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La Ciro's Band al BE BOP

di Lucyb (09/12/2006 - 13:50)

Il Be Bop non è il Jazz Club e questa è una prima verità. La seconda verità è che a Firenze il Be Bop non è assolutamente il Jazz Club. Già i nomi dei rispettivi danno una grossa mano per capire le differenze. Insomma sulla musica ho le mie pretese (non sempre, è chiaro) le quali mi hanno spesso impedito serate al Be Bop. Aggiungici un posto angusto, l’arredamento raccapricciante, la birra annacquata ed ecco che Lucyblade raramente mette piede al localino di via de’ servi. Credo fosse dalla serata dei lontani cugini dei Gallagher che non andavo al Be Bop. E non ne sentivo la mancanza sono sincera. Un giorno un mio carissimo collega e amico diventa semigestore del locale e da musicista indefesso qual è si prende tutti i mercoledì del Be Bop per suonare con la sua rockband. Ed ecco che il Be Bop mi tira fuori un gruppo che la band del Jazz Club non gli lega neanche le scarpe. E se lo dice la Flavia c’è da crederle. Da ieri notte insomma  ho deciso che  il mercoledì sarà un appuntamento fisso con il Be Bop. Ma non tanto per la bella musica suonata e non tanto per i musicisti bravissimi (nessuno escluso) e nemmeno per il bassista che non so definire se non con un adolescentissimo “bbono”. E’ proprio l’atmosfera che l’animale da palco Ciro riesce a creare: un divertimento sincero nel suono e nel canto che non ti può non arrivare e che ti fa pure dimenticare che una delle persone con cui sei uscita con almeno 3 degli astanti ha intessuto trame da telenovelas come neanche le migliori Veronica Castro o Andrea del Boca.  Le trame hanno avuto forti ripercussioni sulla serata, ma la musica può tutto, e quando la musica può tutto tu stai da Dio e il sollazzo domina sul resto! La parte migliore poi sono stati gli stacchetti di Ciro tra un brano e l’altro, annunciati con una serietà  manco si apprestasse ad eseguire un requiem: “Cicale” e “Nano, nano” (la sigla di “Mork e Mindy”) suonati come fossero pezzi dei Led Zeppelin. A ripensarci “Nano, nano” sarebbe stato bello dedicarla a Berlusconi …

La morte dei divi

di Lucyb (07/12/2006 - 14:33)

Come sono belli i divi morti di overdose o incidente stradale all'apice del successo! Nel post precedente parlavo di "Anime in plexiglass" … come non pensare a Blade Runner: "La fiamma che brilla col doppio di splendore si consuma nella metà del tempo - dice Tyrell al replicante Rutger Hauer che lui stesso ha creato, - e tu hai bruciato la tua candela da entrambi i lati". Sì, sono proprio belli i miti stroncati dai loro stessi eccessi. John Belushi era solito dire: "Vivi ad alta velocità, muori giovane e lascia dietro di te un cadavere gradevole". Detto fatto: un cocktail di eroina e cocaina lo uccise il 5 marzo 1982, a 33 anni (sì, proprio 33...). Ora, Belushi è morto al momento giusto, e la lista di quelli che come lui se ne sono andati al momento giusto sarebbe lunga e noiosa. Certamente più interessante è la lista dei superstiti, di quelli - cioè -  che a un certo punto dovevano morire per salvarsi da un penoso declino e invece hanno scelto di sopravvivere. Ligabue doveva morire nel 1991, dopo il secondo disco ("Lambrusco, coltelli, rose  & pop corn"), così ci risparmiava quella merda di "Sopravvissuti e sopravviventi" e tutto lo "show" che è venuto dopo. Ma passiamo ad altro altrimenti mi dicono che sparo sulla croce rossa! I Pink Floyd dovevano morire dopo "The wall" (1979): magari la loro macchina doveva andare a sbattere contro quella di David Bowie (l'ultimo suo album da salvare è infatti "Lodger", sempre 1979). A quei tempi Bob Dylan doveva essersene andato da un po': dopo "Desire" (1976) e comunque prima della conversione e delle beghe familiari. Mike Oldfield, ovviamente, doveva morire subito dopo "Tubolar Bells" (1973): un disco e amen. L'anno dopo doveva toccare ai Rolling Stones, giusto dopo "It's Only Rock'n'Roll" (1974) e prima della defezione dello storico chitarrista del gruppo, Dick Taylor. Springsteen doveva morire dopo "Nebraska" (1982), o al massimo dopo "The rising" (2002). Ma anche adesso può andar bene. Che volete? Dal momento che mi accusano di essere snob, allora tanto vale fare la snob fino in fondo, no?

