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Lost in Translation

di Lucyb (27/10/2006 - 16:53)

Stasera riflettevo sulle cazzate che i distributori italiani hanno fatto con le traduzioni dei Film di Truffaut. Cominciamo dal fantastico titolo I 400 colpi: chi non ha mai sentito parlare di Nouvelle Vague potrebbe pensare ad un film porno. Già, perché in francese Le 400 coups è una locuzione che significa “farle di tutti i colori”. Certo a farle di cotte e di crude potrebbe essere anche un’aitante donnina a gambe aperte, ma non è il caso del piccolo protagonista del film credetemi. Ma passiamo al peggio, Domicile Conjugal viene storpiato in Non drammatizziamo, è solo una questione di corna! Questo è incommentabile davvero. Ma siccome al peggio non v’è mai fine ecco che Une belle fille comme moi diventa Mica scema la ragazza. Non sarà il miglior film di Truffaut, ma nemmeno il sequel di Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda. L’unica spiegazione che riesco a darmi è che l’abbiano tradotto senza vederlo. Ma Truffaut non è l’unico regista umiliato dalle traduzioni dello stivale. I titoli italiani dei film di Orson Welles sono emblematici! Citizen Kane diventa Quarto potere, come se fosse un film sul potere dei media, che invece è un aspetto marginalissimo; in italiano sembra un film sul giornalismo (il quarto potere), ma in realtà il giornalismo non c’entra un cazzo. Non solo, la parola misteriosa di Quarto potere, pronunciata da Kane prima di morire, Rosebud (bocciolo di rosa) diventa Rosabella. Ma Rosabella non è la mucca di topolino? Ah no quella è Clarabella, vabbé il discorso non cambia molto. Touch of evil in italiano è L'infernale Quinlan che sembra il titolo di un cartone animato. Anche Hitchcock non ne è uscito indenne. Prendiamo ad esempio Vertigo, sentite come è pieno, altisonante ed evocativo. In italiano lo hanno tradotto La donna che visse due volte. Ma con che coraggio? Cioè non si sta parlando di traduzioni del cazzo di film del cazzo (che pure ce ne sono) ma dei più bei film della storia del cinema. E me ne vengono in mente altri: All about Eve con Bette Davis diventa Eva contro Eva. In questo modo si perde la citazione di Almodovar, che dedica il film Tutto su mia madre proprio a Bette Davis. Per non parlare di Buster Keaton. I suoi film venivano tradotti tutti con Io e .., tipo Io e la vacca, Io e l’amore ecc, ma in originale non si intitolavano mica così! Questi film hanno poi inaugurato un vero e proprio filone. Io e Annie di Woody Allen è in originale Annie Hall (nome e cognome). Così se ne snatura completamente il senso. E avete mai sentito come hanno doppiato Mean Streets di Scorsese? C'è de Niro che sembra un personaggio da operetta, che parla mezzo italiano e mezzo americano maccheronico. Sembra uno scherzo. In questo modo si butta in farsa, si traduce così a cazzo, assecondando quello che qualcuno ritiene essere la pigrizia mentale del pubblico, oppure per un gusto diverso che non è più quello dell'autore, solo perché a qualcuno sembra che in italiano certe parole suonino male. É secondo me il caso di The silence of the lambs, in italiano Il silenzio degli innocenti, ma che alla lettera sarebbe Il silenzio degli agnelli, da cui Greggio fa la parodia Il silenzio dei prosciutti(hams). Anche qui la citazione si perde (in questo caso però non se ne sente la mancanza). Di questo passo si arriverà prima o poi ai livelli dei titoli da film porno veramente: Eiaculazione da Tiffany, Tutti su mia madre, Il glande freddo, Biancaneve sotto i nani, La caricano in 101, A volte ritrombano, Ben Dhur, A quel culo piace caldo, Banana meccanica, I soliti colpetti, Il senso di Smilla per la fava. Per chi ne volesse leggere altri http://www.girodivite.it/Porno-all-italiana.html

The Truman Pupa Show

di Lucyb (24/10/2006 - 12:11)

