantare e danzare in mezzo alla strada, incurante di tutto e di tutti. A un tratto, verso la fine del numero, arriva un poliziotto che - senza dire niente - lo guarda come a dire: "Che cazzo fai?" e Don, con tutta la grazia e la leggiadria di Gene Kelly, lo guarda, gli sorride, chiude l'ombrello, allarga le braccia con uno sguardo che - senza dire una parola - vuol dire di fatto: "Che cazzo vuoi?". Saluta e se ne va. La macchina da presa inquadra in primo piano il poliziotto di spalle e, sullo sfondo, Gene Kelly che se ne va, saltellando e sorridendo ai passanti (il co-regista, insieme a Kelly, è Stanley Donen, quello di "Sette spose per sette fratelli"). Se mi passate il paragone, è un po' la stessa leggerezza e la stessa allegria con cui Chaplin si burla del poliziotto nel "Monello". Poi dice il musical!...
A chi invece non avesse visto "Un americano a Parigi" (regia di Vincent Minnelli, 1951), vorrei segnalare due fra le tante scene memorabili. La prima è il sogno a occhi aperti di Gene Kelly, che danza attraversando scenografie e coreografie ispirate ai dipinti di Dufy, Toulouse-Lautrec, Renoir, Van Gogh, Utrillo. L'altra scena è quella (pluricitata, fra gli altri anche da Woody Allen in "Tutti dicono I love you") in cui Gene Kelly e Leslie Caron danzano sul lungosenna, con Notre-Dame sullo sfondo, accompagnati da una delle più belle canzoni di Gershwin: "It's very clear, our love is here to stay...".
E' impossibile vedendo il film che non vi venga la voglia di andare a Parigi con la persona che amate e mettervi a ballare sul longosenna! Lo potete fare benissimo, nessuno ci farà caso (lì la sera succede ben altro...), ma non adesso, perché d'estate ci fanno la spiaggia.
Morale: se vi sono piaciuti "Chicago" e addirittura "Moulin Rouge", non potete farvi scappare Gene Kelly. Se non avete Sky, andate a cercare i suoi film in videoteca, scaricateli, fate come volete ma guardateli. E' roba che fa bene al cuore.
It's very clear, our love is here to stay
Not for a year but ever and a day
The radio and the telephone and the movies that we know
May just be passing fancies and in time may go
But oh, my dear, our love is here to stay
Together we're going a long, long way
In time the Rockies may crumble, Gibraltar may tumble
They're only made of clay

Ore 20,30 Monthy Python il senso della vita cinema al chiuso Castello. Temperatura pressi equatore e si incominciava a stare benino. Minuti 50 per decidere le sorti della serata-festeggiamento vicepresidente Gabriello. 28 anni. E' ancora vivo. Riesco a convincere gli astanti a non allontanarsi da Firenze: Si va all'ippodromo delle cascine. Un cartello all'entrata recita "Hop. Cavalca la notte". L'80% delle persone che l'hanno letto hanno pensato al cinema porno all'aperto. Il luogo è apparentemente ggiovane ma mi fa notare il presidente "Questo è un posto che ci verrebbero i miei genitori". La sua teoria viene corroborata dal tizio che fa piano bar. Piano nel senso che cantava veramente piano, quasi afono si ostinava con Baglioni (repertorio Baglioni al 90%) che non è Jannacci (con tutto il rispetto per Jannacci). Clou della serata: il sadico umorismo del brasiliano (suppongo lo fosse) che serviva al banchetto delle crepes. S'è presentato dopo 10 minuti che aspettavo al bancone con bava filante alla bocca e fame atavica. Mi ha detto: "Volete Pizza, crepes?" Ora bisogna dire che il cartellone dei prezzi offriva solo scelta tra crepes dolci e salate. Io che mangerei pizza a pranzo e a cena gli faccio "Davvero? C'è anche la pizza?" Brasiliano umorista: "No! Eh eh eh!". Dopo l'ennesima martellata sui coglioni di Baglioni andiamo alle pavoniere dove la moltitudine di fighetti ci aspetttava in gloria. Scovo un biliardino con quindicenni a torso nudo glabri con addominale-testuggine in primo piano. La Flavia e L’Elisa si appostano alle spalle degli sbarbatelli a rimirar lo spettacolo dei due tomi in attesa che si liberasse Il calcio balilla. Ed ecco che la serata si anima. Sfida Lucyblade-PresidenteSeide VS Flavia-Elisa. Siamo Imbattibili anche contro Gabriello-Luciricciola, Gabriello-Daniele e tattici cambi di campo. Qui si gioca il vero Il calcio. L’adolescenza in salagiochi chiede ricompensa. Lucyblade ringrazia l’adolescenza e fa un inchino.
Volver (tornare) a Visconti
Rinunci a Dan Braun e a tutte le sue opere?
Lucyblade: Rinuncio
Rinunci al Codice da Vinci e a tutte le sue tentazioni?
Lucyblade: Rinuncio (ehhhhhhh)
Resistere resistere resistere. Ma io sono mortale peccatrice fallibile. Ho resistito con il libro, ma con il film non ce l'ho fatta. Sono andata lo confesso pagando tariffa piena. Eppure i Codici da Vinci mi avevano veramente scassato, devastato. Ma me lo son meritato quel film di merda, si me lo son meritato. Ron Auard va condannato per crimine contro l'umanità dopo un film del genere. E' riuscito a rendere Jean Reno un povero bischero (che non se ne può più di vederlo fare i' commissario) e la Tatu (o come diavolo si scrive) una svampita discendente mortale di Cristo (che non può pensare di recitare Amelie vitanaturaldurante). Di Tom Hanks non dico una mazza che è il mio attore spreferito dopo Robin Williams (a parte l'interpretazione magistrale - non sto scherzando - in Una sirena a Manhattan). Fare un film per sputtanare la Chiesa e allo stesso tempo renderlo di sapore cattolico, di questo è stato capace Richi Canningam. Se con i soldi spesi per il film ci si faceva una bella plastica alle orecchie il genere umano ne avrebbe guadagnato. Un film che ostenta profondi significati ma non dice un tubo, che vuole umanizzare Cristo, ma contemporanemente ti invita a credere ad un Dio che chissà magari esisterà, ti aiuterà.... ahhhhhhh. Mortacci e intrecci che vorrebbero far salire la tensione ma ti fanno solo scendere a livelli preoccupanti la soglia del dolore mentale. Tanta carne al fuoco che verrà carbonizzata. Tre ore che avrei fatto meglio a sfruttare per la raccolta differenziata. Plastica e vetro, carta cartone chi si guarda quel filmone fa la figura del coglione. Io v'ho avvertito. E mi vergogno di essere andata.
Sulla visione umanizzata di Cristo consiglio Il Vangelo secondo Gesù Cristo di J. Saramago. Da comprare anche perché la sua scrittura è sublime.
Credi in Almodovar, uno, solo, antiapostolico?
Lucyblade: Credo
Credi nei trans, nelle battone e negli omosessuali?
Lucyblade: Credo
Applausi per Volver. La Raimonda di Penelope Cruz come Sofia Loren con quel culo in fuori e quelle tettone (ma per l'occasione s'è gonfiata mi chiedo) è notevole così come Carmen Maura. Visionario, surreale, ironico e femminista. C'è anche una citazione di Bellissima di VIsconti che omaggia il neorealismo... e allora ti accorgi di quanto si sia perso per strada il cinema italiano.
Concludendo
Il codice Perdinci voto: una vera porcheria
Volver voto: 7 e 1/2







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