Brusprìstin de' noartri

di Lucyb (05/12/2006 - 16:52)

Luciano Ligabue nasce a S(Correggio) nel 1960. Nel 1988 Pierangelo Bertoli decide di pubblicare nel suo album "Sogni di rock and roll". Nel luglio dello stesso anno la vittoria al concorso "Terremoto rock" consente a Ligabue di incidere come premio un 45 giri contenente le canzoni "Anime in plexiglass" e "Bar Mario". Nel Maggio del 1990 nasce il primo Lp "Ligabue". Con  "Balliamo sul mondo" vince il Festivalbar Giovani e inizia una serie di concerti.

Da qui in poi comincia la sua decadenza musicale, svergognando il proprio cognome in un modo che Ligabue (l’altro, quello bravo) proprio non meritava. È l’inizio del periodo dell’uso e del riuso di materiali avariati. Il tema è sempre lo stesso, vita e vicissitudini dell’uomo medio italiano (brrr!): l’esistenza difficile tra alti e bassi, i colloqui surreali con Dio, l’amico che te lo mette in culo, la donna che profuma (o puzza all’uopo) e fa la zoccola. Tocca picchi di indecenza con il singolo  "Il giorno di dolore che uno ha" che a sentirlo il dolore che uno ha si acutizza e se non ce l’hai te lo fa venire. È il periodo in cui Ligabue incomincia davvero ad infastidire: canta da popstar e si atteggia a boss de 'sto cazzo. Si mette anche a scrivere libri, girare film per fare l’artista multisfaccettato, ma a mio parere è soltanto multi-sfacciato. Per entrare nel merito: come cantante approdato alla regia è da annoverare tra il peggio del peggio, secondo solo (forse) alle pellicole di Battiato. Il capitolo scrittura è ancora più triste. Io ho letto (provato a leggere)  “La neve se ne frega”  (anche il fregarsene ricorre spesso come tema) consigliatomi da persona fidata e non sono riuscita ad andare oltre le 50 pagine: era dai tempi de “La profezia di Celestino” che la lettura di qualcosa non mi dava così sui nervi. Ma poi scusate come cazzo canta Ligabue? Con le "t" all’inglese e le consonanti strascicate alla Bob Dylan de’ poveri: sembra che abbia un rantolo in gola. Il culmine della merda comunque è stato raggiunto questa estate con “L’happy hour” o come cavolo si chiama quella canzone ruffiana che faceva da sottofondo allo spot della Vodafone. La cosa che più mi urta i nervi è che conoscere le canzoni di Ligabue è inevitabile se vuoi fare un minimo di vita sociale perché al bar, al ristorante, in spiaggia, nei negozi, in tv ti ci martellano il cervello. Perché io non posso scegliere la musica che mi pare o al limite il silenzio quando sono in giro? Uno non può vivere sempre con l’ipod nelle orecchie per crearsi la sua colonna sonora ideale! A me poi mi investirebbero dopo 5 minuti. Ma soprattutto perché devo sapere i testi a memoria di canzoni che mi fanno veramente cacare?

Elogio del luogo comune con finale triste

di Lucyb (26/10/2006 - 16:09)

"Meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci" Amico fragile  F. De André