È assolutamente evidente che l'arte del cinema si ispira alla vita mentre la vita si ispira alla TV. E' una battuta di Woody Allen che mi torna sempre in mente quando guardo "La pupa e il secchione". Ieri sera c'è stata la finale: ora, potrei anche andare a vedere chi ha vinto e azzardare un commento, ma non importa. Mai prima d'ora nella breve-lunga storia dei reality fu più inutile conoscere il nome del vincitore. Hanno vinto le pupe: lo si è già detto abbondantemente. Pare che la realtà somigli più alla pupa che al secchione (già qui lo avevo detto). Per quanto sconsolante sia, fra una pupa superomologata e un secchione assolutamente fuori dai canoni, non c'è proprio partita. Il classico pelo tira sempre e la vacuità mentale è propedeutica (anche questo si è già detto) al tiraggio: la pupa eccita perché non capisce una sega (sì, sì, proprio così). Senza fare retorica c'è da essere un pochino preoccupati per l'umanità, ma neanche questo importa: abbiamo passato altri momenti brutti, passerà anche questo. Eccoci allora rapiti di fronte al duello Papi-pupa ("Non c'è peggior sordo...?" "...di chi non sente?"), a sperare che la stupidità della pompinara di turno sia genuinamente simulata. Mi auguro, per il futuro dell'umanità, che le immancabili gag siano studiate a tavolino e che anche questo "reality" sia taroccato come tutti gli altri.E' questo uno strano atteggiamento di interazione parasociale fra l'essere umano e il televisore ("Fa che non sia vero! Fa che non sia vero! Fa che non sia vero!") che mi capita di provare in pochissime altre avvilenti circostanze (per esempio quando guardo le proiezioni del centrosinistra al Senato) e che sempre mi costringe a riflettere (torno a Woody Allen) sui concetti di realtà e finzione in tv.  Già durante lo scazzo Sgarbi-Mussolini "La pupa e il secchione" aveva suscitato simili riflessioni. In quell'occasione, interrotta la registrazione per la truculenza dello scontro fra i due minchioni, si era poi proceduto a un "secondo ciak", si era cioè ripetuta la scena compromettendo la realtà (?) del programma. "Il reality è morto, la Mussolini è una stronza fascista di merda", aveva tuonato Sgarbi con la sua solita sobrietà, ma cogliendo per una volta nel segno. Che dire? La battuta di Woody Allen è veramente troppo, troppo amara. Certo, lui la tv la conosce bene avendo lavorato per anni come autore televisivo ad inizio carriera, prima di approdare (per fortuna) al cinema. Ma farò finta che si sbagli ("Fa che non sia vero! Fa che non sia vero! Fa che non sia vero!..."). L'idea che la vita si ispiri alla tv non mi va giù. Non ne ha proprio le caratteristiche: non è seriale, non ha i tempi della tv e il più delle volte - messaggio di speranza - non ne ha neanche la volgarità. No. L'unità di misura della vita è la scena. Il nostro ricordare il passato e fantasticare sul futuro non è altro che un continuo montare e rimontare (un po' morbosamente?...) il solito film. Insomma: la vita somiglia molto di più al cinema. E pazienza se il film non è sempre Fellini: non è neanche sempre Vanzina.

La vie en merde

di Lucyb (20/10/2006 - 16:47)

Dire che ieri è stata una giornata merdosa è usare un eufemismo (e i miei gatti non c’entrano). Alle 20:00 del nefasto giovedì prima lezione del corso di cucina casalinga 2. Il caso ha voluto pioggia  a Firenze e tutti quelli che ci hanno abitato almeno un mese sanno che con la pioggia si blocca tutto. Tutti i miei calcoli, misure e contromisure perché nulla andasse storto sono stati vani. Fottutissimi tassisti fiorentini vi odio. Che il decreto Bersani vi si ritorca contro alla facciaccia vostra. Non trovare un taxi in un’ora di orologio, componendo 4 diversi numeri di telefono, 3 dei quali perennemente occupati e l’ultimo con la musichetta di “Loosing my religion” in loop mi sembra una presa per il culo troppo grossa.  Alle 8 e 10 arrivare con mezz’ora di ritardo dall’altra parte di Firenze era una chimera. Per la cronaca salto la lezione e mi fo un brodino tanto per rimarcare lo scoramento. Ma che ieri  la giornata fosse a tal punto merdosa lo scopro solo oggi. Convinta che stasera ci sarebbe stata la proiezione del film restaurato e introvabile “Lo straniero” Di Visconti (che neppure Ghezzi lo ha mai dato per una questione di diritti che non ricordo) scopro con avvilimento che il film lo hanno dato ieri. Esco un attimo, vado a suicidarmi. Magari mi butto sotto un taxi.