Ieri sono stata ad una mostra di pittura contemporanea. E la chiamano arte!!! Quei quadri li sa fare anche il mio nipotino di 5 anni! Non ci sono più i grandi artisti ormai! Vuoi mettere Michelangelo o Raffaello con questi imbrattatele di oggi? Secondo me è stata la Tv che ha rovinato tutto.  La tv fa schifo; io non la guardo mai. Ogni tanto le partite, ma il calcio è diventato un business e tutto lo sport non è più come un tempo. E poi la tv è troppo violenta. E' colpa della tv se i bambini sono violenti e uccidono i genitori. Oddio, anche i genitori non sanno educare i figli: la gioventù di oggi è talmente maleducata. Per non parlare della scuola! I maestri non sono più quelli di una volta e i bambini non imparano niente. Quando vanno al superiore ancora peggio; studiano il latino che non serve a niente. Ci vorrebbe un'altra guerra e du' manate date bene! Comunque prima di fare un figliolo bisognerebbe pensarci dieci volte. Un bambino ti cambia la vita, non è mica un giocattolo! Io quando avrò un figlio lo manderò a seguire sin da piccolo un corso d'Inglese, perché l'Inglese è la lingua del futuro. Però non mi sposerò, perché il matrimonio è la tomba dell'amore. Stasera volevo andare a mangiare fuori, ma bona come la roba di casa non la fanno neanche al ristorante. E poi fuori non c'è mai nessuno e non c'è mai niente da fare. Freddo come quest'anno poi non è mai stato.  Si va sempre peggio. Al governo chi c'è c'è, non cambia niente, è tutto un magna magna.

E intanto so' sempre i meglio che se ne vanno.  Oggi una strage: Bruno Lauzi ed Emilio Vedova

Chiedi chi era De Gregori

di Lucyb (23/10/2006 - 13:04)

In questi giorni la radio ci propone De Gregori che esegue "Diamante", canzone scritta per l'album "Oro incenso e birra" di Zucchero (1989) e ora riproposta dall'autore romano all'interno di una tripla antologia, "Tra un manifesto e lo specchio", in uscita il prossimo 3 novembre.  Ora, se c'è uno che ha raccolto più di quanto abbia seminato (http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_De_Gregori ), quello è De Gregori. Vi ricordate quando da ragazzini ci divertivamo a registrare le cassette con lo stereo di casa? Vi ricordate le compilation di Alta fedeltà? Ecco, lui si diverte allo stesso modo, solo che poi questa roba ce la vende a noi.  Dal '72 (data del suo primo Lp "Theorius Campus" con Venditti) al 1987, De Gregori pubblica 11 album di tutto rispetto (12 se si comprende anche il live "Banana Republic" con Dalla). Poi comincia la stagione del raccolto. Dall'87, anno in cui esce il primo "greatest hits" ("La nostra storia"), a oggi (ci contiamo anche la "tripla antologia" in uscita a giorni), ci sono più live e più raccolte che album nuovi. Parecchie di più. Fra live e raccolte siamo a 12: 1987, La nostra storia, raccolta; 1990: Musica leggera, live; Niente da capire, live; Catcher in the Sky, live; 1993, Il bandito e il campione, live; 1994, Bootleg, live; 1997, La valigia dell'attore, live; 1998, Curve nella memoria, raccolta; 2002, Fuoco amico, live; In Tour, doppio live con Pino Daniele, Fiorella Mannoia e Ron; 2003, Mix, doppio lp metà raccolta in studio e metà live; 2006, Tra un manifesto e lo specchio, tripla raccolta. In mezzo a questo rimettere insieme i pezzi, gli album nuovi sono pochi e non tutti memorabili: 1989, Mira Mare 19.4.89; 1992, Canzoni d'amore; 1996, Prendere e lasciare; 2001, Amore nel pomeriggio; 2002, Il fischio del vapore, che comunque è un lavoro di raccolta (ma va?) di canzoni popolari riarrangiate da De Gregori ed eseguite in duo con Giovanna Marini. Grande vena creativa negli ultimi tempi: 2005, Pezzi; 2006, Calypsos. In effetti per trovare due album nuovi consecutivi, cioè non intervallati da raccolte, bisogna risalire la discografia di De Gregori fino ai lontani Scacchi e tarocchi (1985) e Terra di nessuno (1987). Per trovare due album nuovi in due anni consecutivi bisogna andare ancora più indietro: Titanic (1982) e La donna cannone (1983). Ora De Gregori avrà pensato che ci stava abituando male: ecco infatti, dopo due album nuovi a distanza di 11 mesi uno dall'altro,  una "tripla antologia" (53 canzoni) di cui, francamente, non sentivamo l'urgenza. Sì, perché De Gregori, con rispetto parlando, non è i Beatles e neanche Freddy Mercury, e ora comincia proprio a fare la cacca fuori dal vasetto. Potrebbe anche finire qui, ma siccome su Onda Rock  ho letto la seguente dichiarazione di De Gregori:

"Springsteen ha un suono molto più educato, è un bravo ragazzo. Io musicalmente sono più sporco. Springsteen è un furbacchione del rock, si sente che lui lavora in uno studio [...] Springsteen ha buona volontà, ha studiato, ma la cosa finisce lì"

allora ho provato a fare un rapido calcolo per vedere chi è il furbacchione. Se si va a vedere la produzione discografica di De Gregori (tralasciando i live realizzati insieme ad altri artisti), il nostro ha inciso 390 canzoni. Di queste 165 sono inediti e 225 sono canzoni raccolte nei vari "greatest hits". Eh? Questo vuol dire, tanto per dirne una, che chi ha a casa tutti i dischi di De Gregori si ritrova diverse canzoni ripetute 3 o 4 volte nelle diverse raccolte. Io per esempio ho due raccolte di De Gregori: La nostra storia (1987) e Il bandito e il campione (1993). La nostra storia contiene 14 canzoni: di queste ben 7 sono anche ne Il bandito e il campione (Buonanotte fiorellino, Generale, Viva l'Italia, Rimmel, Alice, Titanic, I muscoli del capitano). D'altra parte tutte quante sono contenute nella nuova (ah! ah! ah!) tripla raccolta. Se Springsteen è un furbacchione tu sei uno che non ha più niente da dire da un bel pezzo. Ritirati, stronzo.

E quando arriva lo sciopero scioperar...

di Lucyb (09/10/2006 - 11:33)

Ma voi vi siete accorti che c'è stato lo sciopero dei giornalisti? Io mica tanto! Fra un tg che va in onda in forma ridotta e uno "normale", con venti minuti di meteo, moda, gossip e ricette di cucina, non ci vedo tanta differenza. Le home page dei quotidiani on-line inchiodate per 48 ore sono addirittura tranquillizzanti. La partita dell'Italia senza commento mi piace da morire. Insomma: l'impressione è che nel nostro Paese ormai i giornalisti siano in sciopero da anni. Per me lo sciopero poteva continuare a oltranza. L'informazione in Italia non esiste. Se stasera al posto del Tg1 o del Tg5 andasse in onda un blob d'annata non se ne accorgerebbe nessuno. Finché a capo delle redazioni ci saranno i Rossella e i Mimun non cambierà mai niente. Se un giorno saranno sostituiti con persone degne di questo nome, piano piano comincerà a cambiare qualcosa, ma ci vorranno anni. L'abitudine a non fare domande (non dico la seconda, ma almeno la prima!...), la connivenza con gli uffici stampa, la consuetudine delle veline, dei pastoni alla Pionati dove parlano tutti e nessuno dice niente, la convenienza di seguire il vento che tira, sono atteggiamenti che entrano nel profondo delle persone e le cambiano per sempre. Fare la guerra ai mulini a vento non paga. I martiri non vanno di moda. Una generazione di giornalisti (forse due) è compromessa per sempre. Forse la prossima si può ancora salvare, se si interviene con serietà regolamentando un settore che da troppi anni è stato abbandonato alla logica della lottizzazione prima e poi alla berlusconizzazione selvaggia.Una legge antitrust seria, magari ripresa pari pari da un paese occidentale scelto a caso, di certo non risolverà magicamente la situazione: le vecchie abitudini sono dure a morire e le scelte coraggiose, specie all'inizio, non pagano. Potrebbe però gettare le basi per un risanamento i cui frutti si potrebbero cominciare a vedere forse fra dieci-quindici anni. Ma ci credo poco. Nel centrosinistra qualcuno non ha ancora capito l'importanza della questione, mentre qualcun altro fa finta di non aver capito, forse perché ritiene che il conflitto di interesse costituisca per Berlusconi un motivo di imbarazzo e quindi una merce di scambio più che preziosa, specie con i numeri del Senato. Intanto la democrazia aspetta paziente che finisca lo sciopero.