Il Diavolo tentatore (veste Prada)

di Lucyb (17/10/2006 - 18:36)

Sono tre settimane che dico di voler andare a vedere “The Black Dahlia” di De Palma ma si vede non sono riuscita a convincermi abbastanza. Domenica infatti al cinema ci sono andata, ma per tutt'altro film. Ora bisogna premettere che con il marchese ho imparato a non aver grandi pretese (non è che parlo come mia nonna ho solo fatto la rima); con la lacrima facile è meglio piegare sulle commediole ollivudiane e non è detto che pure quelle non ti facciano fare i piantini. Insomma io prima di piangere in pubblico preferirei andare a farmi corteggiare da quei decerebrati della De Filippi... mmmmm... Ma chi voglio prendere per il culo? De palma lo volevo vedere sì, ma dopo l'uscita de “Il Diavolo veste Prada” la curiosità mi ha lacerato. Insomma con un po' di vergogna ho deciso di farmi tentare da sto Diavolo modaiolo. Ore 8 e 25 sbaglio cinema (un classico di Lucyblade mestruata); destino vuole che diano “A est di Bucarest” un bellissimo nonché impegnatissimo film che è stato pure premiato a Cannes. Cerco di svegliare la Lucyblade intellettuale, ma ahimé stava dormendo della bella (e mi sa che ne avrà ancora per un po'). Il destino ha continuato a indicarmi la buona strada, ma io scandalosamente non ho risposto al richiamo. Con il rischio di entrare a spettacolo iniziato (cosa che in condizioni normali non transigo) me ne fotto del destino. Come se non bastasse infrango anche la regola numero due: non gozzovigliare durante la visione del film. E che cazzo! Lucyblade senza ritegno! Ma parliamo del film. La storia è molto banale, dopo due minuti sai già cosa succederà nelle due ore successive, il che ti fa pensare: 1) quanto so' intelligente 2) Anche io potrei fare un film! I personaggi stereotipati sono quelli classici del film sul mondo (spietato tanto per cambiare) dell'alta moda: la donna in carriera crudele e arrivista, la brava ragazza mal vestita un po' ingenua e idealista, la checca che diventa amico e consulente dell'immagine in pieno stile pretty woman, il principe azzurro poveraccio, innamorato e manco tanto bello. Troppo bella invece la protagonista, troppo somigliante a Liv Tyler, troppo a suo agio nei panni della fighettina una volta smessi quelli della collegiale. Meryl Streep invece è sublime nel suo ruolo di acida attempata, le viene proprio bene. La sceneggiatura è quello che fa rivalutare tutto il film. Su alcune perle mi son fatta delle gran risate. Al botteghino farà un sacco di soldi di sicuro.

Com'è triste (non andare a) Venezia

di Lucyb (04/09/2006 - 16:24)

Mostra del cinema non mi avrai (quest'anno). Niente pernottamenti in località amene dell'interland veneziano, niente levatacce per lo spettacolo mattutino, niente scarpinate di km 2 per arrivare non al lido ma all'imbarco dei traghetti per il lido (tempo di percorrenza minuti 40) . Nessun passaggio al metal detector, nessuna fila (un'ora in media) tra ostinati cinefili ed elucubrazioni filmiche spesso insopportabili e alla fine può capitare che neanche ti facciano entrare. Niente cibo rivoltante a prezzi monopolistici, né entrate furtive (alla faccia degli scimmioni all'ingresso) all'Excelsior per usare spudoramtamente i lussuosissimi cessi. Non vedrò Citto Maselli, Ghezzi e Ippoliti e neppure attori a a caso. Ma soprattutto non vedrò i film e questa è la cosa veramente triste.

Red pride (metal-meccaniche divine)

di Lucyb (26/07/2006 - 15:35)

Che cos'è il comunismo? Oziosissima domandina da afosissimo mercoledì di luglio. Se il comunismo fosse un'idea sarebbe già un problema, perché sarebbe un'idea dolorosa, di quelle che non fanno accendere la lampadina, anzi... (diceva Gaber: "Se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione"). No, non è un'idea: è peggio.

A riguardare "Palombella rossa" di Moretti mi accorgo (ma in fondo l'ho sempre saputo) che il comunismo è un sentimento. Nel film lo dice il teologo sudamericano a Michele Apicella prima che entri in vasca:

"Cosa vuol dire essere comunisti? Un sentimento. Un sentimento di totalità. Ma cos’è questa totalità? È un campo. Un campo da gioco, una piscina. Intorno, gli angeli. Il pubblico. Il pubblico ti guarda. Urla. Ti vede. Tu invece: silenzio. Gol. Centosessantatré gol. Nella tua vita (oggi tre o quattro e basta). Vai".

E la piscina come metafora del comunismo percorre tutto il film, sottolineata anche dalla canzone di Battiato "E ti vengo a cercare", cantata da Moretti durante la tribuna politica e - di seguito - dal pubblico (di merda?) della partita:

Questo sentimento popolare

nasce da meccaniche divine:

un rapimento mistico e sensuale

mi imprigiona a te.

Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri

non accontentarmi di piccole gioie quotidiane

fare come un eremita

che rinuncia a se'.

E ti vengo a cercare...

Non una dottrina totalitaria, dunque, ma un sentimento di totalità. Di totalità, senza dubbio: perché coinvolge per intero la sfera delle vicende umane, da quelle materiali (il lavoro e il suo sfruttamento, la Fiom, il contratto dei metalmeccanici...) a quelle ideali (da ciascuno secondo le proprie possibilità...). Ma un sentimento...?

Se il comunismo fosse un'idea, una teoria, una dottrina politica e sociale, la si potrebbe abbandonare come si fa con le idee superate, quelle che non ci piacciono più, che ci provocano dolore, ci costringono a confrontarci troppo spesso con le nostre frustrazioni.

Un sentimento, invece, per quanto doloroso e irragionevole sia, non puoi scegliere di abbandonarlo. Non puoi scegliere di non amare più, di non odiare più, di non soffrire o di non provare più affetto, simpatia, amicizia, compassione.

Così un comunista non può scegliere di non essere più comunista. E' una carica vitalizia, come essere papa o governatore della Banca d'Italia (?). Qualche volta sembra un po' una condanna. Qualche volta sembra un po' una benedizione. Se non altro perché, quando qualcosa che succede intorno a te (leggi va!) ti porta a domandarti: "Moriremo democristiani?", puoi sempre risponderti con una punta di legittimo orgoglio: "No, non moriremo democristiani. Moriremo comunisti". Amen.

Pipp-Aid 2006: seghe for Africa

di Lucyb (19/07/2006 - 15:05)

"Il palinsesto della tv inglese Channel 4, nota per le sue scelte trasgressive, si fa decisamente caldo: la rete ha annunciato che seguirà la "Masturbate-a-Thon", maratona della masturbazione, che si terrà il 5 agosto a Londra. Il canale televisivo monterà un documentario di un'ora ("Wank-a-Tohn", la maratona della sega) sull'evento. Il bizzarro contest unisce provocazione e beneficenza: lo scopo della no-stop del piacere è infatti raccogliere fondi per programmi di educazione sessuale. Il record di "resistenza" appartiene agli Usa, dove un partecipante ha raggiunto le 8 ore e mezzo di autoerotismo" (da Repubblica.it di oggi).

Che dire: complimenti all'anonimo spippettatore: 8 e mezzo è un bel record, in più anche cinematografico!...

Plauso anche alla meritoria manifestazione: ne sentivamo tutti la mancanza. Va bene le trasmissioni di approfondimento giornalistico di Mediaset - tipo Verissimo, Lucignolo, Sipario ecc... - ma un palinsesto tutto dedicato alla sega è decisamente un'altra cosa!

Tante le curiosità che l'ahimé sbrigativo articolo di Repubblica suscita in noi. Come si fa a partecipare? Ci vuole un certificato medico o basta una foto delle occhiaie? E' una manifestazione benefica con tanto di testimonial, oppure è solo un evento che non conta una sega? E' aperta anche alle donne o è solo una maratona del cazzo? Per le donazioni liquide (...) c'è un conto aperto presso la banca del seme? Eccetera.