Il tempo dei cioè

di Lucyb (05/10/2006 - 16:46)

Ieri conversando con alcuni colleghi molto simpatici rimembravo i tempi del mio trash pre-adolescenziale: erano i tempi di “Cioè”, quel giornaletto che rappresenta in pieno l'intercalare dei gggiovani (tamarri). Ora bisogna premettere che il target di questo settimanale sono (o almeno erano ai miei tempi) le 14/15enni. Io Io compravo alle scuole elementari e medie e forse questa cosa ha spezzato i tipici equilibri psichici di una innocente bambina di educazione cattolica. In realtà “Cioè” fu uno dei miei primi approcci musicali insieme a “Mattissimo” e altra roba di cui non ricordo più il nome. Compravo sti giornaletti perché vedevo i miei cantanti preferiti sulle loro copertine; a ripensarci avevano una grafica veramente oscena che a confronto i cartelloni del circo son sobri. Eppure noi bimbette con la nostra ignoranza e il nostro gusto estetico acerbo apprezzavamo quelle oribili copertine adesive e ci ostinavamo ad appiccicarle dappertutto: muri, quaderni, pavimento (?!), zaini, addosso (!!!). A 9 anni mi venne l'ossessione per Nick Kamen, il figlio gay di Elvis Presley. Me lo sognavo la notte e mi compravo qualsiasi cosa (sopratutto in edicola) che anche solo ne pubblicasse il nome. L'ho rivisto in uno speciale sugli anni '80 qualche tempo fa, aveva un ciuffo notevole e molto unto. Ma oltre a speciali musicali su questi colorati giornaletti venivano pibblicate rubriche e articoletti decisamente hard per la mia età. Si spiegavano con dovizia di particolari i baci con la lingua, le prime trombate... io rimanevo allibita. Ma quello che una volta mi scandalizzava a ripensarci oggi mi fa morire dal ridere. Non mi dimenticherò mai le lettere al ginecologo o (esperto sessuologo che fosse)! Due in particolare mi si sono stampate nella testa:

“L'altra notte mentre facevo l'amore con il mio ragazzo il preservativo si è sfilato ed è rimasto all'interno della vagina. Cosa posso fare?”

“Ho un brufolo sulle grandi labbra che mi impedisce di camminare. Cosa posso fare?”

 E il dottore che rispondeva: “Metti una pomata sul foruncolo se non ti fa troppo male, ma se ti impedisce di camminare rimani a letto.

Un mondo marcio

di Lucyb (29/09/2006 - 18:35)

Vorrei spendere due parole sul capitoletto Telecom. Mi sa di marcio, marcio, marcio. Magari alla prossima campagna elettorale (che se continuano così sarà prima del previsto) potrebbero chiamare Mondo Marcio a canticchiare ai comizi. Dopo Fossati e Ligabue Mondo Marcio, per palesare anche musicalemnte lo sprofondare della sinistra.

Fibra

di Lucyb (13/09/2006 - 17:19)

Applausi per fibra fibra fibra fibra... Fibra, per  aiutare l'intestino a ritrovare la sua naturale regolarità

Rino e le sue sorelle

di Lucyb (28/07/2006 - 13:01)

Venerdì alla festa dell'Umidità a Firenze c'era un gruppo che ha riesumato la salma di Rino Gaetano. Le sue canzoni hanno creato una folla inaspettata, un monte di gente che non voleva più mandarli a casa... ancora ancora e ancora.  Manco Ligabue (bleah!).

Al concerto c'era il nipote di Rino e anche sua sorella che dice non perdersi neanche un concerto del gruppo che suona le cover del fratello.

A riascoltare una sua canzone con l'umore di oggi mi sento un po' sua sorella figlia unica anche io.

 

Mio fratello è figlio unico

Mio fratello è figlio unico

perché non ha mai trovato il coraggio

di operarsi al fegato

e non ha mai pagato per fare l'amore

e non ha mai vinto un premio aziendale

e non ha mai viaggiato in seconda classe

sul rapido Taranto - Ancona

e non ha mai criticato un film

senza mai prima vederlo

mio fratello è figlio unico

perché è convinto che Chinaglia

non può passare al Frosinone

perché è  convinto che nell'amaro benedettino

non sta il segreto della felicità

perché è convinto che anche chi non legge Freud

può vivere cent'anni

perché è convinto che esistono ancora gli sfruttati

malpagati e frustrati

In morte di Syd Barrett

di Lucyb (26/07/2006 - 15:57)


Come video mostra, il quadrupede con zampe posteriori valghe che alloggia in casa mia è stato profanato e ieri è divenuto un micio lisergico in memoria ed onore di un grande personaggio scomparso recentemente. È il nuovo Lucifer Sam. Lucifer Sam era un gatto diabolico protagonista di una tipica canzone lisergica di Syd Barrett.  La canzone racconta la storia di un gatto (Sam) che ha qualcosa di inspiegabile… Sarà perché Barrett si faceva montagne di acidi e poi componeva.  Ecco spiegato l’arcano dello pseudonimo del nostro simpaticissimo amico Pin. Tra l'altro le canzoni lisergiche mi piacciono particolarmente, visto che come tutti sanno Lucy in the Sky with Diamonds (LSD) dei Beatles è una di queste. Insomma tornando alla canzone Barrett è sballato e guarda il gatto e gli sembra che abbia qualcosa che non vada. E’ una canzone del primo album dei Pink Floyd, "The piper at the gates of dawn", scritto tutto da Barrett (1967). Una pietra miliare nella storia del rock, il capostipite della musica psichedelica. I Pink Floyd ci hanno sempre un po' campato di rendita... Poi Barrett si ammalò di mente (si faceva troppo il ragazzo) e allora lo estromisero dal gruppo. E fu sostituito da Gilmour che da parte sua era pure un genio. Barrett andò di fuori quasi subito, durante i concerti sbroccava, tipo faceva sempre lo stesso accordo tutta la sera oppure se ne andava in mezzo alla canzone, balbettava... e pensare che lui all'inizio era anche la voce solista... Ad un certo punto lo estromisero e lo sostituì Gilmour che era suo amico poi più avanti gli avrebbero dedicato Wish you were here, Shine on you crazy diamond... Insomma: lo fecero fuori, ma con affetto. All’inizio il leader fu Gilmour, poi prese potere quel fanatico di Roger Waters, con tutte le sue angosce di merda, e fra i Pink Floyd e il loro pubblico si eresse il famoso muro. Dalla fine degli anni '70  hanno sempre riciclato la stessa roba, non hanno tirato fuori più niente di degno. Quindi: dal genio e sregolatezza di Barrett, al talento maestoso di Gilmour, alle angosciose seghe mentali di Waters. Sono le fasi dell'uomo, giovinezza, maturità, vecchiaia: la storia dei Pink Floyd è una metafora della vita.

Red pride (metal-meccaniche divine)

di Lucyb (26/07/2006 - 15:35)

Che cos'è il comunismo? Oziosissima domandina da afosissimo mercoledì di luglio. Se il comunismo fosse un'idea sarebbe già un problema, perché sarebbe un'idea dolorosa, di quelle che non fanno accendere la lampadina, anzi... (diceva Gaber: "Se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione"). No, non è un'idea: è peggio.

A riguardare "Palombella rossa" di Moretti mi accorgo (ma in fondo l'ho sempre saputo) che il comunismo è un sentimento. Nel film lo dice il teologo sudamericano a Michele Apicella prima che entri in vasca:

"Cosa vuol dire essere comunisti? Un sentimento. Un sentimento di totalità. Ma cos’è questa totalità? È un campo. Un campo da gioco, una piscina. Intorno, gli angeli. Il pubblico. Il pubblico ti guarda. Urla. Ti vede. Tu invece: silenzio. Gol. Centosessantatré gol. Nella tua vita (oggi tre o quattro e basta). Vai".

E la piscina come metafora del comunismo percorre tutto il film, sottolineata anche dalla canzone di Battiato "E ti vengo a cercare", cantata da Moretti durante la tribuna politica e - di seguito - dal pubblico (di merda?) della partita:

Questo sentimento popolare

nasce da meccaniche divine:

un rapimento mistico e sensuale

mi imprigiona a te.

Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri

non accontentarmi di piccole gioie quotidiane

fare come un eremita

che rinuncia a se'.

E ti vengo a cercare...

Non una dottrina totalitaria, dunque, ma un sentimento di totalità. Di totalità, senza dubbio: perché coinvolge per intero la sfera delle vicende umane, da quelle materiali (il lavoro e il suo sfruttamento, la Fiom, il contratto dei metalmeccanici...) a quelle ideali (da ciascuno secondo le proprie possibilità...). Ma un sentimento...?