Comunque: questo campionato di seghe (benefiche) via etere mi fa venire in mente una scena di quell'immortale film che è "Amici miei" (Mario Monicelli, 1975), quando i quattro, tutti ricoverati nella clinica del Sassaroli-Adolfo Celi (forse per le botte rimediate durante l'ultima zingarata), corteggiano telefonicamente la moglie del suddetto, di cui s'è perdutamente innamorato il Melandri-Gastone Moschin. Le telefonate più spinte sono ovviamente quelle del conte Mascetti-Tognazzi. Gli altri, Melandri in testa, cercano di mettergli un freno. Lui insiste, si fa un po' prendere la mano (è proprio il caso di dirlo!...), la chiama a qualunque ora del giorno e della notte e le telefonate si fanno sempre più esplicite...

Mascetti-Tognazzi: "Lasciate che la porti al punto giusto e poi vedrete... E già ci siamo quasi..."

Perozzi-Noiret: "A che?"

Mascetti-Tognazzi: "Alla telesega!"

Viale del tramonto

di Lucyb (04/07/2006 - 16:46)

Il movente è politico. Ovvio, scontato, quasi banale il commento di Berlusconi alle richieste di condanna per il Milan coinvolto insieme ad altre squadre nello scandalo del calcio. È chiara infatti  - anche se sottintesa - la volontà di favorire l’Inter, facendogli vincere in tribunale quello scudetto che da anni i nerazzurri non sanno più conquistarsi sul campo. A questo punto Berlusconi mi farebbe anche pena, se non fosse che mi sta troppo sul cazzo. Sì perché ormai è rimasto intrappolato nel suo stesso personaggio, come Gloria Swanson in “Viale del tramonto”, prigioniera di una parte che non esiste più. Prevedo che non durerà. Quello del perseguitato politico non è un ruolo che si possa recitare a riflettori spenti, alla lunga viene a noia. Come il repertorio di barzellette, anche quello di smentite e reazioni sdegnate tende a invecchiare in fretta...

Fino a qualche mese fa ci saremmo aspettati qualcosa di più. Si perché gli elementi narrativi per inventarsi un complotto un po’ più sofisticato ci davvero sono tutti: il perfido Moratti noto petroliere marxista; il vendicativo Borrelli, tornato dall’aldilà a tormentare il sonno del “Macbe(th)rlusca” come il fantasma di Banco; l’Internazionale comunista (“nerazzurro un fiore in petto ci è fiorito”)... Insomma, si poteva fare di meglio. Segno che Berlusconi è agli sgoccioli e che ci attende uno strascico lungo e penoso, alla Adenauer ma con meno grinta. Chiaro – come si diceva qualche giorno fa – che morto un Berlusconi se ne fa un altro. Attualmente vedrei bene uno fra i più pulp, magari (perché no?) il buon Calderoli, che per l’appunto ha commentato le stesse richieste di condanna dichiarando: “Io voglio solo che l’Atalanta sia in serie A, del resto non me ne importa un cavolo. Io tifo Atalanta e siamo quelli che abbiamo i conti più in ordine di tutti e abbiamo anche il vivaio più vivace...”. Che ne dite? Niente male, il vivaio vivace, vero? Certo non siamo ancora ai livelli di Romolo e Remolo, ma diamogli tempo. Il ragazzo si farà...

Poggio Reale

di Lucyb (19/06/2006 - 11:59)

Sulla vicenda di Vittorio Puttaniere di Savoia mi viene solo in mente una battuta di Pulp Fiction

 

Butch  - E adesso?
Marsellus - Ora ti dico adesso cosa...chiamerò qualche scagnozzo strafatto di crack per fare qualche lavoretto in questo cesso con un paio di pinze e una buona saldatrice...hai sentito quello che ho detto pezzo di merda? con te non ho finito neanche per il cazzo, ho una cura medievale per il tuo culo.

L'Eclisse

di Lucyb (29/03/2006 - 17:11)

Dicono ci sia stata un'eclisse oggi. Non l'ho notato. Però mi riguarderei volentieri il film di Antonioni

Se non stasera domani

di Lucyb (24/03/2006 - 14:59)

"Mio fratello è figlio unico
perché non ha mai trovato il coraggio
di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l'amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in seconda classe
sul rapido Taranto - Ancona
e non ha mai criticato un film
senza  prima vederlo"
 

 

Rino Gaetano

questo è per Lorenzo

Se non stasera domani,  se non domani domenica, per forza.


Vengo, non vengo

di Lucyb (03/01/2006 - 18:32)

No veramente non...non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi ed io sto buttato in un angolo...no. Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici vengo?. Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate "Michele vieni di là con noi, dai" ed io "andate, andate, vi raggiungo dopo". Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo.

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