Se il comunismo fosse un'idea, una teoria, una dottrina politica e sociale, la si potrebbe abbandonare come si fa con le idee superate, quelle che non ci piacciono più, che ci provocano dolore, ci costringono a confrontarci troppo spesso con le nostre frustrazioni.

Un sentimento, invece, per quanto doloroso e irragionevole sia, non puoi scegliere di abbandonarlo. Non puoi scegliere di non amare più, di non odiare più, di non soffrire o di non provare più affetto, simpatia, amicizia, compassione.

Così un comunista non può scegliere di non essere più comunista. E' una carica vitalizia, come essere papa o governatore della Banca d'Italia (?). Qualche volta sembra un po' una condanna. Qualche volta sembra un po' una benedizione. Se non altro perché, quando qualcosa che succede intorno a te (leggi va!) ti porta a domandarti: "Moriremo democristiani?", puoi sempre risponderti con una punta di legittimo orgoglio: "No, non moriremo democristiani. Moriremo comunisti". Amen.

Voglia di bestemmiare (negro, ebreo, comunista e frocio)

di Lucyb (18/07/2006 - 15:05)

La Corte di Cassazione ha stabilito (leggi l'articolo) che dare del "frocio" a qualcuno è reato, in quanto "l'uso del termine indica senza dubbio un intento ingiurioso". Ma dai! La Corte ha così annullato una sentenza del giudice di pace di Teramo con la quale era stato assolto un uomo sulla base del fatto che quella parola non poteva (secondo il giudice di pace, appunto) essere considerata un'offesa.

L'imputato, un quarantenne abruzzese, era stato denunciato nel maggio 2005 per aver rivolto ad un suo conoscente l'epiteto in questione (più o meno gli avrà detto: “Lo vuoi togliere o no ‘sto motorino dai coglioni, brutto frocio che non sei altro!?”). Contro la sentenza di assoluzione hanno proposto ricorso per Cassazione la parte civile e il pubblico ministero.

Anziché abbandonarmi a un'improvvisa voglia di bestemmiare, proverò a fare tre o quattro considerazioni sparse, mascherandole però sotto forma di elenco numerato, come fa Scalfari la domenica su Repubblica.

1. Sociologia della comunicazione

La notizia è notiziabile non per il suo carattere di novità: non era chiaro anche prima che dare del "frocio" a qualcuno è un reato? Semmai per il fatto che i giornali sono così legittimati - una volta tanto - ad usare un termine volgare e pruriginoso, che attira immediatamente l'occhio (e il clic) del maniaco sessuale che è in noi.

2. Giurisprudenza

Dal punto di vista giuridico la cosa mi sembra del tutto priva di interesse, se non per il fatto che si sia arrivati addirittura in Cassazione per una stronzata di questo tipo. Chissà quanto ci hanno lavorato chissà quanti dipendenti pubblici che chissà quanto guadagnano di stipendio (pagato coi soldi delle tasse che chissà chi le paga). Poi ci lamentiamo che la giustizia è lenta, mannaggia ai froci.

3. Diritti civili

«Nettamente positivo» il giudizio di Franco Grillini, presidente onorario di Arcigay (“azz!”) e deputato dell'Ulivo (doppio “azz!”): «È evidente che la sentenza della Cassazione ha un ruolo importante perché assume un compito didattico di invitare al rispetto delle persone e ad evitare l'utilizzo di una terminologia insultante e razzista». Giustizia è fatta, dunque. E questo è un modo di vedere la faccenda. 

 Un altro modo di vedere la faccenda è: c'è una testa di cazzo che, per insultare un'altra testa di cazzo, non trova di meglio che dargli del "frocio". Quell'altra testa di cazzo si sente talmente offeso da questo epiteto da rivolgersi al giudice di pace. Andate a fare in culo tutti e due (tre con Grillini), magari reciprocamente.

4. Logica e sensibilità

Sublime la motivazione addotta dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione, secondo cui quella del giudice di pace abruzzese (che non aveva ritenuto "frocio" un insulto) era una decisione contraria «alla logica ed alla sensibilità sociale, che ravvisa nel termine “frocio” un chiaro intento di derisione e di scherno». Bella la nostra logica, bella la nostra sensibilità sociale: complimenti vivissimi!

5. Sociolinguistica

Un'altra parola che se ne va, un'altra parola che non si può più dire né pensare. Se fossi uomo e frocio, vorrei essere frocio: non certo omosessuale, neanche pederasta, né tantomeno "gay" ("trend positivo!!!"). Frocio, madonna come suona bene, come riempie la bocca: frocio! "Mamma, papà, sono frocio!!! Amici, romani, concittadini: sono frocio!!! Amore, sono frocio, non te n'eri accorta?"E invece no, frocio non si può dire più. Come negro. Anche negro non si può dire più. Una volta era una parola senza alcuna connotazione negativa, ma a forza di pronunciarla con disprezzo e di usarla a mo' di insulto siamo riusciti a rovinarla. Disprezzo e ipocrisia: prima sporchiamo per sempre le parole, poi le abbandoniamo sdegnati, rifugiandoci nelle persone di colore, negli afroamericani, negli omosessuali, nei gay...

6. Politica

In attesa dei commenti della politica che sicuramente arriveranno (tanto non c'è da fare un cazzo, no?), mi ritorna in mente (bella com'è, forse ancor di più) Alessandra Mussolini. Qualche tempo fa (marzo), forse un po' condizionata dall'ambientaccio sconveniente in cui si trovava (gli studi televisivi di "Porta a porta"), la gradevole Alex si era lasciata scappare un simpatico "Meglio fascista che frocio" rivolto a Vladimir Luxuria. Qualcuno di noi avrà forse pensato: "Ma che cazzo dice questa troia fascista di merda?" E invece no: aveva ragione lei e ora la Corte di Cassazione lo ribadisce, meglio fascista che frocio. Infatti "frocio" è un insulto, "fascista" invece no.

7. Ma se qualcuno avesse previsto tutto questo?

Come sempre non si dice mai niente di nuovo:

"Io tutto, io niente, io stronzo, io ubriacone, io poeta, io buffone, io anarchico, io fascista,

io ricco, io senza soldi, io radicale, io diverso, io uguale, negro, ebreo, comunista!

Io frocio, io perchè canto so imbarcare, io falso, io vero, io genio, io cretino,

io solo qui alle quattro del mattino, l'angoscia e un po' di vino, voglia di bestemmiare!"

Francesco Guccini, "L'avvelenata" (1975)

Mestieri

di Lucyb (21/06/2006 - 15:27)

Cesare Cremonini dovrebbe andare a fare il macellaio. Il cantautore non si addice ai testi delle sue lagne e al suo cognome.

Falling Stones

di Lucyb (25/05/2006 - 10:01)

Keith Richards ha battuto i' capo dopo essere caduto da una palma alle isole Fiji. Ora vabbé che sei il chitarrista dei Rolling Stones e ti senti ggiovane dentro ma tu c'hai 62 anni e poi anche ne avessi 25 che cosa ti spinge a salire su una palma ( e soprattutto a cadere)? La prima cosa che mi viene in mente è che volesse salvare un povero micetto rimasto bloccato   (se ne vedono tutti i giorni)! Mi suggeriscono invece che fosse strafatto con la più classica delle allucinazioni. Prendiamo come buona la seconda. L'episodio già grottesco di proprio diventa paradossale se penso che nel cassetto delle mutande conservo ormai da tre mesi preziosissimi biglietti per concerto Milano San SIro 22 giugno tribuna prezzo euro 63. Qui si vocifera di rimandare tutte le date... io non vorrei che andando troppo in là qualcuno a caso del gruppo mi morisse.

 

Il sogno diventa realtà

di Lucyb (05/05/2006 - 15:55)


Felicità è

- comprarsi il nuovo disco di questi fantomatici "Non voglio che Clara"
- andare al concerto dei Deus con Pilippo il mio coinquilino che riesce a sbeffeggiarsi con disinvoltura di un tizio borioso e bruciato che conoscevo e rincontro dopo 3 anni (cazzo c'è chi peggiora in modo preoccupante anche se i margini di peggioramento non ci sarebbero)
- comprare l'ultimo libro di Aldo Nove e di Houellebecq
- Previti incarcerato a Rebibbia... e il sogno diventà realtà